L'Italia di Roberto Mancini è entrata nella memoria collettiva per il doppio regista, il palleggio e lo spettacolo. Il problema, oggi, è che quel modello non trova interpreti sovrapponibili: il ct ripartirà da un'idea rimasta identica, ma dovrà rassegnarsi a qualche variazione sul tema.

IL MODELLO DI WEMBLEY - Sulla lavagna era un 4-3-3 che si trasformava in 3-2-5, e per un intero torneo nessuno riuscì a smontarlo. Jorginho e Marco Verratti garantivano superiorità permanente al centro, Giovanni Di Lorenzo si stringeva accanto a Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini per costruire una linea a tre tecnica e mobile, mentre Leonardo Spinazzola si trasformava in quinto attaccante. Poi, dopo quella notte londinese, la storia ha preso un'altra piega.

PORTA BLINDATA - È il reparto dove il ct dorme tranquillo. Gianluigi Donnarumma resta uno dei migliori al mondo e l'intesa con l'allenatore è totale; Marco Carnesecchi è il legittimo vice, con Guglielmo Vicario in vantaggio su Meret e Caprile per la terza casacca. Mancini, del resto, in passato ne ha convocati spesso quattro anche per esigenze di partitella.

ESTERNI: CALAFIORI E PALESTRA - Il vero rebus è la fascia destra. L'unico profilo con i piedi e la mobilità di Di Lorenzo è Riccardo Calafiori, che però agisce a sinistra e lì parte davanti a Federico Dimarco, di indole più offensiva. Conseguenza logica: se il ct riproporrà quella difesa a tre e mezzo, l'ampiezza dovrà arrivare dal terzino destro. E qui la scelta abbonda, perché Marco Palestra è un attaccante aggiunto travestito da difensore, cresciuto con l'abitudine a giocare a cinque, con Cambiaso da ritrovare e Ruggeri da non archiviare.

CENTRALI, TRE NOMI PER DUE MAGLIE - Al centro la coperta si accorcia: Giorgio Scalvini, Gianluca Mancini e Alessandro Bastoni, quest'ultimo poco a suo agio nella linea a quattro. Le prospettive migliori, però, arrivano dal futuro: Honest Ahanor è quasi pronto e Leoni, al rientro dall'infortunio, promette molto. Insomma, la linea verde azzurra passa spesso da Bergamo.

NESSUN EREDE DI JORGINHO - In cabina di regia manca un profilo di quel tipo. Il più vicino sarebbe Sandro Tonali nella versione originale, quella di Brescia e Milan, prima della virata offensiva delle ultime gestioni – come analizza La Gazzetta dello Sport –, con Locatelli e Ricci a completare il ventaglio. Accanto a lui il simil Verratti avrebbe un nome, Nicolò Fagioli, a cui serve continuità: più probabile che si parta da Nicolò Barella, oggi meno incursore, con Pisilli in posizione più avanzata.

ATTACCO, IL REPARTO COMPLETO - Davanti il quadro cambia registro. Francesco Pio Esposito è presente e futuro, Mateo Retegui è una scoperta dello stesso Mancini, Gianluca Scamacca tornerebbe titolare se ritrovasse la versione migliore. Nel 4-3-3 c'è posto per un solo numero nove, ma Moise Kean può reinventarsi punta laterale, come il ct ha lasciato intendere. E se si passasse al 4-2-3-1, quella posizione dietro il centravanti sarebbe perfetta per lui, per Raspadori e per Nicolò Zaniolo, che dopo l'infortunio non è più l'ala di un tempo.

Scorrendo l'elenco, insomma, la sensazione è chiara: questa Italia ha meno certezze del 2021, ma non è affatto a corto di materiale.

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Sezione: Italia / Data: Gio 30 luglio 2026 alle 08:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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