Maurizio Sarri è il nuovo allenatore dell'Atalanta e dal Centro Bortolotti di Zingonia ha aperto ufficialmente il suo capitolo nerazzurro. Una presentazione senza proclami, in cui il tecnico toscano ha messo sul tavolo la parola che gli sta più a cuore: lavoro. «Voglio vedere una squadra che lavora durante la settimana», ha spiegato, «ho dei ragazzi determinati e voglio che si calino nella mentalità giusta». Al suo fianco i patron Antonio Percassi e Pagliuca, oltre all'Ad. Luca Percassi e il ds Cristiano Giuntoli. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
IL RINGRAZIAMENTO ALLA SOCIETÀ - Il primo pensiero è andato al club. Alla domanda su quanto intenda raccogliere dell'Atalanta degli ultimi anni, Sarri ha risposto partendo dalla stima ricevuta, quella che lo ha portato a Bergamo. Lo hanno colpito lo stadio, il clima, il modo di lavorare della società. La sua filosofia, ha ammesso senza infingimenti, resta molto differente. Ma la priorità non cambia: «vedere una buona Atalanta».
MERCATO E QUALITÀ DELLA ROSA - Sul fronte mercato il tecnico non si sbilancia, pur riconoscendo che i mezzi per una stagione importante ci sono. «Il mio direttore sa come penso il calcio», ha osservato, sottolineando poi come l'Atalanta abbia una propria filosofia da rispettare. La qualità in rosa, dice, non manca: sul resto si vedrà. Un equilibrio, quello con Cristiano Giuntoli, che sembra già rodato. Alla società, del resto, ha chiesto una cosa sola: lavorare. E l'obiettivo, aggiunge, sarà dare tutto.
IL 4-3-3 E I RIADATTAMENTI - Il cantiere tattico è aperto. Lazar Samardžić è già stato provato in una posizione nuova, mentre su Giacomo Raspadori il tecnico si è tolto un sassolino: era un giocatore che avrebbe voluto allenare già alla Lazio. Davanti, poi, l'Atalanta ha due centravanti importanti come Nikola Krstović e Gianluca Scamacca. Il quadro definitivo, avverte, arriverà solo a gruppo al completo.
GAETANO E LE VARIANTI - Sull'arrivo di Gianluca Gaetano il giudizio è netto: «È stato un grande regalo del direttore». Con una postilla di realismo, perché la stagione sarà lunga e il 4-3-3 non sarà un dogma: il 4-2-3-1 resta un'alternativa concreta. Staremo a vedere, ha chiuso.
IL CAPITOLO LAZIO - Infine il passato biancoceleste, affrontato senza polemiche: ai tifosi della Lazio, ha detto Sarri, può soltanto voler bene, al netto di tutto quello che è successo.
LA SFIDA DEL CENTRAVANTI AL 100% - Il potenziale inespresso resta il rovello di ogni allenatore, e nel caso della punta orobica il margine di crescita appare persino superiore a quanto il rendimento abbia finora certificato. Il tecnico riconosce lo spessore di Gianluca Scamacca, ma alza deliberatamente l'asticella: «È un centravanti forte, ma sono convinto che abbia le caratteristiche per fare di più». Un traguardo che non può però essere raggiunto in solitaria, perché il lavoro dello staff necessita di una risposta piena da parte del giocatore stesso: «La grande sfida è portarlo al 100%, e speriamo anche nella collaborazione del ragazzo».
SCALVINI E LA DIFESA DA DISEGNARE - Il reparto arretrato resta il cantiere aperto di questa fase, un laboratorio in cui misurare soluzioni e adattamenti prima che il campionato presenti il conto. L'allenatore non si sbilancia su gerarchie definitive e preferisce lasciare aperto il ventaglio delle opzioni: «Valuteremo diverse opportunità», spiega, indicando in Giorgio Scalvini l'elemento su cui sperimentare con maggiore duttilità. Il difensore azzurro, per struttura e letture, si presta infatti a più collocazioni lungo la linea: «Su cui anche provare Scalvini come centro sinistra o centro destra».
LA GRANDE FAMIGLIA NERAZZURRA - Nel calcio contemporaneo, dove la pazienza è merce rara e le panchine traballano al primo scossone, il valore di una proprietà solida e coerente diventa un patrimonio tecnico prima ancora che ambientale. Il tecnico conferma di aver ritrovato dall'interno ciò che aveva percepito da lontano: «L'impressione dell'Atalanta è sempre quella di una grande famiglia», sottolinea. Un'immagine che il passaggio dallo sguardo esterno alla quotidianità della guida tecnica non ha incrinato, anzi: «Sono contento che sia stata confermata anche questa cosa dopo essere diventato allenatore».
EDERSON, UN PILASTRO CON LA TESTA GIUSTA - Le sessioni di mercato lasciano sempre strascichi emotivi, e trattenere un elemento cardine significa poco se poi il giocatore resta con lo sguardo altrove. Il tecnico scioglie ogni dubbio sul futuro del centrocampista: «Ederson ritornerà in squadra», e ammette senza giri di parole quale fosse il vero timore: «La mia paura era con quale testa il ragazzo potesse rimanere qui con noi». Una preoccupazione dissipata dai fatti e dall'atteggiamento del brasiliano, che ha risposto con la disponibilità di chi vuole restare protagonista: «Anzi, Ederson ha dimostrato grande voglia di rimanere e sarà un pilastro di questa Atalanta».
DALL'UNDER 23 MATERIALE PER LA SERIE A - La vetrina del settore giovanile non è un esercizio di facciata, ma un serbatoio che il tecnico ha potuto sondare da vicino nelle settimane di lavoro comune. Le valutazioni definitive restano appese alle dinamiche della sessione estiva — «Valuteremo a fine mercato», premette l'allenatore — ma il giudizio sul livello dei ragazzi osservati è già netto e privo di prudenze diplomatiche: «I ragazzi che sto allenando in questo periodo posso garantire che alcuni possono giocare in Serie A».
IL TERRENO COME PRIMA CONDIZIONE - Prima ancora degli uomini e delle idee, il calcio si gioca su una superficie, e la qualità del manto erboso incide sulla velocità di circolazione tanto quanto un principio tattico. Il tecnico non lo considera un dettaglio accessorio: «Molto, perché i giocatori devono giocare su terreni all'altezza», sottolinea, rivendicando lo standard che il campo cittadino ha saputo garantire. Un patrimonio riconosciuto ben oltre i confini orobici: «Quello di Bergamo era sicuramente tra i più importanti».
KOLAŠINAC E I RIADATTAMENTI ARRETRATI - La costruzione della linea difensiva passa da certezze consolidate e da innesti su cui il tecnico intende lavorare in prospettiva, con la duttilità come parola d'ordine. Sead Kolašinac rientra a pieno titolo nel nucleo dei riferimenti, in compagnia dei più giovani: «Sarà un giocatore importante, così come Ahanor e Bernasconi», spiega l'allenatore, che non esclude spostamenti di posizione lungo la catena laterale. Un'operazione agevolata dal bagaglio già maturato dal bosniaco in quella zona di campo: «Ci saranno dei riadattamenti come difensore esterno, anche perché Kolašinac ha già giocato in quel ruolo: sarà importante questo punto per la difesa».
LA LEZIONE ROMANA E IL CALORE OROBICO - Ogni panchina lascia un sedimento, e anche le esperienze interrotte prima del previsto finiscono per arricchire il bagaglio di chi le attraversa. Il tecnico non rinnega la parentesi biancoceleste, pur con un rimpianto sulla modalità dell'epilogo: «Alla Lazio è stata sicuramente un'esperienza formativa, anche se avrei voluto non viverla poi in quel modo», riconosce. Il contesto che lo attende in nerazzurro gli restituisce invece la sensazione di un sostegno senza riserve, capace di accompagnare la squadra oltre l'ultimo minuto: «L'ambiente atalantino è impressionante, ti sostengono fino alla fine. Non vedo l'ora di cominciare».
UN CERCHIO CHE SI CHIUDE - Ci sono panchine che coincidono con una geografia sentimentale, luoghi già frequentati in un'altra stagione della vita e ritrovati con occhi diversi. L'allenatore rievoca il proprio passato nel territorio bergamasco senza retorica: «Ho vissuto un paio d'anni nella provincia di Bergamo», ricorda, e il ritorno assume oggi il sapore di un compimento personale prima ancora che professionale. «Penso che sia qualcosa di gratificante: un po' come se si chiudesse un cerchio».
LA SCELTA E LA FIDUCIA DA RIPAGARE - Il primo sopralluogo al centro sportivo di Zingonia ha riportato a galla un aneddoto che il tecnico racconta con autoironia, quasi a misurare la distanza tra ciò che immaginava e ciò che è accaduto: «Una volta uno mi disse di venire all'Atalanta e io risposi che ero vecchio», rivela sorridendo. Le alternative non sono mancate, ma la decisione è maturata in una direzione sola e porta con sé un impegno preciso: «Mi hanno cercato tante società, ma io ho scelto l'Atalanta e voglio ripagare questa fiducia».
IL VIAGGIO PIÙ BELLO DELLA META - L'ambizione esiste e non viene nascosta, ma il tecnico la colloca dentro una cornice più ampia, in cui il percorso conta almeno quanto il trofeo da alzare. «Mi piacerebbe vincere qualcosa qua a Bergamo», ammette, prima di ribaltare la prospettiva con una dichiarazione d'intenti che vale come programma: «Però il viaggio è più bello della meta sotto certi aspetti, e spero che quello nerazzurro sia un grande viaggio».
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"Una stima che viene da lontano " 🎙⚫️🔵 pic.twitter.com/SM0ephHyvA
— Atalanta B.C. (@Atalanta_BC) July 16, 2026
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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