L'Atalanta si lecca le ferite ed è chiamata a raccogliere i cocci dopo il momento più complesso e sanguinoso della propria stagione. Le due spallate consecutive, subite nella crudele semifinale di Coppa Italia contro la Lazio e nell'inaspettata débâcle isolana contro il Cagliari, rischiano di trasformarsi in un fardello psicologico insopportabile. La stagione, tuttavia, non è ancora giunta al capolinea e staccare la spina adesso rappresenterebbe un delitto imperdonabile per un gruppo abituato a battaglie campali, pur navigando in acque agitate.
I NUMERI IMPIETOSI E IL MIRAGGIO EUROPEO - La strada che porta verso i salotti continentali si è fatta improvvisamente ripidissima. Il ritardo per agguantare un pass senza dover ricorrere a complessi calcoli e scorciatoie ha toccato quota sette lunghezze. Un ipotetico settimo posto, infatti, aprirebbe le porte della Conference League solamente in caso di trionfo interista nella coppa nazionale. A dipingere un quadro a tinte fosche ci pensano gli algoritmi: i modelli previsionali di Opta confinano a un misero 2,45% le chance per l'undici forgiato dal tecnico Raffaele Palladino di agguantare la sesta piazza. Un crollo vertiginoso certificato da sole due vittorie in campionato, contro Verona e Lecce, da inizio marzo a oggi.
IL LOGORIO FISICO DEI SENATORI - Il calo di rendimento passa inesorabilmente da una tenuta atletica ridotta al lumicino dopo novanta giorni vissuti su ritmi letteralmente forsennati. A tirare la carretta sono stati quasi esclusivamente gli elementi della vecchia guardia. Basti pensare che i tre calciatori di movimento maggiormente spremuti dal mister rispondono ai nomi di Marten de Roon, Davide Zappacosta e Berat Djimsiti, tutti abbondantemente oltre la soglia dei trentatré anni. Pilastri inossidabili dell'anima bergamasca, ma ai quali è fisiologico perdonare l'inevitabile spia della riserva accesa. Uno sforzo supplementare reso obbligatorio dal crollo verticale delle seconde linee, incapaci di fornire un ricambio all'altezza.
IL MISTERO SAMARDZIC E IL FLOP DIFENSIVO - Il dito è puntato inevitabilmente contro chi avrebbe dovuto far fare il salto di qualità. Lazar Samardzic sembrava aver definitivamente conquistato i cuori dei tifosi a fine febbraio, firmando gol pesanti contro il Napoli e sigillando la storica notte europea contro il Dortmund. Un fuoco di paglia, purtroppo. Nonostante le defezioni nel reparto avanzato di Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori, il fantasista serbo è tornato a inabissarsi, collezionando la miseria di quindici minuti nelle ultime cinque sfide. – come analizza La Gazzetta dello Sport – le ombre avvolgono prepotentemente anche il pacchetto arretrato: Odilon Kossounou, atterrato a Zingonia con l'etichetta di campione di Germania, si ritrova con la peggior media voto (5,72) dell'intero pacchetto difensivo. Dopo l'esperienza in Coppa d'Africa, il centrale ivoriano ha visto il campo dal primo minuto soltanto in una singola occasione, sbiadendo il ricordo del grave infortunio che ne aveva limitato l'impatto iniziale.
LE CORSIE IN AFFANNO E LA SCOSSA RICHIESTA - Le delusioni del mercato non risparmiano nemmeno gli esterni. Raoul Bellanova sta faticando tremendamente a ritrovare lo smalto dei giorni migliori: l'unico assist stagionale stride clamorosamente con le dieci invenzioni sfornate nella passata annata, un divario numerico troppo ampio per essere giustificato unicamente dalla lesione muscolare patita a cavallo tra dicembre e gennaio. Analogo discorso per Kamaldeen Sulemana, giunto in estate dal Southampton e fermo a un modesto bottino di tre reti e due assistenze in trentacinque apparizioni totali. Un ruolino di marcia decisamente insufficiente per chi aspira a mantenere le posizioni d'élite.
Le ultime quattro battaglie esigono l'orgoglio di un gruppo intero. Ritrovare la magia della New Balance Arena e l'apporto incondizionato delle alternative è l'unica ricetta per salvare la stagione e proiettarsi al futuro con nuove certezze.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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