Vincenzo Italiano mette un punto fermo sulla vicenda che ha accompagnato la sua uscita dal Bologna: la separazione non è nata da un accordo con il Napoli. Il tecnico, oggi alla guida del Besiktas, rivendica una scelta maturata a prescindere da qualsiasi retroscena, e sulla riunione romana di cui tanto si è parlato taglia corto: «L'argomento è andato in prescrizione».

PERCHÉ HA LASCIATO IL BOLOGNA - Il rapporto con Aurelio De Laurentiis, spiega, è sempre stato di stima reciproca, ma le strade si sono divise altrove. Il club rossoblù, ammette, ha provato in ogni modo a trattenerlo e lui avrebbe potuto restare senza problemi: a pesare è stata l'assenza dell'impegno continentale, diventato un'abitudine nelle ultime cinque stagioni e ormai parte del suo modo di intendere il lavoro. Da qui l'idea che un mini-ciclo fosse arrivato naturalmente alla conclusione, con l'aria nuova utile a entrambe le parti.

LA DECISIONE A BIRMINGHAM - Il momento esatto ha una data e un luogo: l'eliminazione europea maturata in Inghilterra. È lì, racconta, che ha capito come il progetto di un Bologna internazionale non avrebbe avuto seguito nell'immediato. Prima, invece, c'erano stati i rifiuti al Milan, arrivati soltanto dopo il trionfo in Coppa Italia, quando l'entusiasmo per il primo trofeo lo aveva convinto a proseguire. Nel frattempo si era mosso anche il Benfica: un colloquio c'è stato, con i portoghesi leali nel comunicargli che davanti a lui c'era un altro allenatore.

IL BESIKTAS E IL MANDATO EUROPEO - Dell'esperienza turca parla con entusiasmo: club di primo livello, organizzazione eccellente, centro sportivo all'altezza e un pubblico che spinge dal primo minuto come mai gli era capitato di vedere. La richiesta della società è netta: l'Europa, in una delle due forme possibili. C'è il doppio confronto con il Midtjylland, poi eventualmente un altro turno e i playoff di Europa League; in caso di uscita, la rotta porterebbe ai preliminari di Conference. Un avvio che, per sua stessa ammissione, somiglia molto a quello bolognese: squadra da completare e tanti giovani in ritiro.

DA TROSSARD AL NODO SALAH - In campionato l'obiettivo dichiarato è infastidire il Galatasaray, dominatore delle ultime quattro stagioni. La rosa è già competitiva, ma due o tre innesti la renderebbero superiore: Trossard è atteso ai primi di agosto – come racconta La Gazzetta dello Sport – mentre sul fronte più suggestivo, quello che porta a Salah, il tecnico frena: «Per ora è tutto congelato». Intanto si affida a Kokcu, che considera un capitano vero. Sul mercato italiano ammette di aver chiesto uno o due giocatori del Bologna, senza rivelare i nomi.

BOLOGNA RESTA ADDOSSO - Il capitolo emotivo è quello più sentito. Chiudendo gli occhi rivede la scena dell'Olimpico dopo il successo sul Milan, portato in trionfo davanti a trentamila persone, e confessa che la Coppa Italia sarebbe l'unico tatuaggio che si concederebbe. Ai tifosi, nelle parole raccolte dalla rosea, manda un messaggio diretto: «mi sono rimasti dentro e addosso». Sul mercato rossoblù si dice contento per Santiago Castro, di cui elogia fame e generosità, e ammette di aver pensato ad Artem Dovbyk già a gennaio. Mentre sul rinnovo ancora in sospeso di Riccardo Orsolini è categorico: non riesce a immaginare il Bologna senza di lui, né il contrario.

IL PRONOSTICO SULLA SERIE A - Chiusura sul campionato che verrà. Il Milan, osserva, ha scelto un allenatore forte, ma la griglia resta guidata dall'Inter, con il Napoli immediatamente dietro. E c'è un nome che non va sottovalutato: Gian Piero Gasperini, che secondo lui ha ancora parecchio da far vedere. Un giudizio che pesa, alla luce degli equilibri delle venti rose alla vigilia del via.

Sul resto, nessuna nostalgia da recriminare. Solo un Bosforo da attraversare ogni giorno, per un allenatore che continua a non stare fermo un minuto.

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Sezione: Calcio Estero / Data: Gio 30 luglio 2026 alle 09:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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