A pochi giri di lancette dalla delicata e fondamentale sfida esterna contro il Cagliari, l'universo nerazzurro si trova a un crocevia nevralgico della propria stagione. Smaltire le scorie di una dolorosa eliminazione in semifinale di Coppa Italia e riversare ogni stilla di energia nella rincorsa a un piazzamento europeo è l'imperativo categorico per gli uomini di Raffaele Palladino. Per radiografare il momento della Dea e allargare lo sguardo alle grandi manovre del calcio italiano, tra panchine infuocate e gestione legale dei top player, abbiamo interpellato in esclusiva l'Avvocato Cesare Di Cintio. Il fondatore del rinomato studio bergamasco DCF Legal, profondo conoscitore delle dinamiche calcistiche e legali, offre una disamina lucida e argomentata: dalle turbolenze romane con l'avvento di Gasperini, alla trasformazione tattica dell'Atalanta, fino ai segreti del rinnovo contrattuale di Manuel Locatelli, emblema dell'atleta-azienda moderno.
Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Avvocato, partiamo dalle turbolenze che hanno animato la Capitale in queste settimane: l'avvicendamento sulla panchina della Roma tra Ranieri e l'ex tecnico nerazzurro Gian Piero Gasperini. Qual è la sua lettura su questo ribaltone tecnico e sul rendimento del mister?
«Secondo me, Gian Piero Gasperini è un grandissimo allenatore ed è, senza dubbio, il futuro della Roma. È chiaro che si è trovato a operare in una situazione di rosa profondamente differente da quella che aveva costruito all'Atalanta, dove la profondità delle alternative era un'arma letale. Nonostante questo, stava facendo benissimo. Gasperini magari non sarà la persona più empatica del mondo dal punto di vista comunicativo, ma c'è un dato oggettivo: quando le sue squadre scendono in campo, offrono un grande spettacolo. Nella prima parte del campionato abbiamo ammirato una Roma spettacolare. Poi, inevitabilmente, se a un certo punto vengono a mancare pedine offensive fondamentali come Dybala o Dovbyk, e se si infortuna Angelino, la situazione si complica. Non avendo la stessa profondità di rosa che aveva a Bergamo, si è trovato costretto a fare di necessità virtù, pescando a piene mani dai giovani. Ma anche qui sta la sua immensa grandezza: lanciare talenti, fare esordire ragazzi come Pisilli, classe 2006, che sotto la sua guida ha compiuto una crescita esponenziale, o esaltare attaccanti come Malen, che sta vivendo il miglior periodo della carriera. Per questo ritengo che la Roma non debba assolutamente sbagliare: deve proteggere questo progetto e continuare il percorso con Gasperini».
Tornando alle vicende di casa, la ferita per l'eliminazione in semifinale di Coppa Italia per mano della Lazio brucia ancora. Come valuta l'epilogo di quella doppia sfida e la crudele lotteria dei rigori?
«È un epilogo che dispiace tantissimo, in primis a tutta Bergamo e all'appassionata tifoseria nerazzurra. La squadra ha saputo tenere viva la partita fino all'ultimo istante, ma è chiaro che i calci di rigore restano sempre un terno al lotto; quando si arriva a quel punto, c'è il rischio concreto che l'inerzia non vada per il verso giusto. Ci siamo trovati di fronte un Motta in vera e propria serata di grazia: dopo un inizio incerto con i piedi, il portiere biancoceleste ha compiuto una parata clamorosa su Scamacca nel finale e, durante la serie dei rigori, respingendone quattro su cinque, ha dimostrato che la Lazio ha meritato il passaggio del turno. Volenti o nolenti, i rigori premiano chi sbaglia di meno. Dobbiamo dare grande merito agli avversari di non aver mai mollato la presa, rimanendo in partita anche nei frangenti in cui l'Atalanta sembrava destinata a prevalere. Maurizio Sarri ha dimostrato per l'ennesima volta di essere un grandissimo allenatore, che personalmente apprezzo moltissimo. Faccio i miei complimenti alla Lazio e le auguro di disputare una finale spettacolare contro l'Inter: il nostro calcio ha un disperato bisogno di partite di questo spessore da promuovere all'estero».
Nonostante l'amarezza, la squadra ha mostrato valori importanti. C'è un giocatore simbolo a cui mister Palladino non può assolutamente rinunciare in questo assalto finale alla zona Europa, traguardo da centrare dopo il complesso avvio sotto la gestione Juric?
«Assolutamente sì, ed è il solito Mario Pasalic. Devo dire che lui è un giocatore a cui si può rinunciare difficilmente. È il calciatore più forte, continuo ed essenziale di questa squadra. Agisce senza tanti fronzoli, ma è veramente il top player silenzioso della Dea, capace di dimostrare ogni volta – sia partendo da titolare sia subentrando dalla panchina – di essere un elemento determinante. Ora la missione è tornare a concentrarsi ferocemente sul campionato e incamerare il maggior numero di punti per agganciare il treno europeo, che deve essere l'obiettivo dichiarato della società. L'Atalanta di oggi risulta competitiva e sempre in partita. È innegabile che con l'avvento di Raffaele Palladino ci sia stato un netto e vitale cambio di marcia. In questo momento stiamo purtroppo scontando la partenza ad handicap avuta in avvio di torneo. Ci tengo a precisare che Ivan Juric non è assolutamente un cattivo allenatore: aveva ottenuto ottimi risultati a Verona e Torino, ma purtroppo a Bergamo ha imboccato una serie di dinamiche che non si adeguavano al suo modo di intendere il calcio. Non ha trovato l'ambiente giusto in cui misurarsi, ma questo non cancella il suo valore. Palladino, tuttavia, ha dimostrato di essere decisamente più adatto alle caratteristiche attuali di questo gruppo».
Spostando l'attenzione sull'attività del suo studio in Via Tasso, la DCF Legal segue fin dagli esordi Manuel Locatelli, oggi capitano della Juventus fresco di rinnovo fino al 2030. Come si gestisce la carriera di un fuoriclasse che oggi è diventato, a tutti gli effetti, un'azienda strutturata?
«È una storia professionale e umana che mi riempie di orgoglio. Conosco Manuel da quando aveva appena quindici anni, periodo in cui la sua famiglia decise di affidarsi al nostro studio. La grandezza di questa vicenda risiede nel fatto che abbiamo di fronte un ragazzo assolutamente normale, e lo dico come il più grande dei complimenti. Proviene dalla classica famiglia della porta accanto ed è rimasto esattamente tale nonostante oggi porti al braccio la fascia di capitano della Juventus. È diventato un top player perché, prima di tutto, è una grande persona. Sotto la guida di Luciano Spalletti sta raggiungendo l'apice della maturità tecnico-agonistica: il mister lo ha messo nelle condizioni di tirare fuori il meglio, abbinando tantissima qualità a un'incredibile quantità. Manuel è il perno della Juventus, ma sarà anche il pilastro per il rilancio della Nazionale italiana; non a caso, appena è uscito nella sfida contro la Bosnia, gli azzurri sono crollati. Ha rinnovato fino al 2030, quando avrà 32 anni e sarà ancora nel pieno dell'efficienza atletica. Intorno a lui abbiamo costruito un team formidabile: ci sono agenti di spessore come Stefano Castelnovo, che lo segue storicamente da quando era un ragazzino, ed Edoardo Cernia, professionista giovane e molto operativo a livello internazionale. Oggi l'atleta moderno non può prescindere da una struttura bicefala: da un lato gli agenti per la gestione tecnico-sportiva quotidiana, dall'altro uno studio legale che lo supporti a 360 gradi. Le dinamiche legate ai diritti d'immagine, ad esempio, sono diventate nevralgiche. Occorre sapersi districare con abilità tra i vincoli imposti dai club e le libertà di sponsorizzazione lasciate al calciatore. L'opera di tutela non è più soltanto sportiva, ma spiccatamente tecnico-legale».
Una visione nitida e a tutto tondo, capace di unire il profumo dell'erba del campo alle complesse dinamiche delle scrivanie direzionali e del diritto sportivo. L'Avvocato Cesare Di Cintio ci consegna il ritratto di un'Atalanta chiamata a un ultimo, disperato scatto d'orgoglio europeo, in un calcio italiano in profonda mutazione dove il confine tra il campione sul rettangolo verde e l'azienda al di fuori di esso è ormai definitivamente svanito.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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