Il primo atto della finalissima di Coppa Italia Primavera va in archivio lasciando in dote un passivo amaro ma non irreparabile per l'Atalanta. Sul glorioso palcoscenico milanese dell'Arena Civica «Gianni Brera», sotto lo sguardo attento del commissario tecnico azzurro Luciano Spalletti presente in tribuna, la compagine bergamasca si ritrova a rincorrere la Juventus dopo quarantacinque minuti ad altissima tensione emotiva. I ragazzi oggi guidati in panchina da Marco Zanchi, complice la squalifica di Giovanni Bosi, hanno pagato a carissimo prezzo un'ingenuità individuale, pur sciorinando una manovra a tratti avvolgente che lascia ampi margini per sognare la clamorosa rimonta.
L'EQUILIBRIO TATTICO DELLE GRANDI OCCASIONI - L'approccio alla sfida è di quelli che certificano la maturità del gruppo. L'undici lombardo non si lascia intimorire dalla posta in palio, imbastendo una fitta ragnatela di passaggi per disinnescare l'aggressività iniziale della truppa sabauda allenata da Simone Padoin. La prima fase della gara scivola via sui binari di uno studio reciproco, con il pacchetto avanzato nerazzurro che prova a pungere sfruttando la vivacità sulle corsie esterne, scontrandosi però contro una retroguardia avversaria disposta in modo accorto e geometrico.
L'INFORTUNIO LETALE E L'IMMEDIATA REAZIONE - Il sottile filo che regge l'equilibrio della finale si spezza inesorabilmente intorno alla mezz'ora. Nel tentativo di allontanare una sfera rovente dal limite dell'area, il centrocampista bergamasco Arrigoni incappa in un maldestro disimpegno, innescando involontariamente la conclusione di Rizzo. Il difensore juventino si inventa una parabola beffarda che muore in rete, gelando la tifoseria orobica accorsa in massa a Milano. La risposta della Dea è furente e immediata: il centravanti Camara svetta di prepotenza nel cuore dell'area, ma si vede strozzare in gola l'urlo del pareggio dall'intervento prodigioso dell'estremo difensore Radu.
LA TECNOLOGIA E IL MIRACOLO SALVAVITA - Subìto lo svantaggio, la baby Dea rischia di accusare il colpo dal punto di vista psicologico, prestando il fianco alle letali ripartenze bianconere. Su un pallone scodellato con contagiri in piena area, il colpo di testa a botta sicura del reparto offensivo piemontese sembra destinato a scrivere la parola fine sull'incontro. È in questo preciso istante che si materializza il vero miracolo di giornata: il portiere orobico Anelli si distende con un riflesso irreale, arpionando la sfera esattamente sulla linea bianca. Una prodezza assoluta, validata dalla sala video (FVS) dopo interminabili istanti di attesa, che vale quanto un gol segnato.
Il duplice fischio rimanda le squadre negli spogliatoi su un risultato di svantaggio che punisce forse eccessivamente la prestazione corale della formazione giovanile lombarda. Nel secondo tempo servirà gettare il cuore oltre l'ostacolo, trasformando la frustrazione per lo svantaggio in lucida ferocia agonistica. La Juventus ha dimostrato di essere letale al primo errore, ma questa Atalanta ha l'obbligo morale di crederci fino all'ultimo respiro per provare a stringere tra le mani l'ambita coppa.
ATALANTA-JUVENTUS 0-1 (p.t. 0-1)
Marcatori: 27' Rizzo (J)
ATALANTA (3-5-2)
Anelli; Isoa, Parmiggiani, Ramaj; Idele, Artesani, Arrigoni, Pedretti, Leandri; Baldo, Camara.
A disposizione: Zanchi, Galafassi, Cakolli, Cojocariu, Rinaldi, Valdivia, Gasparello, Bono, Aliprandi, Percassi, Mouisse.
Allenatore: Marco Zanchi.
JUVENTUS (3-4-2-1)
Radu, Verde, Montero, Rizzo; Leone, Milia, Makiobo, Grelaud; Merola, Tiozzo, Durmisi
A disposizione: Huli, Gnikpingo, Keutgen, Comellas, Bellino, Ceppi, Elimoghale, Borasio, Bracco, Gielen, Corigliano.
Allenatore: Simone Padoin.
Arbitro: Stefano Striamo di Salerno.
Note: Recupero p.t. 2'
© Riproduzione Riservata
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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