Ci sono vittorie che dicono poco della prestazione e moltissimo del momento. Quella dell'Atalanta sul Bologna appartiene a questa categoria: a decidere il posticipo alla New Balance Arena è stato il sinistro di Lazar Samardžić in pieno recupero, una conclusione da oltre trenta metri partita quando la partita sembrava ormai archiviata.
UN VERDETTO INGIUSTO - Gli emiliani non avrebbero meritato la sconfitta, e a dirla tutta nemmeno il pareggio, visto il volume di palle gol create dalla squadra di Domenico Tedesco. Due i responsabili di questa ingiustizia sportiva: la goffaggine di Łukasz Skorupski nell'occasione decisiva e, soprattutto, l'incoscienza del numero dieci nerazzurro. Uno che di reti sotto la Nord all'ultimo respiro se ne intende: stavolta non è il rigore all'incrocio come contro il Borussia Dortmund, ma il piede è sempre lo stesso.
QUATTRO GARE IN DODICI GIORNI - La conclusione, all'apparenza velleitaria, riassume bene la serata dei padroni di casa: pochi tentativi, poca lucidità, nessuna traccia delle notti di gala. Difficile pretendere altro, del resto, guardando al calendario: andata con l'Hapoel, Sassuolo, ritorno in Ungheria e infine il Bologna, quattro impegni dal peso specifico enorme in meno di due settimane. Non esattamente il modo migliore per costruire la condizione all'inizio di una stagione che si annuncia lunghissima grazie alla qualificazione europea.
LA RISERVA DI LUSSO - Titolare negli spareggi di Conference League - descrive L'Eco di Bergamo -, in campionato il serbo sta invece ricoprendo il ruolo di uomo da panchina di qualità superiore. Contro gli emiliani era arrivato dopo l'ottimo ingresso con i neroverdi, quello che gli era valso i complimenti pubblici del tecnico per la reattività sulle seconde palle, dettaglio non esattamente associabile al suo calcio raffinato. Prestazione meno brillante questa volta, ma infinitamente più pesante.
TRE VOLTE DALLA PANCHINA - È il terzo episodio consecutivo in cui Maurizio Sarri trova la rete decisiva grazie a un cambio: prima Nikola Krstović contro il Sassuolo, poi Gianluca Scamacca a Miskolc per il pass europeo, infine il serbo davanti alla curva. Un dato che racconta la profondità della rosa più di qualsiasi analisi tattica.
IL DETTAGLIO CURIOSO - Ancora una volta Nicola Zalewski era a braccia alzate mentre il compagno scaricava il sinistro, esattamente come nell'1-0 firmato da Giacomo Raspadori all'esordio. Con una differenza sostanziale: stavolta il polacco non stava mostrando fiducia nelle doti balistiche del compagno, ma protestava per un contatto non sanzionato su Raoul Bellanova. Un dettaglio che fotografa il clima caotico dei minuti finali concessi da Doveri.
UN CICLO CHE NASCE - Resta la sensazione di una squadra che, per credere nella fatica quotidiana di un nuovo progetto tecnico, ha bisogno di premi anche sproporzionati rispetto a quanto prodotto sul campo. E forse non è casuale che in copertina finisca proprio il giocatore più coccolato dal tecnico: tra qualche anno potrà diventare un vertice basso di centrocampo, ma per ora è bene che continui a osare quando tutti danno la partita per finita.
Sei punti in due giornate e mille cose da sistemare. L'Atalanta di questo avvio è tutta qui.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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