Blindare il settimo posto, evitare passi falsi e dare continuità al successo di San Siro contro il Milan. Domenica sera l'Atalanta si gioca una fetta importante del proprio finale di stagione contro un Bologna che arriva rilanciato dall'impresa di Napoli e deciso a difendere con forza l'ottavo posto. Due squadre reduci da vittorie pesanti, due ambienti che hanno ritrovato entusiasmo, una sfida che, nonostante classifiche ormai abbastanza delineate, continua ad avere un peso concreto. Simone Minghinelli, direttore della testata giornalistica Zerocinquantuno, analizza il momento rossoblù tra il percorso di Italiano, la crescita di Rowe, il valore di Sartori e il legame inevitabile tra Bologna e Bergamo.
Come arriva il Bologna alla partita con l'Atalanta?
«Il Bologna arriva a Bergamo con un po' di ritrovato entusiasmo dopo un periodo piuttosto complicato - descrive ai microfoni di TuttoAtalanta.com - . La vittoria di Napoli ha dato un impulso nuovo a un finale di stagione che sembrava ormai destinato a scivolare via senza particolari obiettivi. Al Maradona è arrivato invece un lampo improvviso: la squadra si è ritrovata, ha saputo reagire anche dopo la rimonta subita nel corso della gara e ha avuto la forza di portarsi a casa tre punti che cambiano il sapore di queste ultime settimane. Anche se l'obiettivo europeo è sostanzialmente sfumato, resta vivo e importante il traguardo dell'ottavo posto. Un piazzamento che permetterebbe ai rossoblù di entrare nella prossima Coppa Italia direttamente dagli ottavi come testa di serie. C'è quindi ancora qualcosa da inseguire e questo può incidere anche sul livello di motivazioni della squadra. Dal punto di vista atletico, poi, il Bologna sembra aver ritrovato brillantezza. Contro il Napoli, al netto di qualche sbavatura, si è rivista una squadra intensa, viva, capace di giocare una partita di alto livello. Per lunghi tratti è sembrato di rivedere il vero Bologna, quello che nella prima parte di stagione aveva fatto pensare alla possibilità di ripetere un'altra annata importante. Resta da capire se quella a Napoli sia stata soltanto una fiammata episodica oppure l'inizio di un nuovo slancio in vista delle sfide contro Atalanta e Inter».
Entrambe le squadre arrivano da due vittorie importanti: il Bologna a Napoli e l'Atalanta a San Siro con il Milan. Chi delle due, secondo te, ha accumulato più fiducia e potrebbe avere un vantaggio psicologico domenica?
«Credo si possano fare discorsi abbastanza simili. Parliamo di due squadre di valore, ciascuna con le proprie caratteristiche e la propria identità. Negli ultimi anni Atalanta e Bologna hanno spesso dato vita a partite molto equilibrate, intense ed entusiasmanti, sia in Serie A che in Coppa Italia. In questo momento le due squadre possono essere accostate anche dal punto di vista della consapevolezza e del ritrovato entusiasmo. Nel complesso della stagione, però, l'Atalanta ha fatto meglio del Bologna, soprattutto per continuità di rendimento tra campionato e Coppa Italia, e quindi parte favorita, anche considerando il fattore campo. Detto questo, le due realtà si assomigliano abbastanza dal punto di vista del momento emotivo. La differenza principale è che l'Atalanta non ha attraversato un blackout profondo come quello vissuto dal Bologna. La squadra nerazzurra ha pagato soprattutto lo sforzo necessario per rimediare all'avvio di stagione complicato sotto la gestione Juric, ma poi è riuscita a mantenere una certa continuità nonostante un percorso europeo molto impegnativo, risultando sicuramente più costante nel corso dell'anno».
Per il Bologna è l'ultima chiamata per il settimo posto o credi che i giochi siano ormai chiusi?
«Credo che la corsa europea sia ormai sostanzialmente chiusa, ma il Bologna deve blindare l'ottavo posto. La società ha ribadito più volte quanto sia significativo chiudere tra le prime otto del campionato per migliorare il piazzamento rispetto al nono dell'anno scorso e garantirsi l'ingresso nella prossima Coppa Italia direttamente dagli ottavi come testa di serie. Il Bologna verrà quindi a Bergamo per giocarsi la partita e provare a vincere. Esistono ancora alcuni incastri che potrebbero teoricamente riaprire il discorso per il settimo posto, ma sono combinazioni piuttosto complicate, anche se nel calcio nulla è impossibile. Il Bologna dovrà affrontare la gara con intelligenza, pensando soprattutto a vincere, senza farsi condizionare troppo dai calcoli. Anche un pareggio potrebbe essere considerato un risultato positivo, ma probabilmente costringerebbe i rossoblù a guardare i risultati delle altre squadre coinvolte nella corsa, come Lazio, Sassuolo e Udinese».
All'andata l'Atalanta vinse 2-0 con un'ottima prestazione. Cos'è cambiato da allora e cosa ha insegnato quel match al Bologna per non ripetere gli stessi errori?
«All'andata non ci fu proprio partita. Fu una delle peggiori prestazioni del Bologna della stagione, non solo in campionato. Ovviamente vanno riconosciuti anche i meriti dell'Atalanta, che aveva disputato una grande gara, ma il Bologna fu davvero troppo brutto per essere quello visto nella prima parte dell'anno. Quella sconfitta ha lasciato strascichi importanti e la squadra ci ha messo un po' a rimettersi in carreggiata. Da lì è iniziato anche un percorso di cambiamento, sia dal punto di vista tattico sia nell'atteggiamento generale in campo. Italiano è passato dal 4-3-3 al 4-2-3-1, abbassando i ritmi del pressing e scegliendo un approccio meno aggressivo e più equilibrato. Con il tempo il Bologna si è assestato e ha ritrovato una certa continuità di risultati, ma senza recuperare completamente quella brillantezza e quella qualità di gioco mostrate fino a novembre inoltrato, quando viaggiava stabilmente tra il terzo e il quarto posto in classifica. In quel periodo, oltre alla sconfitta con l'Atalanta, arrivò anche quella pesante col Milan in casa e poi, strada facendo, sono stati lasciati altri punti importanti. Nel complesso, senza stravolgere la propria identità, Italiano ha modificato alcuni aspetti della squadra e questo ha permesso al Bologna di restare tra le prime otto della Serie A e di arrivare fino ai quarti di finale europei».
Il Bologna quest'anno ha costruito la sua classifica soprattutto fuori casa. Pensi che giocare a Bergamo possa diventare un vantaggio?
«Numeri alla mano, per il Bologna di questa stagione giocare in trasferta è stato quasi un vantaggio, ma ovviamente dipende molto dall'avversario e dal tipo di partita che si sviluppa, da chi concede più spazi e da chi lascia maggiormente giocare. Nel corso dei mesi il rendimento insufficiente al Dall'Ara è diventato quasi un peso psicologico per la squadra, anche perché il pubblico ha sempre risposto presente e probabilmente non riuscire a regalare continuità di risultati ai propri tifosi ha inciso dal punto di vista mentale. Forse anche per questo, paradossalmente, in trasferta il Bologna riesce a giocare con maggiore leggerezza. Lontano da casa sembra avere meno pressione addosso e una libertà mentale diversa. Andare a giocare a Bergamo non è mai semplice, però proprio questo contesto potrebbe aiutare la squadra a esprimersi con più serenità. Più che un vantaggio nei confronti dell'Atalanta, potrebbe esserlo rispetto a se stessa, al proprio stato d'animo e al modo di stare in campo».
L'Atalanta è stata spesso la bestia nera del Bologna negli ultimi anni. Cosa serve domenica ai rossoblù per portare a casa il risultato?
«Negli ultimi anni Atalanta e Bologna hanno spesso dato vita a partite molto equilibrate. In passato però il Bologna ha preso anche delle sonore batoste a Bergamo, che resta oggettivamente un campo difficile. Per tanti anni la squadra rossoblù è stata incapace di vincere lì, prima di tornare a espugnare lo stadio nerazzurro dopo un lunghissimo digiuno. Per uscire con un risultato positivo servirà una prestazione simile a quella vista a Napoli. Il Bologna dovrà fare una partita coraggiosa, ma con equilibrio e criterio, pensando di potersela giocare davvero per vincere, senza farsi schiacciare dai calcoli e cercando di esprimere al massimo la propria qualità. C'è poi una grossa tegola difensiva: l'assenza di Lucumí pesa tantissimo. Per il Bologna è una sorta di totem della retroguardia e perderlo in una partita del genere è un problema enorme. Bisognerà fare di necessità virtù. In mezzo alla difesa giocheranno i due norvegesi, Heggem ed Helland, anche perché in questo momento sono praticamente gli unici centrali disponibili. Vedremo come la squadra riuscirà ad assestarsi attorno a questa coppia difensiva».
Domenica sarà anche una sfida tra modelli: il confronto tra il modello Atalanta creato da Sartori e il modello Bologna che lui stesso sta costruendo oggi con lo stesso metodo. Quanto vedi del DNA di Bergamo in questo Bologna?
«Il percorso fatto dall'Atalanta negli ultimi otto-nove anni è qualcosa di unico e non replicabile. Non soltanto per i risultati ottenuti, ma soprattutto per il ciclo aperto da Gasperini e chiuso soltanto un anno fa: un'esperienza rara nel calcio italiano moderno, dove ormai è quasi impossibile vedere un allenatore restare così a lungo sulla stessa panchina continuando addirittura a migliorare stagione dopo stagione. Attorno a Gasperini si è creato un contesto straordinario, sostenuto da una società che, pur attraversando cambiamenti a livello di assetto e organigramma, ha sempre avuto nella famiglia Percassi un punto di riferimento stabile e forte. Da lì è nato qualcosa di particolare, legato anche alla storia di Bergamo, alla tradizione del settore giovanile e a una cultura calcistica molto radicata sul territorio. Quando sento parlare di "modello Atalanta" da copiare altrove faccio fatica a crederci. Secondo me non è davvero replicabile, perché l'Atalanta è stata una sorta di microcosmo unico nel calcio italiano, qualcosa di molto distante da tutto il resto. È stata quasi un'isola felice. Forse si è vinto meno di quanto si sarebbe potuto e qualche rimpianto resta: le finali di Coppa Italia perse, uno scudetto che magari a un certo punto si poteva anche provare ad assaltare davvero, la semifinale di Champions sfiorata. Però il fatto stesso di essere arrivati così spesso a giocarsi obiettivi di quel livello racconta già la grandezza del percorso fatto. Il Bologna ha seguito una strada diversa. La crescita sotto la gestione Saputo è stata graduale, lenta, ma costante. Poi l'arrivo di Sartori ha rappresentato un'accelerazione importante. Grazie alla sua esperienza, alla conoscenza del calcio, al fiuto per i talenti e alla capacità di costruire valore tecnico ed economico per il club, ha portato qualcosa in più di evidente. I risultati parlano per lui e quello che è stato costruito tra Motta prima e Italiano poi è notevole. Sartori è stato la ciliegina sulla torta di un percorso di crescita già avviato e ha trasferito dentro Bologna parte del sapere accumulato a Bergamo. È inevitabile che l'esperienza Atalanta abbia lasciato un segno, anche perché Sartori ne è stato uno degli uomini simbolo, però contesti, ambiente e storia restano differenti. Vedremo se quello di Bologna nei prossimi anni potrà essere visto come un modello: sicuramente diverso da quello dell'Atalanta, pur con alcuni punti di contatto, ma continuo a pensare che l'Atalanta resti qualcosa di davvero unico nel panorama calcistico italiano».
Proprio su Sartori, nei giorni scorsi sono circolate voci su un suo clamoroso ritorno a Bergamo, già smentite ufficialmente dalla società nerazzurra. Quanto peserebbe una sua eventuale assenza per il futuro del progetto rossoblù?
«La sua importanza è enorme e le recenti voci sul suo futuro, smentite anche dal club rossoblù, hanno confermato la volontà di proseguire insieme. Sartori resterà a Bologna e l'auspicio dell'ambiente è che possa continuare ancora a lungo, magari chiudendo proprio qui la sua carriera. Parliamo di una figura fondamentale, anche se va riconosciuto che tutte le componenti del Bologna, nel frattempo, sono cresciute tantissimo. Rappresenta quel qualcosa in più. Lo dice la sua carriera, lo raccontano i risultati ottenuti e il valore del lavoro che ha saputo costruire nel tempo. Averlo oppure no fa realmente la differenza».
A Bologna si parla benissimo di Massimo Pessina, giovane portiere bergamasco. Cosa si dice nell'ambiente rossoblù sulle sue prospettive e su come sta gestendo questo exploit a soli 18 anni?
«Pessina è stata una delle liete sorprese della stagione del Bologna. È ancora presto per dire se diventerà un campione, perché queste valutazioni richiedono tempo, però sicuramente parliamo di un ragazzo con qualità importanti. Nel suo percorso di crescita ha praticamente sempre giocato sotto età nelle varie categorie del settore giovanile rossoblù, convincendo i tecnici a fargli bruciare le tappe molto rapidamente: non soltanto per lo sviluppo fisico, ma anche per lucidità, maturità mentale e personalità. E poi c'è quella sana sfrontatezza che serve per arrivare a certi livelli e per essere considerato affidabile in massima serie a un'età così giovane. Le circostanze del suo esordio sono state anche un po' fortuite. All'andata mancava Ravaglia, Skorupski si fece male durante la partita e lui si ritrovò in campo quasi all'improvviso. Da quel momento, però, ha dimostrato grande carattere. Fino alla gara di Napoli non aveva ancora subito gol e, quasi per scherzo, era diventato una sorta di piccolo talismano: il Bologna con lui in campo non aveva mai perso. Adesso resta da capire quale percorso il club sceglierà per lui nella prossima stagione. Molto dipenderà dal completamento della sua crescita fisica e psicologica. Il Bologna dovrà decidere se mandarlo a giocare con continuità in una buona squadra di Serie B, oppure tenerlo in rosa come secondo portiere alle spalle di Skorupski o del futuro titolare. La sensazione, però, è che il ragazzo abbia davvero prospettive importanti. Nel settore giovanile rossoblù se n'è sempre parlato benissimo e già un anno fa aveva lasciato il segno al Dall'Ara, quando nel playout Primavera contro l'Empoli salvò di fatto il Bologna con una parata decisiva su rigore prima della vittoria per 1-0. A distanza di un anno si ritrova a giocare titolare in Serie A ed è già una bellissima storia. Poi sarà il tempo a dire fin dove potrà arrivare, ma l'impressione è che abbia tutte le caratteristiche per costruirsi una carriera importante tra i professionisti, anche ad alto livello».
Nei giorni scorsi si è parlato anche di Thiago Motta tra i papabili futuri allenatori dell'Atalanta, qualora Palladino non dovesse essere confermato. Tu che lo hai visto trasformare il Bologna credi sia l'uomo giusto per iniziare un nuovo ciclo a Bergamo?
«In casa Atalanta sarà importante capire a chi verrà affidata la direzione tecnica e quale sarà l'assetto societario che accompagnerà il nuovo allenatore, ma se davvero si dovesse puntare su un profilo come quello di Tiago Motta, la cosa fondamentale sarebbe costruire una grande sinergia tra società e tecnico. Motta è un allenatore esigente, non tanto sul valore assoluto dei giocatori da acquistare, quanto sulle loro caratteristiche. È uno che vuole incidere nella costruzione della rosa. Parliamo di un grandissimo allenatore. Alla Juventus si è trovato in una situazione complicatissima. A Bologna, invece, aveva fatto qualcosa di straordinario. Al netto dell'amarezza per il modo in cui è andato via e per la scelta della Juventus, resta uno dei migliori allenatori passati da Bologna negli ultimi anni. A Bergamo, secondo me, potrebbe fare molto bene. Però bisogna dargli carta bianca, lasciarlo lavorare, avere pazienza e concedergli fiducia. Assimilare il suo calcio non è immediato e probabilmente servirebbe un periodo di apprendistato da parte della squadra, ma una volta interiorizzati i principi, potrebbe davvero nascere qualcosa d'importante. Chi lavorerà accanto a lui dovrà creare un rapporto chiaro, perché Motta ha una personalità importante e vuole sentirsi coinvolto nelle scelte principali. È un aspetto del suo carattere che bisogna saper gestire. Forse proprio un ambiente come Bergamo, dove i ruoli sono ben definiti, la struttura societaria è solida e il club ha una forte identità, potrebbe essere il contesto ideale per permettergli di rilanciarsi e ritrovarsi pienamente in Serie A. Sempre ammesso che non scelga invece una strada all'estero».
Chi e cosa deve temere di più l'Atalanta del Bologna?
«In casa Bologna l'uomo del momento è senza dubbio Jonathan Rowe, un momento che dura ormai da settimane, se non addirittura da mesi. È il miglior giocatore del Bologna nella seconda parte di stagione. Dopo un primo periodo di ambientamento, rallentato anche da qualche problema muscolare, è riuscito a inserirsi perfettamente nel calcio italiano e a mostrare tutto il suo potenziale tecnico. È un giocatore davvero forte. Si sta mettendo in luce, trascinando la squadra con prestazioni e gol pesanti. Ha un impatto sulle partite che in Serie A non si vede spesso, soprattutto nelle gare di fine stagione, dove i ritmi tendono ad abbassarsi. Rincorre tutti, si accende continuamente, trascina anche i compagni. Sotto quest'aspetto ha una mentalità molto britannica e qualità che possono portarlo molto lontano. Anche se è giusto essere cauti quando si parla di possibili campioni, le caratteristiche sembrano esserci tutte. Da capire se accanto a lui ci sarà Bernardeschi e se riuscirà a dare continuità alla bella prova di Napoli. In questa stagione si è acceso un po' a intermittenza, ma ha dato comunque il suo contributo, soprattutto nelle coppe europee. Ha qualità tecniche evidenti e un mancino che può sempre inventare qualcosa d'importante. L'altro tema riguarda Castro, che da qualche settimana sta vivendo un momento meno brillante sotto porta. Dal punto di vista dell'impegno e del sacrificio resta un giocatore imprescindibile, ma da un numero nove ci si aspetta soprattutto il gol e in questo periodo gli sta mancando un po' di continuità realizzativa. L'anno scorso, proprio a Bergamo, segnò una rete pesantissima per accedere alle semifinali di Coppa Italia. Vedremo poi se Orsolini, ex di turno, riuscirà a dare un'impronta alla partita. Il gol ritrovato a Napoli, anche se arrivato su rigore, potrebbe avergli restituito fiducia. In generale, il Bologna ha uomini in attacco che devono trascinare la squadra».
Al contrario, chi o cosa ti preoccupa maggiormente della Dea?
«In casa Atalanta c'è solo l'imbarazzo della scelta in fatto di qualità. A me, in senso positivo, ha sempre dato fastidio Mario Pasali
Ci sono indicazioni di formazione?
«I due centrali difensivi dovrebbero essere i due norvegesi. Sulle fasce dovrebbe esserci la conferma di Joao Mario, che a destra resta in ballottaggio con Zortea, mentre a sinistra dovrebbe agire Miranda. Anche in porta è difficile capire chi partirà titolare, perché le gerarchie sembrano piuttosto aperte. Davanti alla difesa restano ancora alcune valutazioni da fare anche a livello tattico, perché bisognerà capire se Italiano sceglierà il 4-3-3 oppure il 4-2-3-1. Oltre a Freuler, potrebbe essere confermato Pobega, che a Napoli ha disputato una buona gara. Da capire poi chi completerà il centrocampo tra Ferguson e Moro. A Napoli Ferguson ha giocato in una posizione più avanzata, quasi da sottopunta, ritrovando un ruolo che in passato aveva già interpretato. E in questo momento si fa fatica a tenere fuori Rowe. Immagino quindi un attacco formato da Rowe e Bernardeschi con Castro davanti, ma anche Orsolini resta un serio candidato per una maglia da titolare».
Per chiudere: che partita ti aspetti domenica e per chi delle due squadre contano di più i 3 punti in palio?
«Entrambe le squadre hanno la necessità di difendere la posizione che occupano oggi. L'Atalanta, salvo clamorosi ribaltoni, è molto vicina a blindare il settimo posto. Il Bologna proverà a vincere, ma in ottica ottavo posto. La partita potrebbe finire anche in parità. Un pareggio sarebbe molto utile all'Atalanta, mentre il Bologna dovrebbe guardare ai risultati delle altre squadre coinvolte. Nel complesso, questi tre punti sembrano pesare quasi allo stesso modo per entrambe. Forse leggermente di più per il Bologna, perché sa che per essere davvero sicuro dell'ottavo posto sarebbe meglio vincere piuttosto che pareggiare, soprattutto pensando poi all'ultima gara contro l'Inter, ma non credo che andrà in campo pensando ai calcoli. Mi aspetto una partita aperta, giocata con coraggio e volontà di vincere da entrambe le squadre, non in maniera scriteriata o sbilanciata, ma senza troppi tatticismi o lunghi momenti di studio, senza quell'atteggiamento troppo prudente o attendista che spesso caratterizza certe sfide di fine stagione. Credo che sia Bologna sia Atalanta proveranno a giocarsela a viso aperto. Mi aspetto una gara divertente».
La sensazione è che domenica sera difficilmente si vedrà una partita bloccata o troppo prudente. Bologna e Atalanta arrivano da due vittorie che hanno restituito entusiasmo e fiducia, con motivazioni differenti ma concrete. Da una parte i rossoblù chiamati a difendere un ottavo posto considerato strategico in ottica futura, dall'altra una Dea vicina a blindare definitivamente il settimo posto davanti al proprio pubblico. Anche per questo, l'attesa è per una gara giocata a viso aperto.
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