L'Atalanta naviga in acque inesplorate e si trova a fare i conti con un'inaspettata siccità offensiva. Sotto la guida attenta di Raffaele Palladino, chiamato al capezzale di una squadra alla ricerca di una nuova identità, la formazione nerazzurra rischia seriamente di chiudere il campionato di Serie A sotto la soglia delle cinquanta reti per la prima volta nell'ultima decade. Un dato che fa inevitabilmente rumore, soprattutto per una piazza che si era abituata a stropicciarsi gli occhi di fronte a spietate macchine da gol.

L'EREDITÀ PESANTE E IL CAMBIO IN PANCHINA - Il passaggio di testimone al termine del glorioso ciclo targato Gian Piero Gasperini si è rivelato indubbiamente più traumatico del previsto. L'ex tecnico aveva abituato la platea della New Balance Arena a medie realizzative stratosferiche, non scendendo mai sotto quota cinquantacinque e toccando l'apice con i novantotto centri della stagione 2019-20. L'interregno di Ivan Juric non ha prodotto la scintilla sperata, costringendo la società a un rapido rimpasto tecnico in corsa. Questa complessa e frammentata transizione si specchia impietosamente nei numeri attuali: a sole tre partite dal termine del torneo (contro Milan, Bologna e Fiorentina), le reti segnate sono ferme a quarantasette, con un deficit clamoroso di ben ventiquattro marcature rispetto allo stesso punto dell'annata precedente.

LA VORAGINE RETEGUI E L'ATTACCO A CORRENTE ALTERNATA - Il vero spartiacque della stagione è coinciso con la dolorosa cessione del capocannoniere uscente Mateo Retegui, un addio che ha polverizzato in un colpo solo venticinque centri. – come sottolinea La Gazzetta dello Sport – il vuoto lasciato dal bomber italo-argentino non è stato colmato a sufficienza dall'attuale tandem offensivo, anche se i numeri meritano un'attenta contestualizzazione. Nikola Krstovic e Gianluca Scamacca hanno fin qui messo a referto dieci reti ciascuno, ma con percorsi diametralmente opposti: l'ex centravanti del Lecce ha peccato gravemente di cinismo fallendo diverse occasioni limpide (dieci gol a fronte di 13,18 reti attese), mentre la punta della Nazionale ha capitalizzato al massimo i palloni giocabili (soltanto 6,77 xG) dovendo però lottare contro una fastidiosa discontinuità atletica. Una complessa convivenza tattica che, di fatto, non ha giovato alla brillantezza di nessuno dei due.

TRA INFERMERIA E CALI DI RENDIMENTO - A complicare ulteriormente il quadro clinico dell'attacco ci ha pensato una vera e propria emergenza infortuni. Una fastidiosa lesione al menisco ha frenato l'impatto di Charles De Ketelaere, crollato a sole tre marcature stagionali dopo averne siglate dieci e sette nei primi due anni bergamaschi. Destino amaro anche per Giacomo Raspadori, approdato in Lombardia per sopperire alla prolungata assenza e alla successiva partenza verso Madrid sponda Atletico di Ademola Lookman (il nigeriano si era fermato ad appena due centri prima dell'addio). L'ex attaccante del Napoli ha pagato dazio a un duro stop tra febbraio e marzo, uguagliando purtroppo il magro bottino del suo predecessore. L'apporto offensivo è venuto meno persino dalla mediana: i pilastri Ederson e Marten de Roon, autori di quattro gol a testa nel recente passato, si sono accontentati di un solo sigillo personale in questa complicata stagione.

Nonostante un bottino offensivo ai minimi storici e le mille avversità affrontate, il destino della Dea è ancora tutto da scrivere. Blindare il settimo posto rimane l'imperativo categorico per i ragazzi di Palladino: una posizione che, qualora l'Inter dovesse alzare al cielo la Coppa Italia, certificherebbe l'ennesimo sbarco in Europa, trasformando un'annata di innegabile sofferenza nell'ennesimo capolavoro di resilienza.

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Sezione: Primo Piano / Data: Sab 09 maggio 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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