Numeri, cifre, colonne di bilancio. Eppure dietro quei numeri c'è una storia di gestione virtuosa che poche società calcistiche in Europa possono raccontare con la stessa continuità. L'Atalanta chiude i primi nove mesi della stagione 2025/26 con un fatturato di 273,905 milioni di euro — record assoluto nella storia del club per un intervallo di nove mesi — e un utile netto di 42,305 milioni di euro. È quanto emerge dalla terza trimestrale, relativa al periodo dal 1° luglio 2025 al 31 marzo 2026, documento contabile che certifica il prolungarsi di un momento d'oro nei conti nerazzurri.
IL CONFRONTO CON GLI ANNI PRECEDENTI - Il dato del fatturato a nove mesi supera il precedente primato di 270,137 milioni di euro fatto registrare nella terza trimestrale dell'esercizio 2024/25. Un anno prima ancora, nel medesimo periodo, il fatturato si era fermato a 167,368 milioni di euro: quella stagione era priva della Champions League, e il divario racconta da solo quanto pesi la coppa dalle grandi orecchie nelle casse del club bergamasco. Un peso confermato anche quest'anno, sebbene in modo diverso rispetto alla stagione precedente: allora l'Atalanta era uscita già ai playoff contro il Bruges; quest'anno ha centrato gli ottavi di finale — incontrando il Bayern Monaco — e ha quindi incassato ricavi UEFA per 75,95 milioni di euro, contro i 67,083 milioni dell'edizione precedente. Il progresso sul campo si è tradotto, matematicamente, in un incremento di quasi 9 milioni di euro dai proventi europei.
SERIE A IN FRENATA, MA COMPENSATA - Sul fronte del campionato, il discorso è speculare — come sottolinea L'Eco di Bergamo — con i ricavi dalla Serie A scesi da 51,215 milioni a 40,942 milioni di euro. Il motivo è evidente: la stagione scorsa l'Atalanta chiuse al terzo posto ed era già in quella posizione al 31 marzo 2025, con i relativi introiti da una classifica d'élite; quest'anno il cammino nel campionato è stato più travagliato e la posizione peggiore ha inciso sulle distribuzioni televisive e sui premi di classifica. A parziale compensazione sono intervenute le altre voci: le sponsorizzazioni sono salite da 24,336 a 27,389 milioni di euro, trainate dal contratto con New Balance che ha sostituito Joma con condizioni economiche più vantaggiose. I ricavi dal botteghino della New Balance Arena sono passati da 12,902 a 14,807 milioni di euro, e quelli per il merchandising e i prodotti in licenza da 3,352 a 3,678 milioni di euro.
LA GESTIONE CALCIATORI, COLONNA PORTANTE DEL MODELLO - Come da tradizione consolidata, il motore più potente del bilancio nerazzurro è la gestione dei trasferimenti: 104,846 milioni di euro complessivi, oltre 5 milioni in più rispetto alla trimestrale precedente. Le plusvalenze da cessioni ammontano a 86,541 milioni di euro. Ma non vanno trascurate le altre componenti di questa voce: 12,487 milioni di euro provengono dai bonus maturati per calciatori ceduti negli anni precedenti — da Ademola Lookman a Juan Musso, passando per Matteo Ruggeri, Ismaël Doukouré, Roberto Piccoli e Niccolò Zortea, e ancora Nicolas Cambiaghi, Cesare Elia e Aleksei Reca. Altri 5,818 milioni di euro derivano dai 14 calciatori ceduti in prestito: i nomi più noti sono Marco Palestra (al Cagliari), El Bilal Touré, Marco Brescianini, Daniel Maldini e Ben Godfrey.
I COSTI CRESCONO, MA IL MODELLO REGGE - L'altra faccia della medaglia racconta di costi operativi in aumento, da 117,413 a 136,272 milioni di euro. Il costo del lavoro ha raggiunto i 101,068 milioni di euro (da 87,907), di cui 70,165 milioni relativi ai calciatori e 16,961 milioni allo staff tecnico: in quest'ultima voce sono inclusi i 6,6 milioni dovuti a Ivan Jurić e ai suoi collaboratori per i mesi residui dei rispettivi contratti, dopo la risoluzione dell'accordo avvenuta a novembre. Crescono anche gli ammortamenti dei cartellini, da 50,69 a 60,709 milioni di euro, segnale di un parco giocatori di sempre maggiore valore contabile. Il saldo finale, nonostante la pressione dei costi, resta ampiamente positivo: 42,305 milioni di euro di utile netto, con una proiezione per l'intero esercizio annuale che si attesta attorno ai venti milioni di euro.
Una fotografia di solidità strutturale che arriva in un momento di profondo cambiamento tecnico e dirigenziale: nuovo allenatore, nuovo direttore sportivo, cessioni importanti già programmate. Il bilancio dimostra che la Dea può permettersi di reinventarsi senza perdere il filo d'Arianna che da anni la guida fuori dai labirinti del calcio-finanza.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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