L'eliminazione dalla Coppa Italia ha lasciato cicatrici profonde nell'anima dell'Atalanta. Il tonfo nella lotteria finale non è stato soltanto un crudele scherzo del destino per la squadra allenata da Raffaele Palladino, bensì si è tramutato in un'autentica anomalia statistica destinata a rimanere scolpita negli annali del calcio italiano. Sull'erba della New Balance Arena, la compagine nerazzurra ha vissuto una vera e propria maledizione dagli undici metri, sbattendo contro una serata surreale che ha cancellato in un solo colpo decenni di storia.
UN'ANOMALIA CHE EGUAGLIA I MITI DEL CALCIO - Farsi neutralizzare quattro esecuzioni consecutive in un'unica serie rappresenta un evento ai limiti dell'impossibile, roba da consegnare agli almanacchi internazionali. La prestazione clamorosa offerta da Edoardo Motta, estremo difensore della Lazio, si inserisce di diritto in un pantheon globale ristrettissimo. Basti pensare che un'impresa di tale portata richiama alla memoria la leggenda di Helmuth Duckadam, l'eroe rumeno capace di stregare il Barcellona parando tutti i rigori nella finale di Coppa dei Campioni del 1986. Anche in epoca recentissima si contano episodi simili, come il poker servito dal russo Matvey Safonov con il PSG in Intercontinentale o i quattro miracoli del sudafricano Ronwen Williams in Coppa d'Africa, prestazioni talmente fuori dal comune da valere nomination per il Pallone d'Oro o scherzose proposte per nomine ministeriali.
IL DRAMMA DEI QUATTRO MOSCHETTIERI OROBICI - A cadere nella trappola ipnotica dell'estremo difensore avversario sono stati quattro dei tiratori solitamente più affidabili della rosa lombarda. Gianluca Scamacca, Davide Zappacosta, Mario Pasalic e Charles De Ketelaere hanno visto i propri tentativi respinti uno dopo l'altro. Il dato diventa ancor più scioccante se analizzato nel contesto storico: prima di questo sfortunato mercoledì, in tutta la sua storia secolare, il club aveva fallito solamente quattro penalty complessivi nelle lotterie post-gara. I precedenti errori portavano le firme di Alejandro Gomez e Andreas Cornelius contro il Copenaghen nel 2018, di Marco Sgrò a Bologna e di Eugenio Nicolini ad Arezzo, con questi ultimi due che riuscirono comunque a festeggiare il passaggio del turno finale nonostante lo scivolone.
I PRECEDENTI IN ITALIA E LO SPETTRO DELLA COPPA - – come analizza L'Eco di Bergamo – rintracciare un blackout simile nei confini italiani è un esercizio assai complesso. Prendendo in esame gli archivi dal 1970 a oggi, l'undici bergamasco è appena la terza formazione a incappare in una simile débâcle. Nella stagione in corso c'era riuscito soltanto Adrian Semper del Pisa contro il Cesena, ipnotizzando anche il giovane di proprietà nerazzurra Christian Diao, pur non centrando una sequenza consecutiva. In passato, si ricorda il poker incassato dalla Juve Stabia contro il Varese di Elia Bastianoni, dove peraltro sbagliò l'ex atalantino Fabio Caserta. Giganti dei pali come Gianluca Pagliuca o Nelson Dida, nelle loro notti più magiche ed epiche, si erano fermati «solo» a tre interventi decisivi.
UNA TRADIZIONE MALEDETTA CHE SI RIPETE - Il rapporto tra la Dea, la coppa nazionale e il dischetto di rigore si conferma così tremendamente ostico. Se si allarga lo sguardo anche ai tiri dagli undici metri concessi nei tempi regolamentari, la lista degli sprechi si allunga inesorabilmente. Affiorano alla memoria i doppi errori di Cristiano Doni e Nicola Ventola contro il Milan all'alba del millennio, o l'incertezza di Duvan Zapata proprio contro i biancocelesti nel 2021. Senza dimenticare la già citata semifinale torinese in cui il Papu si fece bloccare la conclusione dal leggendario Gianluigi Buffon. Quindici errori totali nella competizione, dodici dei quali respinti dai guantoni avversari: un fardello psicologico che la squadra di Palladino dovrà necessariamente scrollarsi di dosso per continuare a guardare avanti.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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