Un colpo di testa di Daniel Maldini vale al Cagliari una vittoria costruita con la personalità di chi non vuole calcolare nulla: novanta minuti spesi a spingere, contro un Lecce spento e privo di mordente. Alla Unipol Domus i rossoblù di Fabio Pisacane incassano tre punti che il campo non ha mai messo in discussione.
IL GOL DI MALDINI E LA DEDICA - La rete arriva attorno alla mezz'ora e nasce da una palla inattiva: traversone dalla bandierina di Fazzini, stacco imperioso di Daniel Maldini e primo sigillo con la maglia sarda. L'esultanza racconta più del gesto tecnico: il trequartista mostra la maglia di Kevin Carlos, che nella stessa mattinata aveva perso la madre.
UN AVVIO CHE MANCAVA DA QUINDICI ANNI - Due vittorie nelle prime tre giornate sono un patrimonio che in una stagione da salvezza può valere moltissimo. Per ritrovare un inizio simile in Sardegna bisogna riavvolgere il nastro fino al 2011-12, quando in panchina sedeva Massimo Ficcadenti. Un dato che dice quanto sia raro il momento.
LE CERTEZZE DI PISACANE - Nessuna sorpresa nell'impianto: 4-3-2-1, Trepy come unico riferimento offensivo, Adopo e Maldini a sostegno. Il tecnico ha proposto lo stesso undici per la terza volta consecutiva, segno di una struttura che gli restituisce garanzie. E la superiorità si è vista in ogni settore del campo.
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LA CORSIA CHE HA APERTO LA GARA - Nella prima frazione la differenza l'ha fatta la trequarti mancina: Fazzini si è mosso senza sosta e l'intesa con Maldini ha prodotto continuità. Dall'altro lato Ngom non ha mai trovato le misure e nemmeno Pierotti ha dato il consueto contributo in fase di ripiegamento. Un varco che i padroni di casa hanno sfruttato con regolarità.
IL RAMMARICO DEI LEGNI - L'unico neo è nella gestione delle occasioni – come sottolinea La Gazzetta dello Sport – perché in almeno tre circostanze i sardi si sono ritrovati a tu per tu con Falcone senza chiudere il conto. A completare il quadro ci ha pensato la sorte, con i legni colpiti da Mendy e dallo stesso Maldini, quest'ultimo su calcio piazzato. Anche Zé Pedro e Obert hanno messo in apprensione la retroguardia giallorossa.
DI FRANCESCO CAMBIA, IL LECCE NO - Nella ripresa Eusebio Di Francesco ha provato a rimescolare: fuori Ngom, dentro Fatah a sinistra in una sorta di 4-2-3-1 con Coulibaly schermo davanti alla difesa. La scossa però non è arrivata mai. Troppi errori nella costruzione, nessuna giocata tentata, una difesa avversaria mai messa davvero sotto pressione. Il solo tentativo degno di nota era arrivato prima dell'intervallo, con Stulic di mancino. È il quadro che Di Francesco dovrà cancellare in fretta.
IL BRIVIDO NEL FINALE - Paradossalmente il momento più pericoloso per il Cagliari è arrivato negli ultimi minuti, quando il Lecce si è affidato alla disperazione. Prima un contatto in area tra Gagliardini e N'Dri dai contorni discutibili, poi una rovesciata svirgolata di Siebert a pochi passi da Caprile: due lampi che hanno gelato l'impianto sardo senza però cambiare il risultato.
ORA IL MONZA - Domenica i salentini avranno un altro crocevia, in casa contro il Monza. Per centrare la quinta permanenza consecutiva nella massima serie servirà ritrovare l'identità smarrita in Sardegna: il posticipo che ha chiuso la terza giornata di Serie A ha lasciato più di un campanello d'allarme.
Il Cagliari si gode una serata di dominio, il Lecce riparte da zero. E il calendario non concede pause.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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