Il trionfo assoluto dell'Inter sul prato dello stadio Olimpico non è soltanto una prova di forza straripante della prima della classe, ma si trasforma in una notizia meravigliosa per l'Atalanta. Sotto i colpi della corazzata guidata da Cristian Chivu, la Lazio si scioglie come neve al sole, incassando un pesantissimo 3-0 che taglia le gambe alle residue speranze capitoline di insidiare il settimo posto. Un monologo nerazzurro che certifica la fame di chi, con il tricolore già cucito sul petto, non ha alcuna intenzione di fare sconti a nessuno, gettando le basi per un finale di stagione in cui Maurizio Sarri sembra aver definitivamente abdicato nella rincorsa alla formazione bergamasca.
IL MONOLOGO DEI CAMPIONI - La supremazia della capolista lombarda è riassunta in numeri a dir poco spaventosi: ottantacinque punti in classifica e altrettante reti segnate, scavando un solco abissale di quindici lunghezze sul Napoli inseguitore. Ad accendere la luce ci ha pensato il solito Lautaro Martinez. L'attaccante argentino ha sbloccato la contesa dopo appena sei giri d'orologio con una girata al volo di pregevole fattura, per poi svestire i panni del bomber e indossare quelli del rifinitore. Suo, infatti, l'assist al bacio per il raddoppio firmato da Luka Sucic, schierato nell'inedita veste di regista puro e autore di una prestazione magistrale. A calare il sipario definitivo sul match ci ha pensato Henrikh Mkhitaryan, autore del tris in quella che ha tutta l'aria di essere una delle sue ultime apparizioni in maglia interista.
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LA FILOSOFIA DEL DOMINIO - La gestione del vantaggio è stata l'ennesima dimostrazione di strapotere mentale e tattico del gruppo milanese. Neppure l'espulsione comminata ad Alessio Romagnoli nella ripresa ha mutato l'inerzia di un incontro a senso unico, con gli ospiti costantemente proiettati in avanti alla ricerca del varco giusto. Visibilmente soddisfatto, l'allenatore rumeno ha incensato l'animo del suo spogliatoio. «Merito di tutti, non solo di Lautaro. La nostra è una squadra fantastica», ha dichiarato il mister nel post-partita, sottolineando come la chiave del successo risieda nei princìpi di gioco ancor prima che nei numeri. «Il sistema conta poco, conta essere dominanti», il mantra che ha accompagnato l'inesorabile marcia interista.
LA RESA BIANCOCELESTE - Sull'altra sponda, l'umore è diametralmente opposto e carico di tensione. L'allenatore toscano della compagine romana Sarri non ha usato mezzi termini per analizzare un tonfo dolorosissimo, denunciando un approccio totalmente passivo. Ma sono le parole sulla volata europea a risuonare dolci alle orecchie dei tifosi che gremiscono abitualmente la New Balance Arena: «Dalla risposta vista in campo direi che non credevamo davvero nella possibilità di agganciare l'Atalanta». Una vera e propria ammissione di impotenza che spiana ulteriormente la strada agli uomini di Raffaele Palladino. A rendere ancora più cupa la serata laziale, in vista dell'imminente rivincita nella finale di Coppa Italia proprio contro i nerazzurri, è stato il clima sugli spalti. «Oggi è stato umiliante sentire nel nostro stadio solo il tifo avversario», ha chiosato amaramente il tecnico, certificando un momento di profonda scollatura ambientale.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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