Il calcio sa essere spietatamente volubile, trasformando certezze assolute in rebus indecifrabili nel giro di pochissimi mesi. È esattamente la metamorfosi in negativo che sta attraversando Odilon Kossounou, passato dall'essere una colonna portante e insostituibile della passata stagione a un vero e proprio caso tecnico all'interno dello scacchiere difensivo atalantino.
IL BRACCIO DI FERRO ESTIVO E LA FIRMA - Le premesse raccontavano un epilogo decisamente più radioso. Dopo aver convinto l'intera piazza a suon di prestazioni maiuscole, il club aveva deciso di trattenerlo, rifiutandosi però di pagare i venticinque milioni di euro originariamente fissati per il riscatto dal Bayer Leverkusen. Un abile capolavoro negoziale aveva permesso di abbassare l'esborso definitivo a venti milioni, facendone il quindicesimo e oneroso investimento della finestra di mercato assieme ai neo acquisti Andy Diouf e Koni De Winter, il tutto sigillato da un ricchissimo contratto di cinque anni. Il comunicato dell'epoca trasudava enorme soddisfazione: «La famiglia Percassi, quella Pagliuca e tutto il Club nerazzurro esprimono piena soddisfazione per l’operazione conclusa in giornata, augurando a Odilon le migliori soddisfazioni».
L'INCIDENTE DI PERCORSO NELLE GERARCHIE - Il verdetto del campo, tuttavia, ha rapidamente spazzato via i sorrisi. Fin dalle prime battute della nuova annata sportiva, il rendimento del centrale ha subìto un'involuzione gravissima, costellata da una lunghissima serie di errori gratuiti e sbavature che ne hanno intaccato la proverbiale affidabilità. Le gerarchie sono inevitabilmente cambiate: da dicembre in poi, l'ex muro difensivo ha collezionato una sola, misera presenza da titolare in campionato. Il tecnico Raffaele Palladino ha dovuto correre ai ripari con urgenza, relegandolo in fondo alle rotazioni e preferendogli con estrema regolarità compagni di reparto più continui come Giorgio Scalvini, Berat Djimsiti e persino il giovanissimo talento Pietro Ahanor.
L'INCUBO CHAMPIONS E I BLACKOUT FATALI - L'aspetto indubbiamente più allarmante di questa profonda crisi riguarda il palcoscenico internazionale. La notte fonda vissuta contro l'Athletic Bilbao ha segnato il doloroso punto di non ritorno, innescando il complessivo peggioramento del cammino europeo della squadra. Una spirale totalmente negativa culminata con la disastrosa prova dal primo minuto offerta nella sfida d'andata contro il Borussia Dortmund, dove l'ivoriano si è macchiato di colpe pesantissime in occasione delle reti subite. Cali di concentrazione inammissibili per chi era stato acquistato a peso d'oro per alzare il muro in Europa.
Ritrovare l'atleta dominante e roccioso ammirato dodici mesi fa è ora un imperativo di vitale importanza: un patrimonio societario di tale portata tecnica ed economica non può permettersi di appassire ancora ai margini del prato della New Balance Arena.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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