Il rosso della terra battuta romana si fonde magicamente con quello dei suoi capelli, incorniciando il sorriso più bello e atteso dello sport azzurro. Quando Jannik Sinner solleva al cielo il trofeo degli Internazionali d'Italia, il tempo sembra improvvisamente fermarsi, cristallizzando in un singolo istante cinquant'anni di amari rimpianti e vane speranze. Sotto lo sguardo fiero e ammirato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ragazzo partito dalle montagne si consacra definitivamente come un dominatore assoluto, unendo un intero Paese con la sua disarmante semplicità e la ferocia di un talento inarrivabile.
NELL'OLIMPO DEI TITANI - I numeri snocciolati in questi mesi dal fuoriclasse altoatesino assumono contorni fantascientifici, ridisegnando prepotentemente le gerarchie storiche della racchetta. Bruciando le tappe in maniera clamorosa, il cannibale azzurro ha completato la collezione di tutti i Masters 1000 alla verde età di ventiquattro anni e otto mesi, un traguardo pazzesco che persino un alieno del calibro di Novak Djokovic aveva raggiunto solamente una volta superata la soglia dei trentuno. E non è tutto: dominare in una singola stagione i tre tornei di questa categoria disputati sulla polvere di mattone era un'impresa riuscita, fino a oggi, unicamente a Rafael Nadal nel lontano 2010. Una striscia impressionante di trentaquattro vittorie consecutive, impreziosita da ben sessantotto set conquistati a fronte di appena tre frazioni concesse agli avversari.
IL CAPOLAVORO CONTRO RUUD - L'atto conclusivo del torneo ha rappresentato un condensato perfetto di freddezza e strapotere tecnico. Il rivale di giornata, lo scandinavo Casper Ruud, è uscito fortissimo dai blocchi di partenza, trovando il break a freddo e issandosi subito sul due a zero. È proprio in questi delicati frangenti, tuttavia, che si misura la reale statura dei predestinati. Con la lucidità di un veterano consumato, Sinner ha immediatamente ricucito lo strappo agonistico, annichilendo le resistenze del norvegese con smorzate chirurgiche e passanti millimetrici che gli hanno consegnato il primo set. Una superiorità tecnica e mentale che lo sconfitto ha accettato con enorme signorilità, consolandosi a fine gara con una battuta ironica sulle sorti calcistiche della sua nazione capace di strappare applausi scroscianti a tutto il Centrale.
IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE E LA FILOSOFIA VINCENTE - L'immagine simbolo, destinata a restare scolpita nella memoria collettiva, è il commovente e intenso abbraccio a bordo campo con Adriano Panatta, l'ultimo eroe italiano ad aver trionfato nel Foro Italico nell'indimenticabile 1976. «Adriano, l'abbiamo riportato a casa», gli ha sussurrato il nuovo re, sancendo un ideale e romanticissimo passaggio di consegne. Un successo costruito attraverso una dedizione al lavoro totale e un'umiltà di fondo che – come sottolinea La Gazzetta dello Sport – ci mostrano al mondo con il nostro volto migliore, depurato da spocchia e polemiche sterili.
Ora il mirino del campione si sposta inevitabilmente verso la terra rossa di Parigi, l'unica e ultima gemma mancante per chiudere il cerchio dorato degli Slam. La Coppa dei Moschettieri lo attende, pronta a farsi dominare da chi ha ormai deciso di scrivere da solo la grammatica del tennis mondiale.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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