L'involuzione offensiva dell'Atalanta sta diventando un vero e proprio caso di studio per gli addetti ai lavori. La compagine guidata sapientemente da Raffaele Palladino si ritrova improvvisamente a fare i conti con una preoccupante sterilità sotto porta, un difetto quasi impensabile per un club che negli ultimi anni aveva abituato le platee a vere e proprie grandinate di gol. Il cambio di passo in negativo, arrivati a questo snodo cruciale della stagione, rischia di compromettere seriamente le ambizioni della società bergamasca, costretta ora a interrogarsi su un digiuno che non può più essere derubricato a semplice sfortuna o casualità passeggera.
IL CONFRONTO IMPIETOSO - Le fredde statistiche non mentono e fotografano in maniera nitida il momento di appannamento vissuto dal reparto avanzato. Analizzando il percorso della scorsa annata calcistica, dopo le canoniche trentaquattro giornate di campionato la formazione orobica aveva già gonfiato la rete avversaria in ben sessantasette occasioni. Oggi, allo stesso esatto punto di svolta del torneo, il pallottoliere si è malinconicamente fermato a quota quarantasette. Un disavanzo pesantissimo di venti marcature che testimonia come gli automatismi offensivi, ammirati in passato sotto i caldi riflettori della New Balance Arena, si siano improvvisamente inceppati, privando la squadra di quel cinismo vitale per blindare con serenità le posizioni di vertice.
L'ISOLAMENTO DEI CENTRAVANTI - A tenere a galla il bilancio realizzativo ci stanno pensando quasi esclusivamente i due terminali principali. Gianluca Scamacca e Nikola Krstovic hanno infatti raggiunto la proverbiale doppia cifra, timbrando il cartellino per dieci volte a testa. Un bottino di tutto rispetto per i due attaccanti di peso, che però evidenzia una dipendenza quasi morbosa dai loro guizzi all'interno dell'area di rigore. Quando le arcigne difese avversarie riescono a disinnescare la vena realizzativa della coppia d'oro, la manovra della Dea si infrange sistematicamente contro un muro invisibile, faticando a trovare soluzioni alternative e sbocchi creativi per scardinare le retroguardie schierate.
IL BUIO DIETRO LE PUNTE - Il dato in assoluto più allarmante, infatti, emerge inesorabilmente scorrendo il resto della graduatoria interna dei marcatori. Alle spalle del tandem titolare si spalanca un baratro inaspettato: i terzi migliori realizzatori della rosa rispondono ai nomi di Mario Pasalic, Charles De Ketelaere e Giorgio Scalvini, fermi a una misera quota di tre reti ciascuno. Manca disperatamente il costante apporto dei trequartisti, degli incursori di centrocampo e degli esterni a tutta fascia, storicamente il marchio di fabbrica e l'arma letale per far saltare il banco nelle sfide più spigolose e bloccate del nostro campionato.
Ritrovare la via della rete con più interpreti non è più un'opzione, ma una necessità categorica: se il mister vorrà tagliare il traguardo europeo senza patemi, servirà riaccendere immediatamente la scintilla collettiva negli ultimi sedici metri.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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