Ci sono passioni che si raccontano contando partite, trasferte e anni di abbonamento. E poi ce ne sono altre che, a un certo punto, finiscono per confondersi con la vita, come nel caso di Ivan Personeni, titolare della Macelleria Personeni di Zogno. Una passione, quella per l'Atalanta, che negli anni è diventata anche una storia da condividere. Prima di tutto con la compagna Milena Mussetti, conquistata poco alla volta dai colori nerazzurri e oggi tifosissima quanto lui.

Ma dietro Ivan e Milena c'è anche molto altro. Ci sono due persone dal cuore grande e legami capaci di andare ben oltre il calcio. Vedi quello speciale costruito nel tempo con Marcello Ginami, storico e amatissimo fisioterapista dell'Atalanta, e con tutta la sua famiglia. In esclusiva per TuttoAtalanta.com, oggi Ivan si racconta tra passato e presente, ricordi ed emozioni, senza rinunciare a uno sguardo sull'Atalanta di oggi e su quella che verrà.

Ivan, ci racconti com'è nata la tua fede nerazzurra?
«La mia passione per l'Atalanta è nata quando avevo nove anni. Il papà di un mio compagno di classe ha cominciato a portarci allo stadio la domenica. Non erano gli anni migliori: l'Atalanta era in Serie C e vedevamo partite come quelle con il Bolzano».

Quando il tuo primo abbonamento?
«A tredici anni. Sono stato fortunato perché proprio quell'anno abbiamo conquistato la promozione nella massima serie e da lì la passione è aumentata sempre di più. Poi sono sempre rimasto abbonato, anche durante l'anno del militare».

Anche se non potevi vedere le partite?
«No, no, venivo comunque! Ero prima a Merano e poi a Malles e partivo per venire a vedere l'Atalanta senza dire niente ai miei genitori, perché altrimenti si sarebbero arrabbiati e non avrebbero voluto lo facessi. Era l'anno di Mondonico e della prima volta in Coppa UEFA. Scendevo con un amico di Brescia: lui si fermava a casa e al ritorno passavo di nuovo a riprenderlo. Facevamo avanti e indietro così».

Nella tua grande passione per l'Atalanta sei riuscito a coinvolgere anche la tua compagna, Milena?
«Noi ci conoscevamo già da tempo e una volta avevo portato lei e sua sorella in trasferta a Genova per vedere la partita contro la Sampdoria. Ci fu un acquazzone incredibile e la partita fu rinviata. Quando poi ci siamo messi insieme, lei non era una grande appassionata di calcio e io la misi subito in guardia sul fatto che la domenica per me c'era prima di tutto l'Atalanta. Per amore, poi, ha cominciato a venire allo stadio con me. Erano gli anni di Reja e Colantuono. Si è appassionata sempre di più. Adesso è una super tifosa nerazzurra e quando io lavoro, lei va allo stadio anche da sola».

È vero che nella tua macelleria hai una parete interamente dedicata all'Atalanta?
«Sì, ho tantissime foto, soprattutto scattate negli anni passati. Da questo punto di vista una volta era più bello: andavi in ritiro, entravi in contatto con i giocatori, potevi fare una foto insieme a loro. Adesso è diventato tutto molto più difficile».

Era meglio prima? Vedi cambiato il rapporto tra l'Atalanta e i suoi tifosi?
«Secondo me è cambiato in peggio. Soprattutto negli ultimi quattro o cinque anni è venuto meno il contatto diretto: non sai quasi mai quello che succede, gli allenamenti sono sempre a porte chiuse. È cambiato tutto da quando non si fa più il ritiro estivo a Clusone. Secondo me a Gasperini il rapporto così diretto con la gente dava un po' fastidio, ma adesso stiamo esagerando, perché la vicinanza tra squadra e tifosi è sempre stata uno dei punti di forza dell'Atalanta. Sicuramente anche la crescita della società ha contribuito a limitare questo rapporto».

Ora che è arrivato Sarri pensi che qualcosa possa cambiare?
«Lo spero. Qualcosa forse si è già mosso, perché nell'ultimo mese ci sono stati due allenamenti a porte aperte. Spero che non sia soltanto un contentino, ma l'inizio di una vera apertura verso i tifosi. Sarebbe bello riuscire a recuperare almeno in parte quel rapporto che c'era una volta».

Qual è il ricordo più bello legato a quella vicinanza con la squadra?
«Sicuramente i ritiri estivi. Una volta potevi davvero stare con i giocatori, parlare con loro, conoscerli. Ricordo in particolare il ritiro di Piancavallo. Ero rimasto tre giorni ed era stato fantastico. Eravamo pochissimi tifosi, alloggiavamo nello stesso albergo della squadra e ci sedevamo a tavola a pranzo e a cena con i giocatori. Durante gli allenamenti eravamo praticamente a bordo campo, accanto a loro. Era qualcosa di completamente diverso rispetto a oggi. Quello, per me, è stato il momento più bello in assoluto».

E il ricordo più bello di tutti da tifoso atalantino?
«Ho fatto tantissime trasferte, anche all'estero, ma il ricordo più bello in assoluto penso sia la vittoria dell'Europa League. E pensare che proprio alla finale di Dublino non sono riuscito a esserci per impegni familiari. Ma è stato bellissimo comunque. Ho visto la partita a casa insieme alla sorella di Marcello Ginami, fisioterapista dell'Atalanta. Anni prima avevo vinto una bottiglia enorme di champagne e mia mamma Maria aveva deciso che l'avremmo aperta soltanto quando l'Atalanta avesse vinto lo scudetto o una coppa. Diceva che probabilmente lei non ci sarebbe più stata, ma aggiungeva sempre di non preoccuparmi, perché prima o poi sarebbe successo. Quando l'Atalanta ha vinto l'Europa League lei purtroppo non c'era più, ma è stata il mio primo pensiero. Quella sera abbiamo finalmente stappato la bottiglia. In realtà avevo già pensato che avremmo potuto aprirla qualche giorno prima, in occasione della finale di Coppa Italia. Avevo preparato la bottiglia e l'avevo messa in frigorifero, convinto che potesse essere la volta buona. E invece era rimasta».

A quella finale di Coppa Italia a Roma contro la Juventus c'eri?
«Sì, c'ero, come sono stato presente a tutte le altre finali di Coppa Italia. Quella trasferta, però, fu una vera e propria odissea. All'andata ci trovammo sotto un acquazzone incredibile, mentre al ritorno, a causa di una deviazione in autostrada per dei lavori, rimanemmo bloccati per ore. Eravamo tutti delusi, nessuno parlava. Quando vinci sopporti qualsiasi cosa e anche le difficoltà del viaggio diventano parte della festa. Quando perdi, invece, pesa tutto molto di più».

Però ti sei rifatto la settimana successiva…
«Vincere l'Europa League e non essere a Dublino mi è dispiaciuto, ma quella resta la vittoria più bella in assoluto: il primo trofeo dell'Atalanta che ho potuto vivere nella mia vita da tifoso. E forse, proprio per tutto quello che c'era dietro, per me ha avuto un significato ancora più grande».

L'Atalanta di quest'anno che impressione ti ha fatto finora?
«Sono un po' amareggiato, sono sincero. Con il cambio di allenatore e di gioco sapevo che sarebbe servito del tempo, ma dopo queste prime due partite mi aspettavo di vedere dei miglioramenti e invece lunedì sera ho visto perfino dei passi indietro. Con il Sassuolo eravamo partiti molto bene. Nei primi venti minuti loro sembravano quasi spaventati e siamo riusciti a passare in vantaggio. Poi hanno cominciato a giocare e Carnesecchi è stato bravo a salvarci nella loro occasione più importante. Alla fine siamo riusciti a vincere 2-1, anche grazie a un loro errore difensivo. Con il Bologna siamo stati decisamente molto fortunati. Praticamente partiamo con quattro punti di bonus».

Del mercato invece sei soddisfatto?
«Sono soddisfatto perché è arrivato Rowe. Mi piaceva già quando giocava a Bologna e, quando lo vedevo, mi chiedevo perché Sartori riuscisse a trovare questi giocatori e noi, da quando non c'è più lui, facessimo più fatica a individuare giovani interessanti e di prospettiva. Però mi sarei aspettato anche l'arrivo di un difensore centrale, soprattutto un giocatore capace di comandare la difesa, anche considerando il passaggio alla linea a quattro».

Allora cosa manca ancora a questa Atalanta?
«Forse soprattutto l'apporto delle fasce. Sugli esterni mi sembra che siamo un po' troppo fermi, ma probabilmente dipende anche dal modulo e dal modo diverso di giocare. Adesso vediamo, è ancora presto. Io, comunque, lo ammetto: sono una vedova di Gasperini».

Hai compreso la scelta di de Roon di raggiungerlo alla Roma?
«Sì, io non sono arrabbiato con lui, come invece lo sono altri tifosi. Non era più considerato dall'allenatore, era fuori dal progetto, mentre lui si sente ancora un giocatore valido e con tanta voglia di giocare. I segnali, del resto, c'erano già stati. Quando è tornato dal Mondiale non era stato utilizzato nelle amichevoli e anche nelle prime tre partite tra Conference League e campionato non ha mai trovato spazio. L'ha chiamato Gasperini, l'allenatore al quale deve tantissimo. È comprensibile che abbia accettato di raggiungerlo a Roma. Magari restando qui avrebbe comunque trovato il suo spazio, questo non possiamo saperlo, ma se non senti la fiducia dell'allenatore diventa difficile. Vale per tutti noi, qualunque sia il lavoro che facciamo. Ma sono convinto che de Roon resterà atalantino per tutta la vita. Può andare alla Roma, ma quello che ha rappresentato per l'Atalanta non si cancella».

A proposito di figure nerazzurre storiche, tu sei molto legato alla famiglia di Marcello Ginami, fisioterapista dell'Atalanta. Ci racconti qualcosa di lui?
«Marcello è una persona molto riservata, non è uno che racconta tanto. Posso dire, però, che ogni giorno, anche in pieno inverno, esce prestissimo, praticamente all'alba, in bicicletta o per andare a correre. Sempre in pantaloncini corti e maglietta, anche con il gelo. Fa decine e decine di chilometri. Con lui e con tutta la sua famiglia io e Milena abbiamo un legame fortissimo. La prima macelleria che avevo aperto a Zogno era proprio sotto casa loro. Eravamo adolescenti quando abbiamo cominciato a frequentarci e da allora siamo sempre rimasti molto amici. Con il tempo il rapporto si è esteso a tutta la famiglia: suo papà, con cui andavo allo stadio, sua mamma, sua sorella Norma e oggi anche il compagno di Norma. Sono davvero persone speciali».

Anche Cristian Raimondi è di Zogno: di lui cosa pensi?
«Cristian lo conosco da tantissimo tempo, praticamente da quando giocava nella Primavera dell'Atalanta. Suo papà era un mio cliente. Mi dispiace molto vedere che oggi il suo ruolo è stato, a mio avviso, un po' ridimensionato. Lo trovo profondamente ingiusto e sbagliato, perché Raimondi rappresenta qualcosa di molto importante per l'Atalanta. È una figura nella quale i tifosi s'identificano per il suo attaccamento alla maglia e per quello che ha rappresentato negli anni. È un vero collante tra la squadra e la tifoseria e in un momento in cui il rapporto diretto tra l'Atalanta e la sua gente si è già indebolito, secondo me figure come la sua andrebbero valorizzate ancora di più».

Secondo te quest'Atalanta dove può arrivare?
«Milena è convinta che, se nelle prossime due o tre partite riusciremo a entrare nei meccanismi di gioco di Sarri, potremo pensare anche al quarto posto. E sono positivo anch'io, soprattutto per la Conference League. Secondo me possiamo portarcela a casa. In Champions negli ultimi anni abbiamo ottenuto grandi vittorie, penso per esempio a quella di Liverpool, e ormai abbiamo raggiunto un certo livello. Anche in campionato, se guardiamo la rosa nel suo complesso, secondo me siamo tra le migliori. Davanti a noi vedo l'Inter, perché è una squadra collaudata e per la qualità della rosa, e poi la Roma. Gasperini è un allenatore che fa la differenza e secondo me alla Roma può valere anche una decina di punti in più. Per il quarto posto possiamo giocarcela con Inter, Juventus, Milan e Roma. Ci metto anche il Como, ma bisognerà capire quanto incideranno le coppe. Non essendo abituato a giocare su più fronti, sarà interessante vedere come reagirà al doppio impegno. Il Napoli, invece, lo vedo un po' più indietro. La rosa dell'Atalanta comunque c'è. Adesso bisogna vedere quanto velocemente riuscirà ad assimilare il gioco di Sarri».

E sabato che partita ti aspetti contro la Roma?
«Loro sono fortissimi e non dobbiamo farci schiacciare, perché altrimenti poi facciamo fatica a uscire. Io faccio parte del club di Zogno e tutte le settimane facciamo una gara di pronostici: questa volta ho messo 3-2 per l'Atalanta. Probabilmente sono troppo tifoso, ma penso che possa esserci anche una componente emotiva importante, quella voglia della squadra di fare bene proprio contro la Roma e contro il suo ex allenatore storico. Dall'altra parte, però, sono convinto che anche Gasperini avrà una voglia incredibile di vincere. L'anno scorso gli aveva dato molto fastidio perdere a Bergamo e non riuscire a vincere a Roma e per lui questa partita avrà ancora un significato particolare».

Alla fine, nella storia di Ivan Personeni, l'Atalanta non è mai soltanto una squadra di calcio. È una passione che attraversa gli anni, accompagna le diverse stagioni della vita e finisce per intrecciarsi inevitabilmente con gli affetti: con Milena, diventata compagna anche di una fede nerazzurra, con la famiglia Ginami, con il ricordo di mamma Maria e con tutte quelle persone incontrate lungo il cammino. Le partite finiscono, gli allenatori e i giocatori cambiano e persino il calcio diventa diverso, ma le persone, i ricordi e i legami costruiti intorno a quei colori restano. E Ivan e Milena ne sono una bellissima testimonianza.

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Sezione: Primo Piano / Data: Ven 04 settembre 2026 alle 00:15
Autore: Claudia Esposito
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