Bastava una mezzora. Quella stessa mezzora che aveva trasformato domenica 17 maggio in un caso nazionale, in un braccio di ferro istituzionale senza precedenti, si è rivelata alla fine la chiave per sbloccare tutto. Il derby della Capitale tra Roma e Lazio si giocherà domenica alle 12 in punto all'Olimpico, e con esso le quattro sfide delle squadre in corsa per la Champions League. Una soluzione che tre giorni fa la Prefettura di Roma aveva definito «non percorribile» e che ieri sera è diventata, quasi per miracolo diplomatico, la scelta unanimemente condivisa da tutti i soggetti coinvolti.
RIBALTONE IN EXTREMIS - La cronologia di questa vicenda è, a suo modo, surreale. Mercoledì scorso la Lega Serie A aveva proposto l'orario delle 12. La Prefettura aveva risposto con un secco no, formalizzato in un provvedimento ufficiale che spostava il derby a lunedì 19 maggio alle 20.45. La Serie A aveva impugnato quel provvedimento davanti al Tar del Lazio. E poi, in meno di ventiquattr'ore, il castello è crollato: via il lunedì, via le 12.30 inizialmente previste, avanti tutta con le 12 di domenica. La finale degli Internazionali di Tennis al Foro Italico resta alle 17, e le forze dell'ordine guadagnano quella mezzora supplementare per gestire il deflusso dall'Olimpico, bonificare l'area e accogliere il pubblico del tennis — tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
LA MOSSA DEI TIFOSI - Cosa ha fatto saltare il banco? Sul piano formale, pochissimo è cambiato tra mercoledì e giovedì. Sul piano politico, invece, è cambiato tutto. Mercoledì sera i gruppi organizzati della Roma avevano lanciato un ultimatum durissimo: niente derby a lunedì, niente stadio. «A tutto c'è un limite e quel limite è stato superato», si leggeva nella nota. «La Prefettura ha deciso? Noi pure. Non faremo i burattini di nessuno.» Il giorno dopo il club giallorosso ha seguito a ruota, dichiarando di comprendere «pienamente il legittimo disappunto» dei propri tifosi e annunciando di essere al lavoro per far disputare la gara di domenica. La Prefettura, evidentemente, ha calcolato che uno stadio con la Curva Sud vuota — o peggio, con tensioni fuori dall'Olimpico — rappresentasse uno scenario ben più rischioso della semi-sovrapposizione tra il derby e la finale di tennis.
UN TAVOLO AFFOLLATO - La giornata di giovedì è stata una maratona negoziale. Al mattino videocall tra Prefettura, Questura, Comune, Lega Serie A, i club e Sport e Salute, la società che gestisce il Foro Italico. In serata il confronto si è fatto fisico, con alcune personalità presenti in sala, tra cui il sindaco Roberto Gualtieri. Nel mezzo era arrivato il segnale del Tar, che ha rinviato il ricorso della Lega all'Avvocatura di Stato invitando tutti a trovare una soluzione condivisa: un invito che, stavolta, è stato raccolto — come riferisce La Gazzetta dello Sport — con una rapidità che nelle ore precedenti sembrava impensabile.
VINCE LA LEGA, TORNA LA CURVA SUD - Il presidente della Serie A Ezio Simonelli ha seguito ogni passaggio della trattativa e, quando il Prefetto ha fatto marcia indietro, la soddisfazione è stata palpabile. Nel comunicato diffuso in serata si legge che la Lega esprime «soddisfazione per lo spirito di collaborazione e responsabilità istituzionale che ha consentito di individuare una soluzione condivisa». Per rendere tutto funzionante, la Lega — d'accordo con Sport e Salute — nominerà un responsabile unico della sicurezza per l'intera area del Foro Italico, con un piano straordinario per la gestione dei flussi di tifosi e spettatori. La Curva Sud giallorossa sarà di nuovo piena. La Nord biancoceleste resterà vuota, per scelta della tifoseria laziale. Un derby blindato, atteso, finalmente certo.
Mancano due giorni. Una mezzora in più o in meno, alla fine, non ha cambiato solo un orario: ha cambiato tutto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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