C'è stato un tempo, in un ormai lontano e nebbioso gennaio 2016, in cui pescare dal nulla un difensore svizzero-albanese dallo Zurigo sembrava l'equivalente di comprare una marca di caffè sconosciuta al discount: lo fai per necessità, per allungare la rosa, sperando che non sappia di bruciato. In pochi, all'epoca, avrebbero scommesso un centesimo bucato sul fatto che quel ragazzone silenzioso sarebbe diventato una delle chiavi di volta, uno dei chiodi fissi dell'intera era di Gasperini sulla panchina nerazzurra. Oggi, a poco più di dieci anni di distanza e a 33 anni d'età, quel "caffè da discount" si è rivelato essere la miscela più pregiata e insostituibile della torrefazione bergamasca.

LA SCALATA SILENZIOSA E I NUMERI CHE PESANO - Il pareggio a reti bianche di ieri contro il Genoa non passerà certo agli annali per lo spettacolo offerto, roba da far sbadigliare anche un insonne cronico. Ma per Berat Djimsiti, quello 0-0 casalingo è un capolavoro da incorniciare. Scendendo in campo, il roccioso centrale ha toccato l'impressionante quota di 332 presenze con la maglia dell'Atalanta. Per capire il peso specifico di questo numero, basta guardare chi si è lasciato alle spalle: niente meno che l'ex mediano Valter Bonacina, icona di dedizione e sudore, superato con un sorpasso silenzioso ma inesorabile. Ora Berat siede comodamente nella top 4 dei giocatori più presenti nella storia del club orobico. Davanti a lui, la montagna sacra: in testa troneggia l'attuale capitano della squadra di Raffaele Palladino, Marten De Roon, a quota 442 partite, 23 gol e 32 assist, in totale simbiosi con la città. Al secondo posto resiste la bandiera Gianpaolo Bellini, ferma a 435 apparizioni, seguito sull'ultimo gradino del podio dal jolly Mario Pasalic, medaglia di bronzo a quota 341 presenze, 69 reti e 47 assist. E poi, al quarto posto della classifica all-time, c'è lui: Berat.

L'ANTIDIVO CHE NON PASSA MAI DI MODA - Se De Roon è il "sindaco" della mediana e Pasalic l'incursore dai gol pesanti, Djimsiti è l'impalcatura che regge silenziosamente il palazzo. I numeri crudi delle statistiche non mentono: la continuità ad alti livelli è un privilegio per pochi, soprattutto in una squadra che in questi dieci anni ha vissuto un'evoluzione tattica da capogiro. In un calcio dominato dai lustrini, dai difensori pagati quanto il PIL di una piccola nazione e dai "braccetti" che vogliono a tutti i costi fare i registi, il nostro numero 19 è rimasto fedele a se stesso. La sua presenza in campo è come quel vecchio cappotto di alta sartoria che tieni nell'armadio: magari non ha i colori sgargianti dell'ultimo grido, ma quando fuori fa freddo e tira vento, sai che ti terrà sempre al caldo e non ti tradirà mai.

UNA CERTEZZA PER IL FUTURO - La Dea attuale, pur avendo cambiato pelle ed essendo passata sotto la guida di Palladino, sa di poter contare su radici profondissime. In una stagione in cui si bada tanto, a volte troppo, alle oscillazioni del mercato e alle follie tattiche, la vera forza di questa Atalanta risiede nella memoria storica dei suoi pilastri. Djimsiti, a 33 anni, non è un monumento polveroso da lucidare nei giorni di festa, ma un soldato ancora in prima linea e pronto alla battaglia. La rincorsa a Pasalic, che dista solo nove lunghezze, è apertissima. E finché là dietro ci sarà la stazza, il pragmatismo e l'intelligenza di questo "finto sconosciuto" arrivato da Zurigo, il popolo nerazzurro potrà continuare a dormire sonni tranquilli. Perché le scommesse si vincono con l'intuito, ma la storia, quella vera, si scrive solo con un cuore grande così. Chapeau, Berat.

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Sezione: Copertina / Data: Dom 03 maggio 2026 alle 18:32 / Fonte: Lorenzo Casalino
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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