Giovedì 10 settembre, ore 15:20: la sala conferenze della New Balance Academy, all'interno del Centro Sportivo Bortolotti di Zingonia, ospita la prima uscita pubblica in nerazzurro dell'investimento più oneroso mai sostenuto dal club. Nessun altro affare, nella storia dell'Atalanta, è arrivato a pesare così tanto sul bilancio: un dato che da solo consegna a Jonathan Rowe un peso specifico immediato. L'operazione è stata costruita e chiusa da Cristiano Giuntoli come atto conclusivo della sessione estiva, incrociando un fattore decisivo: la volontà del giocatore, che ha spinto con convinzione per Bergamo. Davanti ai cronisti, l'esterno inglese ha risposto in inglese a tutte le domande: la lunga trattativa, la scelta di Sarri, il paragone con Lookman e il retroscena di una chiacchierata estiva con il nigeriano, il 4-3-3 cucito addosso, gli obiettivi tenuti gelosamente per sé, la replica misurata alle parole dell'ad del Bologna Fenucci, il sogno della nazionale, le grandi notti europee, l'umiltà raccontata dal suo primo allenatore, l'addio ai compagni rossoblù e l'attesa per l'esordio alla New Balance Arena. Con un messaggio ripetuto più volte: preferisce parlare sul campo.

Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Jonathan, quando e come è nata la trattativa che ti ha portato a Bergamo? Cosa ti chiede Sarri e sei già pronto per esordire sabato contro il Cagliari?
«Sono felice di essere qui, davvero molto felice. È stato un piccolo viaggio lungo, in queste ultime settimane, ma alla fine siamo arrivati dove volevamo, io per primo. Il mister: già prima di venire qui sapevo che sarebbe stato un allenatore di primo livello per me, personalmente, e guardando la squadra sapevo di poter contribuire a migliorarla e che avremmo potuto fare buone cose insieme. Non vedo l'ora di continuare a lavorare con tutti e di creare sempre più intesa con i miei compagni».

Sei l'acquisto più costoso della storia dell'Atalanta e in molti ti considerano l'erede di Lookman: pensi di assomigliargli e quella cifra è un peso o uno stimolo?
«Prima di tutto, ovviamente, voglio ringraziare tutta la proprietà, Luca Percassi e Cristiano, qui accanto a me, per aver reso possibile tutto questo. Riguardo a Lookman, penso che sia un grande giocatore: l'ho incontrato quest'estate in vacanza, ci siamo fatti una chiacchierata e mi ha detto soltanto cose belle sul club, e questo mi ha dato ancora più motivazione, prima ancora che la trattativa iniziasse. Ero già fiducioso da prima. Sul campo, però, lui ha le sue qualità e io ho le mie: siamo giocatori diversi, siamo persone diverse. Non vedo l'ora di portare le mie qualità e il mio contributo alla squadra, per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti quest'anno».

Il 4-3-3 sembra un modulo fatto su misura per te: che cosa ne pensi, e hai obiettivi personali in termini di gol e assist?
«Come ho detto prima, Sarri è un grande allenatore: ha tanta esperienza e tanto rispetto nel mondo del calcio, ha vinto molto e anche le sue idee sono di primo livello. Credo di poter fare buone cose sotto la sua guida, quindi non vedo l'ora di vedere cosa potrà succedere in questa stagione e in futuro. Quanto agli obiettivi personali, di solito li tengo per me, perché sono una sfida con me stesso, però punto a contribuire con molti gol e molti assist alla squadra quest'anno».

L'amministratore delegato del Bologna Fenucci ha detto che sei stato ceduto anche per il bene del club, parlando di problemi caratteriali e di nervosismo con i compagni: cosa rispondi?
«Per me, personalmente, chi mi conosce sa la verità. Ma preferisco non parlare di quella situazione, perché adesso sono concentrato sui miei obiettivi per questa stagione e, a oggi, sono un giocatore dell'Atalanta».

Dopo un'estate particolare, quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a scegliere l'Atalanta?
«Credo di averlo già accennato, ma è un grande club, con uno spirito familiare: sento che questo sia l'ambiente migliore per raggiungere sia gli obiettivi di squadra sia quelli personali. Mi è semplicemente sembrata la scelta giusta: sono un uomo a cui piace seguire il proprio istinto, e questa mi è sembrata la decisione giusta da prendere. Sono davvero felice di essere qui e spero di poter ripagare la fiducia e l'impegno che Cristiano, Luca Percassi e tutti hanno riposto in me. Ovviamente sul campo, perché quello è il mio punto di forza».

All'ultimo Mondiale l'Atalanta ha portato otto giocatori in otto nazionali diverse, tutti qualificati agli ottavi: anche la nazionale è tra i tuoi obiettivi futuri qui a Bergamo?
«Al cento per cento: è un sogno che ho da quando ero bambino, e per raggiungere questi obiettivi bisogna fare i passi giusti nella propria carriera. L'Atalanta è un club che nella storia recente ha ottenuto molti successi nelle competizioni europee, e anche questo ha reso facile la decisione di venire qui».

L'anno scorso hai segnato più in Europa League che in campionato: che cosa scatta nella testa di un giocatore in una notte europea? È più stimolante del campionato?
«Probabilmente sono d'accordo. Credo che nelle grandi notti delle grandi competizioni, quando c'è tanto in palio, servano giocatori coraggiosi, disposti a prendersi dei rischi per provare a cambiare la partita e regalare la vittoria alla propria squadra. E io credo di essere quel tipo di giocatore: cerco di dare tutto per il club, poi bisogna vedere cosa succede in campo. Una cosa, però, me l'hanno insegnata alcune persone che ammiro: bisogna mantenere la stessa mentalità per tutta la stagione. A prescindere dalla partita e dalla competizione, l'obiettivo deve essere lo stesso. Quindi proverò a portare la motivazione delle notti europee anche in campionato e in qualsiasi altra coppa giocherò».

Uno dei tuoi primi allenatori, Gary Graham, ha raccontato che da ragazzo avevi un talento evidente ma ti distingueva l'umiltà, quasi non ti accorgessi delle tue qualità: quanto ti riconosci ancora in quel ragazzo? Ti senti il giocatore che può cambiare le partite, come lo sono stati Ilicic e Lookman?
«È bello sentirsi ricordare queste parole dal mio vecchio allenatore: sono ancora in contatto con lui. Quanto alla domanda, bisogna trovare il giusto equilibrio tra umiltà e fiducia in se stessi, ed è qualcosa su cui sto lavorando da qualche anno, per riuscire a esprimermi al mio massimo livello. È un percorso, e bisogna lavorarci ogni giorno. Ma sì, sono ancora lo stesso ragazzo di quando ero piccolo: da questo punto di vista non è cambiato davvero nulla».

Che cosa porti all'Atalanta, con la tua esperienza in altri campionati, anche in vista della Conference League? Ti sei già immaginato l'esordio di sabato nel nostro stadio?
«Vedremo quando uscirà la distinta, ma spero di fare finalmente il mio esordio. Non vedo l'ora di vedere i tifosi e di vivere l'atmosfera della mia nuova casa: lo aspetto con impazienza. E poi, come ho detto, preferisco lasciare che sia il mio calcio a parlare, sul campo: preferisco esprimermi lì piuttosto che qui. Quindi aspettiamo sabato».

Hai lasciato un impatto importante a Bologna: come ti sei lasciato con i tifosi, hai avuto modo di salutarli e qual è il ricordo più bello di quell'esperienza?
«Sarò breve. A Bologna mi è sembrato di essere rimasto a lungo, grazie ai miei compagni e all'ambiente che avevamo creato. Sarò per sempre grato per quell'esperienza e per la vetrina che mi ha permesso di mostrare quello che so fare in campo e come posso aiutare la squadra. Ho salutato i miei compagni e sono ancora in contatto con molti di loro: è un'amicizia che durerà per tutta la vita. Ma adesso, come ho già detto, sono concentrato sul presente e non vedo l'ora di scendere in campo e dare il massimo per questo grande club».

Spesso sei stato decisivo a partita in corso: ti senti più un elemento sorpresa dalla panchina o preferisci giocare dal primo minuto?
«Credo che ogni giocatore darebbe la stessa risposta a questa domanda: tutti vogliono giocare il più possibile. Se potessero giocare ogni minuto per il resto della carriera, lo farebbero, e lo stesso vale per me. Però bisogna rispettare le decisioni dell'allenatore, che sceglie ciò che è meglio per la squadra, e fidarsi delle sue scelte. Bisogna soltanto assicurarsi di essere pronti, mentalmente e fisicamente, a cambiare la partita e a provare a far vincere la propria squadra in qualsiasi momento».

Hai giocato in diversi Paesi e in diversi club: come ti sembra il campionato italiano rispetto agli altri e come hai trovato il centro sportivo di Zingonia in queste prime settimane?
«Per ogni sfida che incontri devi essere aperto di mente, ma allo stesso tempo determinato. Ogni esperienza mi ha insegnato a diventare la persona che sono oggi, ed è una grande opportunità per continuare a imparare, a migliorare e ad affinare le mie qualità. Ora non vedo l'ora di vivere questo ambiente: finora tutto bene. E non vedo l'ora di vedere i tifosi: darò tutto per questa maglia, ci vediamo allo stadio. Forza Atalanta».

Poche concessioni alla retorica, nessuna polemica raccolta e un chiodo fisso ripetuto in ogni risposta: i conti si fanno sul campo. Rowe si presenta a Bergamo con la serenità di chi ha seguito l'istinto e con la consapevolezza del peso che porta sulle spalle. La New Balance Arena è avvisata: sabato, contro il Cagliari, potrebbe cominciare davvero la storia dell'acquisto record della Dea.

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 10 settembre 2026 alle 15:56 / Fonte: nostra inviata Claudia Esposito
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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