La conferenza di presentazione del nuovo allenatore della Dea, Maurizio Sarri  è promossa in esclusiva da FRANA GOMME – Madone (BG) Dal 1980 punto di riferimento per automobilisti e motociclisti che hanno a cuore la sicurezza propria e di chi li circonda.
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ZINGONIA - Sala stampa gremita al Centro Bortolotti di Zingonia per il debutto ufficiale di Maurizio Sarri davanti ai cronisti nerazzurri. Introdotto dal direttore sportivo Cristiano Giuntoli e accolto dalla presenza della proprietà — Antonio Percassi e Steve Pagliuca, con l'amministratore delegato Luca Percassi — il tecnico toscano ha aperto il capitolo più atteso dell'estate bergamasca a due giorni dalla presentazione di Giuntoli. Un'ora fitta di campo e di sensazioni: il passaggio radicale a una filosofia opposta a quella dell'ultimo decennio, le prime prove sui singoli, il futuro di Ederson, il programma su Scamacca, l'eredità dell'annata alla Lazio e, in chiusura, un sogno raccontato con una citazione di Bukowski.

Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Mister, conosciamo il suo calcio e conosciamo la tradizione degli ultimi dieci anni a Bergamo: due filosofie diverse. Quanto Sarri vedremo in questa Atalanta e quanto prenderà invece da ciò che ha trovato?
«Prima di tutto vorrei ringraziare tutta la società per essere presente in questo momento. Uno dei motivi per cui sono qui è la determinazione con cui mi hanno cercato e la stima che ho nei confronti di questa famiglia e di questa società: una stima che non viene da un breve periodo, ma da lontano. Mi ha sempre colpito molto lo stadio, il clima che si respira dentro lo stadio, e questa sensazione di una società basata prettamente sul lavoro: è uno dei motivi per cui sono venuto molto volentieri. È chiaro, la filosofia di calcio è completamente differente: vediamo quello che si può tenere e quello che, purtroppo, per le idee di calcio che ho sarò costretto a cambiare, anche perché io devo trasmettere un calcio che sento dentro, non è che posso trasmetterne un altro tipo. L'importante è vedere una buona Atalanta, e vederne le caratteristiche anche mentali: in questi anni abbiamo visto una squadra che lavora durante la settimana, perché faceva partite che presupponevano tanto lavoro dietro. Una squadra bella determinata, che lottava tutte le partite: io spero si rivedano queste caratteristiche».

Il fatto che l'Atalanta abbia puntato su di lei è un segnale sulle ambizioni della società. Quali difficoltà comporta far attecchire una filosofia completamente diversa, e cosa si aspetta dal mercato, anche alla luce dell'ultima stagione alla Lazio?
«Mi aspetto una stagione con meno difficoltà: difficoltà extracalcio, sto parlando. Poi le difficoltà calcistiche ci sono, e cercheremo di superarle con il lavoro. Il direttore sa benissimo qual è il mio modo di pensare calcio, quindi non ho bisogno di indicargli dei nomi: conosce le caratteristiche dei giocatori che a me piace allenare e sono sicuro che le varie opportunità di mercato saranno colte. Poi l'Atalanta ha una propria filosofia che non posso mettere in dubbio: le scelte di mercato del club, sia in uscita che in entrata, da anni sono di altissimo livello».

E sulla qualità della rosa, che giudizio si è fatto?
«Fammi aspettare che rientrino gli otto giocatori che sono al Mondiale, e poi vediamo se ci manca qualcosa o meno. Però di quelli che sono qui sono contento, effettivamente: bella mentalità di lavoro, belli applicati».

Ci può svelare una curiosità sull'avvicinamento alla firma del contratto: cosa le ha chiesto la società per questa stagione?
«Mi ha chiesto di lavorare, che penso sia una delle poche cose che so fare bene nella mia vita: insieme a un miliardo di difetti che ho, penso di essere un lavoratore, e credo che questo sarà apprezzato dalla mia società».

Ormai è a Zingonia da una decina di giorni, mattina, mezzogiorno e sera: qual è la prima impressione sull'ambiente Atalanta e sulle strutture del centro sportivo?
«Un ambiente buono, il centro sportivo è di ottimo livello: bella struttura, bella funzionalità. Ho trovato gente che lavora, di grande disponibilità: è il motivo per cui li ho scelti subito appena mi hanno contattato. Sono contento».

Sul cambio di stile di gioco, dalla difesa a tre alla linea a quattro: servirà più o meno tempo di quanto pensava? E sta già lavorando per riadattare qualche giocatore, penso a Samardžić mezzala, Zalewski o Raspadori centravanti?
«Sto effettivamente provando sia Zalewski sia Samardžić come interni di centrocampo. Raspadori è un giocatore forte, lo seguo da tantissimi anni e quest'anno ho la fortuna, dopo un inseguimento durato quattro-cinque anni, di poterlo finalmente allenare. Però non bisogna dimenticare che qui dentro abbiamo due centravanti di valore, perché ci sono Krstović e Scamacca, due ragazzi che l'anno scorso hanno giocato pochissimi minuti contemporaneamente e hanno fatto più di venti gol in due: è come avere un centravanti che ti fa più di venti gol. Valutando anche questo, in questo momento Giacomo lo stiamo utilizzando da esterno. Poi, quando saremo al completo, vedremo come stanno andando avanti questi tentativi e quale può essere la soluzione definitiva».

Parliamo di Gaetano: lei che ha portato Jorginho a fare i famosi 180 passaggi col Verona, si aspetta ancora qualcosa in quel ruolo o dobbiamo pensare a soluzioni diverse, per esempio De Roon con un centrocampo a due?
«Gaetano è stata un'idea del direttore. Io gli ho detto che in quel ruolo l'ho visto poco e, quando l'ho visto, l'avevo visto fare anche piuttosto bene: quindi è una scelta condivisa. Ma questo non toglie possibilità a De Roon e a tutto il resto, anche perché io spero che la nostra stagione sia lunga, molto lunga, molto faticosa e piena di partite: ci sarà bisogno di più soluzioni, e la possibilità di un 4-2-3-1 come modulo alternativo a quello che abbiamo intenzione di provare nella fase iniziale è plausibile».

Un passo indietro: che stagione si aspetta ora alla guida dell'Atalanta e, visto che è accaduto quello che aveva previsto lo scorso anno, vuole dire qualcosa ai tifosi della Lazio?
«No, i tifosi della Lazio sanno benissimo come la penso, quindi è inutile tornarci sopra: bisogna aprire un nuovo capitolo. È una tifoseria a cui ho voluto bene, perché con me hanno avuto un comportamento strepitoso. La stagione dell'Atalanta può essere stata un po' sottotono, ma è successo anche in passato: mi ricordo un ottavo posto qualche anno fa, e prima venivano da risultati di alto livello e subito dopo sono tornati risultati di alto livello. Penso che siano stagioni che vanno messe in conto, ogni tanto succedono, non c'è niente di particolare».

Su un singolo: che tipo di Gianluca Scamacca ha ritrovato, dopo le difficoltà fisiche degli ultimi anni? E ha in mente un tridente con Raspadori?
«Ce l'ho in mente sicuramente, sono tre giocatori importanti. Io considero Gianluca un attaccante forte. Un attaccante forte che, fino a questo momento, molto probabilmente durante la carriera ha fatto meno di quelle che sono le sue potenzialità: ma non penso sia una sensazione solo mia, penso sia abbastanza generalizzata. Quindi la grande sfida è portarlo al suo cento per cento. Stiamo facendo per lui un programma molto personalizzato, per cercare di evitare infortuni in questo periodo che lo rallenterebbero molto, e speriamo molto nella collaborazione dei ragazzi».

Nel nuovo assetto difensivo, dove intende impiegare Scalvini?
«In questo momento, visti i giocatori a disposizione, Scalvini sta provando a volte da centrodestra, a volte da centrosinistra, quindi in coppia nei due centrali. Penso lo possa fare».

Con la squadra che ha oggi a disposizione, qual è l'obiettivo che l'Atalanta può raggiungere la prossima stagione?
«L'obiettivo in questo momento è renderla prima di tutto una squadra che sposi un nuovo modo di pensare. Sicuramente nei primi mesi ci saranno difficoltà: quando arrivai a Empoli, dopo otto-nove partite ero ultimo e poi la stagione si concluse con la finale playoff, e quella successiva andammo in Serie A diretti; l'anno dopo ci salvammo con sei giornate d'anticipo. Anche a Napoli, mi ricordo, dopo tre partite avevamo due punti: un inizio sofferto, però a fine stagione siamo arrivati secondi. So che ci sarà da soffrire, da fare fatica, da subire critiche: sarà inevitabile. Però poi andiamo a valutare il prodotto finito».

Quanto è fondamentale, nel suo lavoro, avere alle spalle una società non solo ambiziosa e compatta, ma che fa della pazienza la sua più grande virtù?
«L'impressione è questa. Io spero di non fargliela finire, la pazienza: spero che ne abbiano abbastanza da sopportarmi. L'impressione è quella di essere dentro una grande famiglia. Ed è la stessa impressione che avevo da fuori: sono molto contento che da dentro ne abbia avuto la conferma».

Ederson è stato un pilastro nelle ultime quattro stagioni: lo sarà anche nella sua Atalanta? Ha chiesto esplicitamente la sua conferma?
«No, queste sono scelte societarie. Poi Ederson sarà sicuramente un pilastro di questa squadra: l'unica mia paura era con che tipo di retropensieri il ragazzo potesse rimanere qui con noi. Il direttore mi sta invece confermando che rimane molto volentieri, addirittura sta chiedendo di rientrare qualche giorno prima del permesso che gli era stato concesso: e questo mi fa capire che molto probabilmente sarà nuovamente un pilastro di questa squadra».

In questi giorni ha allenato anche tanti ragazzi aggregati dall'Under 23 e dalla Primavera: ha trovato qualcuno che le piacerebbe confermare in gruppo alla fine del ritiro?
«Ora vediamo numericamente come saremo alla fine di tutte le storie di mercato. Però ti posso dire che ho la netta sensazione che, in questi ragazzi che sto allenando in questo periodo fra il 2007, il 2008 e il 2009, ci siano quattro giocatori che giocheranno sicuramente in Serie A».

Dopo Atalanta-Lazio dell'ottobre 2022 fece complimenti importanti al terreno di gioco, un tema di cui si parla poco. E cosa si aspetta dalla sua prima partita in casa?
«Dei terreni di gioco se ne parla poco per superficialità. Perché io ti chiedo: ti faresti operare da un chirurgo che ha un bisturi che funziona male? E allora perché i giocatori devono giocare su terreni di livello bassissimo? Io rimasi fortemente colpito, ma poi l'ho sempre trovato di alto livello il terreno a Bergamo. In quel periodo lì di terreni belli c'era solo quello, quindi per me è stata una constatazione più che un complimento».

Sulla difesa: un giocatore come Kolašinac non dovrebbe avere difficoltà a convertirsi al nuovo credo, anche perché in nazionale è tornato a fare il terzino sinistro in una linea a quattro. Sarà un punto fermo?
«Sarà un giocatore importante, come sarà importante Bernasconi e come sarà importante Ahanor. Vediamo se poi lo specializzeremo da difensore centrale o da difensore esterno, però è un ragazzo che, al di là dell'esperienza in nazionale in cui gioca stabilmente da difensore esterno, anche in tutti gli anni in cui l'ho visto all'Arsenal ha sempre giocato da difensore esterno in una linea a quattro, e in una linea anche molto orientata sulla palla: sarà sicuramente un giocatore importante per noi».

Cosa le ha lasciato, dal punto di vista umano e professionale, l'esperienza dello scorso anno? E cosa si aspetta ora da un ambiente più sereno e dai tifosi, che a Roma di fatto non ha mai visto?
«L'esperienza dell'anno scorso è formativa: mi sarebbe piaciuto viverla qualche anno fa, perché nel determinarsi di certe situazioni ti rendi conto di quello di cui hai bisogno, di quello che magari negli anni prima avevi sottovalutato e che, in una situazione di difficoltà, va tirato fuori a tutti i costi. È sicuramente un'esperienza formativa: se ti rispondo così al volo ti direi che avrei voluto non viverla, però sicuramente mi ha lasciato qualcosa, anche di positivo. Poi, per i tifosi: prima parlavo dell'ambiente che si vive dentro lo stadio, e quell'ambiente lì, a parte la bellezza dello stadio, lo fanno i tifosi che sono dentro. Un tifo che vedi raramente, con novanta minuti di continuità ininterrotta: un bel clima, un bell'ambiente».

E qualche sigaretta in meno, in un contesto più sereno?
«Eh, quella purtroppo la vedo difficile. Però ci posso provare».

Lei ha vissuto in provincia di Bergamo da ragazzo: ha già avuto modo di rivedere un po' la città?
«Purtroppo ho pochi ricordi, se non qualche flash. Però ho una fortuna nella vita: sono nato a Napoli e ho vissuto un paio d'anni in provincia di Bergamo, e mi sono ritrovato nella mia carriera ad allenare il Napoli e l'Atalanta. Penso sia qualcosa di gratificante e che chiude un cerchio. A volte si pensa che sia tutto casuale: forse non è neanche casuale».

Il matrimonio con l'Atalanta è arrivato dopo un lungo corteggiamento: che emozione le lascia questa possibilità, di cui si era parlato già qualche mese fa?
«Uno di voi, mi sembra il signore là, mi disse: "Ma perché non vieni all'Atalanta?". E io gli risposi: "Guarda, ormai sono vecchio, penso che ormai non verrò più". E invece poi questa possibilità c'è stata. Ma a dirti la verità, io a volte ho fatto risultati molto più importanti di quelli dell'ultimo anno e non ho avuto grandi riscontri a livello di mercato: quest'anno mi hanno cercato tante società, qualcuna forse anche pronta per vincere immediatamente, ma io ho scelto l'Atalanta. Perché quella sensazione me la porto dietro da anni e la dovevo ripagare in qualche modo. Le sensazioni sono positive, perché ci sono arrivato con una mentalità positiva».

Chiudiamo in maniera poetica: citando il suo amato Bukowski, il maggiore interprete dei sogni è chi li fa. Qual è il suo sogno all'Atalanta?
«Il sogno sarebbe creare una squadra forte attraverso il lavoro e portarla a vincere qualcosa. Ma non perché io sia un maniaco delle vittorie: le vittorie spesso sono sopravvalutate, perché molto spesso il viaggio è più bello della meta. Io a Napoli ho fatto tre anni senza vincere niente, ma se mi parli dei tre anni più belli della mia vita ti dico i tre anni di Napoli. Il viaggio è stato stupendo, e spero sia lo stesso qui».

Nessun proclama, nessuna lista della spesa: la prima conferenza stampa del nuovo allenatore dell'Atalanta ha restituito l'immagine di un tecnico consapevole delle difficoltà che una rivoluzione così radicale porta con sé, ma convinto che il lavoro quotidiano resti l'unica strada. Un uomo che rivendica la propria idea di calcio senza rinnegare l'eredità mentale del decennio nerazzurro, e che a Bergamo cerca prima di tutto un viaggio da vivere. Il resto, promette, lo dirà il campo.

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Sezione: Zingonia / Data: Ven 17 luglio 2026 alle 00:50 / Fonte: nostra inviata Claudia Esposito
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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