Il destino dell'Hellas Verona si è compiuto nel modo più amaro e inesorabile possibile, sancendo una sanguinosa retrocessione in Serie B che chiude un lungo e appassionante ciclo sportivo. Dopo sette stagioni consecutive vissute da protagonisti con l'elmo calato e il coltello tra i denti nei palcoscenici più prestigiosi d'Italia, la formazione scaligera è stata costretta ad alzare bandiera bianca, piegata definitivamente dal peso di una crisi tecnica, gestionale e di risultati che si trascinava come un'agonia ormai dall'alba di questo travagliato campionato.
LA SENTENZA DEFINITIVA E LE SPERANZE ILLUSORIE - Il sipario sulle flebili speranze venete è calato in maniera drammatica e crudele negli ultimissimi chilometri della maratona salvezza. L'illusione di poter compiere l'ennesima impresa disperata si era già sensibilmente incrinata con la pesantissima rete del possibile vantaggio annullata a Edmundsson al novantaquattresimo minuto nella sfida contro il Lecce. La condanna aritmetica è arrivata come un gelido colpo di grazia poche ore fa, con la firma di Cheddira: l'attaccante ha siglato il gol decisivo che ha regalato il trionfo ai salentini sul campo del Pisa, rendendo di fatto inutile ogni ulteriore e disperato calcolo matematico per la piazza gialloblù.
L'ILLUSIONE CONTRO LA DEA E LA RIVOLUZIONE FALLITA - L'intero percorso agonistico dell'Hellas è stato un ripido calvario, culminato con la prima, effimera gioia stagionale giunta clamorosamente in ritardo, solamente il sei dicembre. In questo deserto di risultati, i tre punti strappati a sorpresa contro l'Atalanta guidata da Raffaele Palladino (in una giornata storta per i bergamaschi) e il successivo blitz esterno a Firenze avevano rappresentato un miraggio salvifico per tutto l'ambiente. Un fuoco di paglia che non è riuscito a nascondere le profonde crepe strutturali. L'esonero di Paolo Zanetti, consumatosi in modo inevitabile alla ventitreesima giornata, non ha sortito gli effetti sperati: l'avvento di Paolo Sammarco al timone non è riuscito a invertire la rotta di una nave ormai irrimediabilmente destinata al naufragio.
LE COLPE CONDIVISE E I MIRACOLI FINITI DI SOGLIANO - Puntare l'indice esclusivamente sulle due guide tecniche che si sono avvicendate in panchina sarebbe però un esercizio parziale, superficiale e storicamente ingiusto. Le responsabilità di questo tracollo sportivo vanno equamente distribuite tra tutte le componenti: la dirigenza, lo staff tecnico e un parco giocatori spesso apparso sfiduciato e mentalmente scarico. A pesare come un macigno sulle sorti della squadra è stata la cronica e sistematica emorragia di talenti avallata nel mercato di riparazione invernale. Le innumerevoli cessioni dei pezzi da novanta, l'ultima in ordine di tempo quella del promettente Giovane, si sono rivelate una scommessa insostenibile per gli equilibri del gruppo. Il navigato direttore sportivo Sean Sogliano, specialista indiscusso in salvezze miracolose, questa volta non è riuscito a estrarre il proverbiale asso dalla manica, dovendosi arrendere all'inevitabile logica dei numeri e alla superiorità delle dirette concorrenti.
Si chiude così, tra i profondi rimpianti e i cocci di una stagione maledetta, l'avventura nel calcio d'élite per una società storica che da domani sarà chiamata a riorganizzare le proprie fondamenta per tentare l'immediata risalita dagli inferi della serie cadetta.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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