C'è un mestiere, tra i più antichi, in cui il primo gesto di chi subentra è l'inventario: il gioielliere che rileva una bottega avviata apre le teche, passa in rassegna i pezzi uno per uno, e solo alla fine decide cosa esporre e cosa cedere. Cristiano Giuntoli si è presentato così al popolo atalantino, dalla sala stampa della New Balance Arena, con al fianco Luca Percassi: un'ora di inventario ad alta voce, chiusa con la frase che vale il pezzo. «Non vogliamo toccare nessuno». Il gioielliere ha guardato le teche e ha deciso di non vendere.
Non è una posa, è un metodo, e chi conosce la carriera dell'uomo lo sa. Giuntoli è quello che ha portato il Carpi dalla Serie D alla Serie A con quattro promozioni in cinque stagioni, che nel 2015 è sbarcato a Napoli — nella stessa estate di Maurizio Sarri, e ci torneremo — e ci ha costruito lo scudetto del 2023, che alla Juventus ha vissuto un biennio più tormentato chiuso comunque con una Coppa Italia. Un dirigente cresciuto scavando nei campionati minori, non comprando vetrine già illuminate. Per questo il suo elenco di ieri — crediamo in Scamacca, in Scalvini, in De Ketelaere, in Raspadori, Carnesecchi «è un nostro gioiello» — non suona come la solita liturgia di luglio: suona come la dichiarazione patrimoniale di uno che i gioielli, in carriera, li ha sempre riconosciuti prima degli altri. E infatti Ederson, che pareva già a Manchester, ora è materia da rinnovo: «Siamo rimasti stupiti ma contenti», ha ammesso, con l'onestà di chi non aveva previsto il regalo.
Apro una parentesi doverosa: il ritorno della coppia Giuntoli-Sarri, undici anni dopo Napoli, non è nostalgia ma architettura. Il ds ha spiegato la scelta con una nettezza rara nelle presentazioni: si passa «da una marcatura a uomo stretta a un orientamento completamente sulla palla», un'identità opposta ma altrettanto chiara. E ha avuto la franchezza di aggiungere che «non sarà una passeggiata di salute». Chiusa la parentesi: chi si aspettava proclami ha trovato un artigiano che parla di adattamento, tempi, cammino. Il contrario del rivoluzionario da conferenza stampa.
Poi c'è il passaggio che a Bergamo pesa più di tutti, quello sulla «cantera che ci invidia tutto il mondo». Giuntoli ha confessato che il settore giovanile è stato il motivo decisivo del suo sì, arrivato peraltro «dopo un secondo», e ha rivendicato il coraggio dirigenziale di mettere dentro i ragazzi. Parole che trovano subito un banco di prova concreto: dopo la cessione di Palestra, l'unico strappo di quest'estate, il vuoto sulla corsia destra dirà se il vivaio è retorica o cantiere. Sul resto, l'uomo che a Carpi controllava persino l'erba dei campi ha lasciato intendere che prima di guardare fuori vuole capire cosa c'è davvero dentro la bottega che ha ereditato.
Vi sembra poco, per una presentazione? Macché poco. In un calcio dove ogni insediamento promette rivoluzioni, Giuntoli ha promesso l'esatto contrario: continuità dei gioielli, cambio radicale solo dell'idea di gioco. La rivoluzione più profonda dell'estate atalantina comincia con un impegno al silenzio. Quello delle cessioni che non ci saranno.
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Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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