Alla vigilia di Roma-Atalanta Gian Piero Gasperini si è raccontato in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, e il capitolo dedicato ai nerazzurri è quello che pesa di più: il tecnico piemontese ha misurato con precisione il valore della sua ex squadra, ha spiegato con quale stato d'animo la ritrova da avversario e ha ammesso di aspettare da tempo il momento di batterla.

IL GIUDIZIO SULL'ATALANTA - Nessun tentativo di ridimensionare l'avversaria di sabato, anzi. Sui bergamaschi la valutazione è netta: «Fortissima, con il potere economico di una big». Un riconoscimento che vale doppio, arrivando da chi quella crescita l'ha costruita di persona per nove stagioni. E il tecnico spiega anche perché la considerava il vero metro di paragone nella corsa alla qualificazione europea: «Sapevo che se fossimo finiti davanti alla Dea, avremmo avuto buone chance di Champions». La motivazione è aritmetica prima ancora che sentimentale, visto che i capitolini avevano chiuso alle spalle dei nerazzurri per otto stagioni consecutive.

IL RITORNO DA EX - Sul piano emotivo, l'immagine scelta è tanto semplice quanto efficace: «L'innamorato che rivede la ex». Ma il seguito chiarisce che non c'è alcun rimpianto da smaltire, perché la separazione è arrivata quando doveva arrivare: «Ci siamo lasciati al momento giusto. Io rischiavo di appiattirmi, la Roma mi ha dato nuovi traguardi. Qui sono felice». Dodici mesi fa i due incroci si erano chiusi con una sconfitta e un pareggio, e alla domanda sulla possibilità di invertire la tendenza la risposta è secca: «Sarebbe ora…». Tre parole che dicono più di un discorso.

SCUDETTO E AMBIENTE - Nello spogliatoio qualcuno ha già cominciato a evocare traguardi importanti, ma il tecnico non alza né abbassa la voce: «I sogni non si soffocano mai. L'importante è sapere che, quando suona la sveglia, la realtà è un'altra cosa». Traduzione: nessuna censura, ma nemmeno proclami, perché «non sono discorsi da inizio settembre». Sul clima che respira in città, invece, il giudizio è positivo e insieme lusinghiero verso la piazza: «La passione c'è sempre stata, ora vedo entusiasmo, ma maturo, consapevole». Il pubblico romanista, aggiunge, non si accontenta di parole: «Ai romanisti non gliela racconti facilmente».

IL MERCATO E I PALETTI FINANZIARI - Il capitolo più amaro riguarda l'estate appena archiviata, condizionata dai vincoli del fair play finanziario: «L'estate è stata una tortura, rivedere di continuo le idee di mercato». I nomi sfumati sono anche di peso, da Greenwood a Summerville, sacrificati sull'altare del monte ingaggi, mentre alla società non viene mossa alcuna accusa: «La proprietà, compatibilmente ai paletti finanziari, ha fatto tutto il possibile». Il contrappeso, spiega, è arrivato dallo spogliatoio, con un gruppo che ha accettato riduzioni di stipendio pur di restare: «Questo spirito è la nostra forza. Non succede ovunque». Sul caso Manu Koné, infine, smentisce di aver avuto un ruolo decisivo: «Non ci è mai arrivata una proposta ufficiale».

MALEN, IL RECORD DI HIGUAIN E MORA - Il tema del momento resta comunque l'attaccante olandese, e il tecnico spiega da cosa nasce l'intuizione tattica che l'ha valorizzato: «Il primo tocco, con cui si crea lo spazio». Sull'asticella da fissare non usa cautela: «Se insidia il record dei 36 di Higuain, non mi sorprende». Non mancano però le richieste, perché la percezione è che a Lecce sia mancata concentrazione dopo il gol: «Si può sbagliare, ma c'è modo e modo». Parole che confermano quanto l'olandese sia diventato l'osservato speciale della vigilia. Elogio pieno, invece, per il giovane portoghese Rodrigo Mora: «Ogni palla che tocca, succede qualcosa. Come succede ai grandi».

L'ESTERNO CHE NON È ARRIVATO - Resta il buco in attacco, quello dell'ala mai acquistata: «Un uomo in più per i cambi e un attaccante con caratteristiche diverse», la funzione che avrebbe avuto. Gli ultimi tentativi portano i nomi di Gittens e Luiz Henrique, ma la linea è stata quella di non accontentarsi: «Prenderne uno normale, tanto per prenderlo, non avrebbe avuto senso». Un capitolo a parte lo merita Santiago Castro, arrivato con una determinazione che ha convinto la panchina: «Si è comprato il biglietto del treno per venire da noi. Non potevo scaricarlo».

DYBALA E LA GESTIONE DELLE ENERGIE - Nessun timore di sovraccaricare l'argentino, semmai il contrario. Il tecnico rivendica una filosofia lontana dalle rotazioni obbligate: «Ci sono parole che odio: preservare, risparmiare, riposare…». Il criterio è uno solo, ed è il giocatore stesso a fissarlo: «Mai fermare un ragazzo che si diverte e giocare». Poi il riferimento che chiude ogni discussione, con una domanda retorica su chi in carriera non si è quasi mai fermato: «Quante ne ha saltate Messi?».

LA CORSA E L'ESAME EUROPEO - Guardando alla classifica, il tecnico allarga il campo delle candidate e inserisce anche i nerazzurri tra chi ha fatto un passo avanti: «Como e Atalanta sono cresciuti». Il compito dei suoi, invece, è duplice: «Noi dobbiamo confermarci in alto e migliorare negli scontri con le big». La sorpresa indicata è l'Udinese, mentre la coppa viene presentata senza proclami: «Un'occasione per conoscerci». In quel percorso conterà anche il bagaglio dei più esperti, a partire da de Roon, appena arrivato da Bergamo. E il ricordo dell'eliminazione contro il Psg ai tempi della Dea brucia ancora, con una battuta che vale un'analisi: «Io feci entrare Da Riva, loro Mbappé».

Un'intervista lunga, dunque, in cui il passato bergamasco non viene mai rinnegato. Ma con un obiettivo dichiarato: cancellare, finalmente, il tabù dell'ex.

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Sezione: Primo Piano / Data: Ven 04 settembre 2026 alle 00:50
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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