Una scalata irresistibile, un progetto solido e una visione imprenditoriale che ha saputo sovvertire ogni pronostico. La Folgore Caratese si appresta a sbarcare tra i professionisti, e il suo presidente, Michele Criscitiello, non intende spegnere i riflettori su un'impresa sportiva che sa di miracolo, ma che affonda le radici in una programmazione meticolosa. Intervenuto ai microfoni del canale YouTube BepiTV, il noto giornalista, editore e patron di Sportitalia ha ripercorso le tappe di una stagione indimenticabile, culminata con l'aritmetica conquista della Serie C. Dalle critiche feroci all'attuale sistema delle Seconde Squadre, fino alle strategie future per affrontare il difficile palcoscenico della Lega Pro, le parole di Criscitiello tracciano un bilancio senza filtri. L'appuntamento per la consacrazione ufficiale è fissato per sabato 2 maggio, dalle ore 20.30 lo Sportitalia Village si trasformerà nel teatro di una spettacolare festa promozione dopo l'ultima gara della regular season contro la Nuova Sondrio (retrocesso in Eccellenza), con tanto di premiazione ufficiale della Coppa e Spettacolo pirotecnico, il tutto ripreso in diretta TV nazionale su Sportitalia, sul canale 60 del digitale terrestre. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Presidente Criscitiello, ripercorrendo la stagione appena conclusa, qual è stato l'esatto momento in cui ha capito, dentro di sé, che la Folgore Caratese avrebbe davvero vinto il campionato centrando la storica promozione in Serie C?
«La consapevolezza reale è maturata alla fine del girone d'andata, per la precisione dopo la trionfale trasferta di Verona. In quel preciso istante ho capito che il Dio del calcio ci voleva baciare in testa. Ricordo perfettamente la sequenza degli eventi: due settimane prima avevamo perso malamente contro la Leon, mentre il Chievo, la nostra diretta concorrente, aveva vinto, riducendo il distacco. La domenica successiva mi trovavo a Dubai per lavoro e ho seguito con il fiato sospeso la partita tra Caldiero e Chievo. Il Caldiero ha dominato vincendo 4-1. Nello stesso turno, noi abbiamo affrontato il Pavia in casa, imponendoci per 2-0. Poi è arrivato lo scontro diretto in trasferta contro il Chievo: una partita dominata dal primo all'ultimo minuto e chiusa sul 4-1 per noi. La festa negli spogliatoi è stata incontenibile: eravamo a +11 e lì, in mezzo a quell'entusiasmo, ho capito che, a meno di un suicidio sportivo clamoroso, il campionato lo avremmo portato a casa noi».
L'impresa sportiva è innegabile, ma a colpire maggiormente è il modello di business che ha costruito attorno alla squadra. Ha realizzato quello che molti auspicano, creando un vero e proprio stadio di proprietà che vive sette giorni su sette.
«Esattamente. Alla fine, il modello di stadio che tutti in Italia invocano a gran voce, io l'ho realizzato per davvero qui in Brianza. Ho unito stadio e centro sportivo in un unico, grande polo aggregativo. Lo Sportitalia Village vive costantemente durante la settimana: ci sono la gelateria, la palestra, i campi da padel, lo store ufficiale, il bar e il palazzetto dello sport. È naturale che un'operazione del genere in piazze calde e popolate come Catania, Napoli, Avellino o Salerno farebbe numeri spaventosi, ma anche qui a Carate siamo riusciti a creare un centro pulsante. Il vero progetto, però, è decollato nel 2023, quando ho acquisito integralmente il settore giovanile, l'intero pacchetto societario, il centro sportivo e lo stadio. Prima mi divertivo e basta, non era un progetto a lungo termine. La vera follia, se così vogliamo chiamarla, è che abbiamo vinto il campionato nell'anno in cui avevamo investito meno risorse sulla rosa, concentrando tutti gli sforzi economici sulle infrastrutture e sul centro sportivo. Pensavamo di salvarci tranquillamente, e invece è arrivata questa impresa clamorosa».
A proposito di questa impresa: lei si è trovato ad affrontare corazzate economiche come il Chievo e il Milan Futuro, la cui spesa per i giocatori era spropositata rispetto alla vostra. Qual è il suo pensiero sul progetto delle seconde squadre in Serie D?
«Per me, e lo dico senza mezzi termini, le seconde squadre come il Milan Futuro o le squadre B di Inter, Atalanta e Juventus in Lega Pro, non dovrebbero esistere in queste categorie. Come posso io, con la Folgore Caratese che spende circa 600 mila euro per l'intera rosa, competere lealmente contro un portiere del Milan Futuro che da solo guadagna 495 mila euro di ingaggio? Il mio estremo difensore ne prende a malapena 16 o 18 mila. Non è possibile giocare a calcio in questo modo, è una competizione falsata in partenza. Noi ci ostiniamo a voler copiare a tutti i costi il modello spagnolo, ma non siamo capaci di farlo in modo intelligente. Il problema, voglio precisarlo, non risiede nei dirigenti di Milan, Inter, Juve o Atalanta, con i quali peraltro intrattengo ottimi rapporti professionali e personali. Il problema è sistemico. Oltretutto, queste società non possiedono nemmeno le strutture adeguate per far giocare le loro seconde squadre: il Milan Futuro si appoggia altrove, l'Inter va a Sesto, l'Atalanta ha giocato a Caravaggio. È una vera e propria follia. Bisognerebbe creare un campionato a parte, una sorta di Serie A2 o un torneo riserve esclusivo per loro».
Un'altra sua grande scommessa, vinta a mani basse, è stata quella di riuscire a portare i tifosi allo stadio, creando un movimento ultras e avvicinando le famiglie alla Folgore Caratese. Come è riuscito a scuotere la piazza brianzola?
«È una delle soddisfazioni più grandi di tutto questo percorso. La vera vittoria della Folgore Caratese non è soltanto il raggiungimento della Serie C, ma l'aver attuato in soli due anni un cambio generazionale sugli spalti che, solitamente, richiede decenni. Abbiamo avvicinato famiglie, bambini, appassionati e abbiamo creato un vero e proprio gruppo ultras. Per farlo, però, devi agevolare e incentivare le persone del territorio. Non puoi pensare di far nascere la passione imponendo prezzi dei biglietti proibitivi, magari a 20 o 50 euro per una partita di Serie D, o facendo pagare una birra 12 euro. Li uccidi prima ancora di farli entrare. Io ho scelto una strada diametralmente opposta: ingresso gratuito tutto l'anno per favorire la partecipazione. Li ho sostenuti moralmente e materialmente, permettendo loro di investire nelle coreografie, nelle bandiere e nei tamburi. Nessuno, a livello mediatico, ha mai sottolineato che la prima in classifica della Serie D faceva entrare i tifosi gratuitamente per l'intera stagione, ma va bene così. È una mentalità diversa, basata sul coinvolgimento totale. A me serve quel calore, mi serve quel tamburo che suona per 90 minuti».
Prima ha accennato alla questione dell'affitto del campo al Renate, un'operazione che ha destato scalpore. Ci può svelare i contorni di questa operazione che si è rivelata estremamente proficua per le vostre casse?
«È stato un affare intelligente e calcolato, pur comportando un margine di rischio. Sapevo perfettamente che il Renate aveva l'esigenza di lasciare lo stadio di Meda. Quando hanno visionato la nostra struttura, in occasione di una prima amichevole, sono rimasti sbalorditi dall'atmosfera calorosa e dall'imponenza dello Sportitalia Village. A quel punto, abbiamo siglato un solido accordo quinquennale per l'utilizzo del campo. Il mio ragionamento, da imprenditore, è stato lineare: se vinco il campionato e porto la Serie C a Carate, i lavori di ammodernamento che sto facendo sono perfetti perché potrò sfruttarli in prima persona per la mia squadra. Se, malauguratamente, non dovessimo farcela, i lavori li avrò comunque fatti e il campo sarà affittato al Renate, garantendoci un rientro economico importante. Alla fine, il campo ha decretato il verdetto migliore possibile: l'anno prossimo ospiteremo la Serie C da protagonisti. È stato il coronamento perfetto di un'operazione imprenditoriale complessa».
In ottica Serie C, che tipo di squadra ha in mente di costruire? Ha già inquadrato il livello di ambizione della società per questa nuova ed esaltante avventura tra i professionisti?
«Le manie di grandezza e i facili entusiasmi non appartengono assolutamente al mio modo di fare impresa. Noi siamo indubbiamente troppo grandi, per strutture e organizzazione, per militare in Serie D, ma siamo altrettanto piccoli per pensare, in questo momento, di lottare per i vertici assoluti della Serie C contro corazzate storiche. Il nostro obiettivo per il primo anno è estremamente chiaro: dobbiamo mantenere la categoria, possibilmente salvandoci con largo anticipo e non all'ultima giornata. Il progetto a lungo termine prevede una prima fase in cui inseriremo 7-8 giocatori di grande esperienza, i classici "vecchi mestieranti" che conoscono la categoria come le loro tasche, essenziali per far crescere i giovani senza bruciarli. Se raggiungeremo la salvezza, dal secondo anno in poi inizieremo ad abbassare progressivamente l'età media, puntando a costruire una sorta di Under 23. Vogliamo pescare giovani talenti dalla Serie B, valorizzarli nel nostro contesto e poi rivenderli per patrimonializzare. In Serie C non è pensabile campare esclusivamente sui premi per il minutaggio, che ritengo una follia del sistema; preferisco di gran lunga puntare tutto sulla creazione di plusvalenze mirate attraverso la valorizzazione del talento puro».
Per concludere, la sua visione del calcio italiano non è mai banale. Lei ha dichiarato in maniera molto forte e decisa che il nostro calcio non è semplicemente malato, ma è addirittura morto.
«Sì, lo ribadisco con assoluta fermezza: il nostro calcio è morto. Non ha alcun senso premiare economicamente con 50 mila euro una squadra che arriva ottava o nona in classifica, magari senza particolari ambizioni, solo perché ha fatto giocare un numero elevato di giovani, spesso senza le qualità necessarie, al solo scopo di incassare il premio minutaggio. È un sistema perverso che uccide la meritocrazia. Al contrario, la squadra che vince il campionato dominando sul campo non percepisce alcun premio economico, anzi, è costretta a spendere cifre esorbitanti per coprire i costi di iscrizione alla categoria superiore. Questa distorsione delle regole è inaccettabile e decreta il fallimento dell'intero sistema. O si cambia radicalmente rotta, premiando il merito sportivo, oppure non c'è alcun futuro per il calcio minore italiano».
Una lucida disamina che non fa sconti e punta dritto ai difetti di un sistema bisognoso di riforme radicali. Michele Criscitiello si prepara a far debuttare la sua creatura, la Folgore Caratese, nel professionismo, portando in dote un modello gestionale basato su infrastrutture di proprietà, tifo genuino e valorizzazione del talento, nella speranza che il campo continui a dargli ragione. Sabato sera i fuochi d'artificio celebreranno il trionfo, ma il lavoro per affrontare la Serie C è già cominciato.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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