L'ora della verità scocca all'Unipol Domus. La rincorsa ai traguardi europei dell'Atalanta passa per le insidie di un catino sardo pronto a ribollire di tifo e disperazione sportiva. A suonare la carica in conferenza stampa è Fabio Pisacane, condottiero di un Cagliari chiamato a gettare il cuore oltre l'ostacolo per arginare la corazzata bergamasca e scacciare i fantasmi di una classifica che non ammette alcun calo di tensione.
IL FATTORE PALLADINO E LA RABBIA DEA - Le scorie dell'eliminazione in Coppa Italia della formazione orobica rappresentano un'arma a doppio taglio secondo l'allenatore campano. Analizzando l'avversario, il mister isolano non si fida affatto di un possibile tracollo psicologico dei lombardi: «L'uscita dalla competizione può far sentire il contraccolpo, ma rischia anche di infondere ulteriore energia. Sotto la sapiente guida di Raffaele Palladino, l'organico ha raggiunto una maturità impressionante nella gestione dei momenti chiave e ha sviluppato una straordinaria solidarietà di squadra». Un attestato di stima che suona come un chiaro monito per i suoi, chiamati a un'impresa ardua contro un collettivo ferito e desideroso di immediato riscatto lontano dal fortino amico della New Balance Arena.
CALI DI TENSIONE E CORSA SALVEZZA - La concentrazione sarà il vero ago della bilancia per i padroni di casa. Il tecnico individua proprio nell'aspetto mentale il tallone d'Achille palesato recentemente dai suoi ragazzi, spesso puniti nei primissimi minuti di gioco: «I gol incassati a inizio gara o in avvio di ripresa sono frutto di una mancata concentrazione, è una questione di testa prima ancora che fisica. Dobbiamo innalzare il livello di attenzione nei momenti topici». Il rassicurante vantaggio di cinque lunghezze sulla zona rossa non autorizza rilassamenti: «Avere margine è un bene, ma è doveroso mettere fieno in cascina per raggiungere l'obiettivo. Se facciamo i punti che ci servono, potremo preoccuparci ben poco dei risultati altrui».
SCELTE OBBLIGATE E L'ATTACCO RITROVATO - La vigilia è purtroppo macchiata da un'infermeria decisamente affollata. Mancheranno all'appello pedine fondamentali come Leonardo Pavoletti, Luca Mazzitelli, Mattia Felici e Rachid Idrissi. Nonostante l'emergenza, la guida tecnica sorride per il recupero di preziose soluzioni nel reparto avanzato, esaltando il sacrificio tattico di Sebastiano Esposito: «Lui è propenso a lottare per la squadra anche quando non glielo si chiede, quest'anno è entrato definitivamente nel vivo del gioco. Abbiamo sofferto adattando i centrocampisti, ma ora ho la possibilità di schierare attaccanti di ruolo e, se li ho a disposizione, li butto in campo». Parole di incoraggiamento anche per il giovane talento Semih Kiliçsoy: «Viene da una cultura diversa, all'inizio lo abbiamo coccolato parecchio. Ha accusato il Ramadan, ma questa settimana si è allenato con grande intensità e mi auguro che in questo finale faccia uno step decisivo».
GERARCHIE DIFENSIVE E VALORI ETICI - A blindare la retroguardia non ci sarà dal primo minuto Alberto Dossena. L'esclusione del centrale, a vantaggio dell'inserimento di Rodriguez, è spiegata per mere ragioni tattiche e di compatibilità con Yerry Mina: «Dossena e Mina si somigliano molto per caratteristiche, mentre Rodriguez ci garantisce una geometria diversa essendo un mancino naturale. Le mie sono scelte tecniche, ho profonda stima in Alberto e in Gabriele Zappa, un ragazzo quest'ultimo che merita tutta la nostra considerazione e ci dà sempre una mano». Infine, una suggestiva chiosa sui veleni che intossicano il calcio moderno: «Cerco sempre di essere leale e di lavorare sui valori. Gli errori fatti in buona fede si possono tollerare per potersi migliorare; il mio compito è difficile ma voglio ostinatamente trasmettere messaggi positivi».
Novanta minuti di fuoco attendono l'impianto sardo: una battaglia tattica, fisica e soprattutto nervosa, dove il Cagliari si gioca fette vitali di salvezza e l'Atalanta il proprio irrinunciabile passaporto europeo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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