Il problema dell’Atalanta non è soltanto tattico. È soprattutto mentale. La squadra di Maurizio Sarri deve ancora trasformare le idee del nuovo allenatore in automatismi. È una fase inevitabile quando si cambia radicalmente modo di giocare, ma durante le partite ufficiali ogni esitazione diventa visibile.

Contro l’Hapoel, i nerazzurri hanno spesso rallentato la manovra proprio perché ogni movimento sembrava richiedere una frazione di secondo in più. Nel calcio moderno, quella frazione può fare tutta la differenza.

LA COSTRUZIONE È IL PRIMO NODO - La costruzione dal basso ha incontrato più difficoltà del previsto. Gaetano è stato seguito a uomo e ha trovato pochi compagni capaci di offrirgli una soluzione pulita. L’infortunio di Scalvini ha complicato ulteriormente la situazione, togliendo una delle possibili alternative per iniziare l’azione da dietro. Il risultato è stato un possesso spesso sterile, incapace di trasformarsi in occasioni concrete.

L’ATTACCO NON HA TROVATO LE DISTANZE - Il problema non si è fermato alla prima costruzione. Davanti, l’Atalanta ha prodotto troppo poco. Le ali sono sembrate particolarmente in difficoltà e l’intesa tra Zalewski, Scamacca e Raspadori non ha ancora trovato una forma convincente. Non è un caso che Krstovic, entrando nella parte finale della partita, abbia dato maggiore energia e pericolosità rispetto al tridente iniziale.

IL SARRISMO HA BISOGNO DI TEMPO - Il nuovo calcio non si costruisce in poche settimane. Sarri chiede movimenti precisi, sincronizzati e ripetuti fino a diventare naturali. Per questo le difficoltà iniziali non devono necessariamente essere interpretate come un fallimento del progetto. Ma il primo obiettivo resta concreto: vincere e qualificarsi. Perché mentre gli automatismi possono aspettare, l’Europa no.

Sezione: Zingonia / Data: Sab 22 agosto 2026 alle 10:15
Autore: Daniele Luongo
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