A difesa di quei pali ci è stato per ben centotrentotto volte in carriera, sudando la maglia orobica in un'epoca in cui la salvezza valeva quanto uno scudetto. Oggi, con la saggezza di chi il calcio lo mastica da una vita e ha lasciato a Bergamo un pezzo di cuore, Massimo Taibi guarda all'evoluzione dell'Atalanta con un misto di profonda ammirazione e lucidità analitica, tracciando un bilancio attento sull'annata di transizione che sta vivendo il popolo nerazzurro.

IL PESO DELL'EREDITÀ - Adattarsi al cambiamento non è mai un processo indolore, specialmente quando si deve raccogliere un testimone pesantissimo in panchina. L'ex estremo difensore ha voluto evidenziare le fisiologiche difficoltà affrontate dalla squadra dopo il glorioso e irripetibile ciclo targato Gian Piero Gasperini, culminato con la leggendaria conquista dell'Europa League. Sotto la nuova e coraggiosa gestione tecnica di Raffaele Palladino, l'attuale stagione andava interpretata fin dal fischio d'inizio come un necessario ponte verso il futuro: centrare una qualificazione europea, a prescindere dal nome della competizione, rappresenterebbe per i bergamaschi un traguardo di tutto rispetto per mantenere intatto il prestigioso blasone internazionale conquistato con enorme fatica.

IL CAPOLAVORO DIETRO LA SCRIVANIA - Dietro la costante competitività del club c'è però una mente brillante che opera lontano dai riflettori del campo. L'elogio dell'ex portiere palermitano – come sottolinea Tuttomercatoweb – è tutto rivolto al certosino lavoro manageriale svolto da Tony D'Amico. Riconosciuto da tutti come uno dei più fini conoscitori di calcio del panorama italiano fin dai tempi felici vissuti a Verona, l'attuale direttore sportivo ha saputo costruire e mantenere ad altissimi livelli una rosa in grado di lottare su più fronti, incasellando risultati straordinari che hanno definitivamente consolidato lo status di superpotenza della Dea.

IL FUTURO TRA I PALI - Il tema più caldo e inevitabilmente più sentito da un ex numero uno di livello non poteva che riguardare il suo erede. Le parole spese per Marco Carnesecchi sanno di vera e propria investitura ufficiale: le sue prestazioni strepitose lo collocano di diritto nell'Olimpo dei migliori interpreti del ruolo in Serie A, un capitale umano pronto a fare la differenza anche con la maglia della Nazionale azzurra. E di fronte alle immancabili sirene di mercato, il consiglio del veterano è tranciante e non ammette repliche: «Oggi l’Atalanta è un grande salto: rimane una big che comunque ha vinto e addirittura l’anno scorso aveva sfiorato lo Scudetto. Secondo me non gli converrebbe affatto lasciare Bergamo».

Una carezza carica di affetto da parte di chi ha scritto pagine importanti di storia, per ricordare a tutti che il cielo sopra Zingonia è ormai stabilmente quello delle grandissime d'Europa.

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Sezione: L'angolo degli ex / Data: Dom 10 maggio 2026 alle 10:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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