Il nuovo corso dell’Atalanta non è ancora decollato. La sfida contro l’Hapoel ha lasciato più interrogativi che certezze e soprattutto ha evidenziato quanto il passaggio al calcio di Maurizio Sarri sia ancora lontano dall’essere completato.

La squadra nerazzurra ha mostrato difficoltà nella costruzione del gioco, poca fluidità negli ultimi trenta metri e una compattezza inferiore rispetto a quella vista nelle precedenti stagioni. Non è ancora il momento dei processi, ma nemmeno quello di nascondere i problemi.

A MISKOLC NON CI SARÀ ALTRA STRADA - Giovedì prossimo, in Ungheria, l’Atalanta dovrà vincere. La gara di Miskolc rappresenterà il primo vero bivio della stagione: novanta minuti, eventualmente centoventi, oppure i rigori per decidere il destino europeo dei nerazzurri.

Il campo sarà sostanzialmente neutro, ma la pressione sarà tutta sulle spalle della squadra di Sarri. L’Hapoel ha dimostrato di poter mettere in difficoltà gli avversari, ma dal punto di vista tecnico l’Atalanta resta superiore. Il problema, però, sarà trasformare questa superiorità in campo.

IL TEMPO NON È ANCORA UN ALIBI - Sarri ha parlato di una squadra ancora “pensante”. È probabilmente la fotografia più precisa del momento.

I giocatori devono ancora assimilare movimenti, distanze e automatismi del nuovo sistema. Quando un calciatore deve pensare alla giocata invece di eseguirla naturalmente, il ritmo inevitabilmente rallenta. Il tempo servirà. Ma il calcio, soprattutto quello europeo, non sempre concede tempo.

IL PRIMO OBIETTIVO È LA QUALIFICAZIONE - Prima ancora del bel gioco viene dunque il risultato. L’Atalanta deve conquistare la Conference League per evitare che il nuovo progetto parta già con una zavorra pesante. La qualificazione non risolverebbe tutti i problemi, ma permetterebbe a Sarri di lavorare con maggiore serenità. A Miskolc servirà una squadra diversa. Più cattiva, più veloce e soprattutto più convinta.

Sezione: Conference League / Data: Sab 22 agosto 2026 alle 09:45
Autore: Daniele Luongo
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