C’è chi nel calcio vive una carriera lineare e chi, invece, attraversa tempeste capaci di cambiare per sempre un’esistenza. La storia di Filippo Carobbio appartiene alla seconda categoria. Un percorso fatto di talento, cadute fragorose e lenta ricostruzione, fino alla recente promozione in Serie B conquistata sul campo con il Vicenza, dove oggi ricopre il ruolo di vice allenatore. A raccontarsi, in una lunga intervista concessa al Corriere della Sera, è stato lo stesso ex centrocampista cresciuto tra Alzano Virescit e il vivaio dell’Atalanta.
CONSAPEVOLENZA – Carobbio non fugge dal proprio passato, anzi lo affronta apertamente. Coinvolto nello scandalo scommesse che sconvolse il calcio italiano, fu condannato a 26 mesi di squalifica sportiva, diventando poi collaboratore di giustizia. Una ferita che, a distanza di anni, continua a segnare il suo percorso umano. «Mi piace rimarcare la mia storia di persona che cade in modo pesante e, con un percorso lungo e fatto di tantissima sofferenza, si rialza», ha spiegato. «Era una cosa che dovevo espiare. La storia di una seconda possibilità penso debba essere raccontata».
PAROLE CHE PESANO – L’ex atalantino ha ammesso di aver convissuto a lungo con il giudizio delle persone: «In tanti non lo dicono, ma di te pensano male lo stesso: è normale». Eppure proprio quell’esperienza, oggi, è diventata parte integrante del suo modo di vivere il calcio e i rapporti umani. Carobbio è infatti membro del Cda della Nembrese, la squadra del suo paese, impegnata anche in attività sociali legate ai progetti speciali vicini al mondo atalantino. «Se oggi parlo di valori, so davvero cosa voglio dire, perché so da dove arrivo», ha sottolineato.
LA FORZA DELLA FAMIGLIA – Uno dei momenti più dolorosi della sua vita resta il Natale trascorso lontano dal figlio piccolo dopo l’arresto. Oggi, però, quel figlio conosce bene il percorso del padre: «Per lui sono una bella storia. È la mia soddisfazione più grande. Ho dimostrato alla mia famiglia che da una caduta ci si può rialzare».
VICENZA E IL RITORNO IN PANCHINA – Nel presente di Carobbio c’è il successo ottenuto col Vicenza e il rapporto professionale con Fabio Gallo, altro ex atalantino. «Con i ragazzi trasmetto il mio vissuto e li aiuto ad affrontare le difficoltà», ha raccontato, spiegando come le cicatrici personali siano diventate uno strumento utile anche nello spogliatoio.
IL SOGNO ATALANTA – Nel finale dell’intervista emerge inevitabilmente il richiamo delle origini. Carobbio non nasconde il desiderio di un ritorno calcistico a Bergamo: «L’Atalanta la guardo sempre con grande ammirazione: sono cresciuto a Zingonia, tornare all’Atalanta sarebbe un sogno. Chi non vorrebbe fare qualcosa per la squadra della propria città?».
Parole sincere, cariche di rimpianto ma anche di speranza. Perché la storia di Filippo Carobbio, nel bene e nel male, continua ancora oggi a viaggiare sui binari del calcio.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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