Dieci anni di un'identità riconosciuta in tutta Europa, e ora un allenatore che pensa il calcio all'opposto. È il nodo più delicato dell'estate bergamasca, e Maurizio Sarri lo ha affrontato di petto nella conferenza stampa di presentazione alla stampa, senza scorciatoie diplomatiche: cosa resta della Dea che conosciamo e cosa, invece, dovrà cambiare per forza. Con un centrocampo ancora tutto da costruire e da reinventare, la risposta pesa più di qualsiasi slogan.
Mister, conosciamo il suo calcio e conosciamo la tradizione degli ultimi dieci anni a Bergamo: due filosofie diverse. Quanto Sarri vedremo in questa Atalanta e quanto prenderà invece da ciò che ha trovato?
«Prima di tutto vorrei ringraziare tutta la società per essere presente in questo momento. Uno dei motivi per cui sono qui è la determinazione con cui mi hanno cercato e la stima che ho nei confronti di questa famiglia e di questa società: una stima che non viene da un breve periodo, ma da lontano. Mi ha sempre colpito molto lo stadio, il clima che si respira dentro lo stadio, e questa sensazione di una società basata prettamente sul lavoro: è uno dei motivi per cui sono venuto molto volentieri. È chiaro, la filosofia di calcio è completamente differente: vediamo quello che si può tenere e quello che, purtroppo, per le idee di calcio che ho sarò costretto a cambiare, anche perché io devo trasmettere un calcio che sento dentro, non è che posso trasmetterne un altro tipo. L'importante è vedere una buona Atalanta, e vederne le caratteristiche anche mentali: in questi anni abbiamo visto una squadra che lavora durante la settimana, perché faceva partite che presupponevano tanto lavoro dietro. Una squadra bella determinata, che lottava tutte le partite: io spero si rivedano queste caratteristiche».
Sul cambio di stile di gioco, dalla difesa a tre alla linea a quattro: servirà più o meno tempo di quanto pensava? E sta già lavorando per riadattare qualche giocatore, penso a Samardžić mezzala, Zalewski o Raspadori centravanti?
«Sto effettivamente provando sia Zalewski sia Samardžić come interni di centrocampo. Raspadori è un giocatore forte, lo seguo da tantissimi anni e quest'anno ho la fortuna, dopo un inseguimento durato quattro-cinque anni, di poterlo finalmente allenare. Però non bisogna dimenticare che qui dentro abbiamo due centravanti di valore, perché ci sono Krstović e Scamacca, due ragazzi che l'anno scorso hanno giocato pochissimi minuti contemporaneamente e hanno fatto più di venti gol in due: è come avere un centravanti che ti fa più di venti gol. Valutando anche questo, in questo momento Giacomo lo stiamo utilizzando da esterno. Poi, quando saremo al completo, vedremo come stanno andando avanti questi tentativi e quale può essere la soluzione definitiva».
Parliamo di Gaetano: lei che ha portato Jorginho a fare i famosi 180 passaggi col Verona, si aspetta ancora qualcosa in quel ruolo o dobbiamo pensare a soluzioni diverse, per esempio De Roon con un centrocampo a due?
«Gaetano è stata un'idea del direttore. Io gli ho detto che in quel ruolo l'ho visto poco e, quando l'ho visto, l'avevo visto fare anche piuttosto bene: quindi è una scelta condivisa. Ma questo non toglie possibilità a De Roon e a tutto il resto, anche perché io spero che la nostra stagione sia lunga, molto lunga, molto faticosa e piena di partite: ci sarà bisogno di più soluzioni, e la possibilità di un 4-2-3-1 come modulo alternativo a quello che abbiamo intenzione di provare nella fase iniziale è plausibile».
Un tecnico che rivendica la propria idea senza rinnegare l'eredità mentale del decennio nerazzurro, consapevole che i primi mesi saranno un cantiere aperto. E nell'intervista integrale c'è molto altro: dal programma personalizzato costruito per Scamacca ai quattro ragazzi che, assicura, giocheranno in Serie A.
LEGGI QUI → L'intervista integrale di Maurizio Sarri
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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