Un ponte di ricordi tra Bergamo e la Sardegna: tutti gli eroi e gli incroci storici di Cagliari e Atalanta. La lunga e affascinante storia degli incroci tra Cagliari e Atalanta non vive soltanto di vibranti sfide salvezza o di rincorse europee, ma affonda le proprie radici in un mare di ricordi, trasferimenti e destini incrociati. Prima che la truppa forgiata da Raffaele Palladino scenda in campo per scrivere l'attualità, sfogliando l'album dei ricordi emerge una fitta e romantica rete di campioni e allenatori che hanno unito il sole dell'isola alla nebbia della terra orobica, tessendo una tela di emozioni unica nel panorama calcistico italiano.
IL MITO DI DOMENGHINI E I PIONIERI - Il doppio ex per eccellenza non può che essere il leggendario Angelo Domenghini. Un campione capace di cucirsi sul petto un indimenticabile scudetto tricolore con la maglia sarda, ma che ben sette anni prima aveva mandato in estasi la piazza lombarda regalando la coppa nazionale ai nerazzurri con una favolosa tripletta in finale. – come ricorda lo speciale approfondimento di glieroidelcalcio.com – gli scambi tra le due società hanno animato fin da subito il mercato dell'epoca. Tra i pali spicca l'esperienza di Pietro Pianta, sbarcato sull'isola nel 1965 prima di blindare la porta bergamasca nel decennio successivo. Il 1969 fu invece testimone di un vero e proprio asse di trattative: Miguel Longo abbracciò la causa orobica dopo sette lunghi tornei con il Casteddu, facendo il percorso inverso rispetto a Corrado Nastasio. Da non dimenticare poi il ruvido e implacabile bomber inglese Gerry Hitchens, diviso equamente con due campionati per parte.
I GLORIOSI ANNI SETTANTA E OTTANTA - Il flusso di calciatori tra il bacino del Mediterraneo e le Prealpi non si è mai arrestato. Cinquantaquattro primavere fa, Sandro Tiberi salutava l'isola per indossare la casacca orobica, incrociando i tacchetti con compagni del calibro di Adriano Novellini e Ottavio Bianchi. Negli anni Ottanta, subito dopo le magiche notti del Mundial di Spagna, la scena è stata presa da Giovanni Vavassori, volato in Sardegna dopo ben sei stagioni e mezzo passate a difendere i colori nerazzurri. Accanto a lui, le traiettorie di professionisti encomiabili come Carlo Osellame, Roberto Tavola ed Emanuele Gattelli hanno continuato ad alimentare questo filo invisibile, passando per le preziose geometrie di Tiziano De Patre e Amedeo Baldizzone.
GLI STRANIERI E I MAESTRI DELLA PANCHINA - Avvicinandosi all'era moderna, le influenze internazionali hanno preso il sopravvento con l'arrivo dell'uruguaiano José Herrera, che nel 1995 ha lasciato la Sardegna per trasferirsi all'Atalanta (dove trovò spazio anche Massimiliano Cappioli). Ma il legame tra le piazze si è rafforzato anche e soprattutto attraverso le guide tecniche. Maestri indiscussi come Edy Reja (che nel 2004 aveva riportato i sardi in massima serie prima di chiudere la carriera allenando proprio i lombardi) e Bruno Giorgi hanno lasciato un'impronta indelebile in entrambi gli spogliatoi. Una connessione viscerale che si trasforma addirittura in un affare di famiglia se pensiamo alla dinastia dei Perico: papà Eugenio è stato idolo assoluto a Bergamo, mentre il figlio Gabriele ha militato in Sardegna sotto l'egida di Roberto Donadoni, altro prodotto doc del vivaio orobico. E per chiudere il cerchio della magia, non si può cancellare il fatto che proprio il catino sardo del Sant'Elia fece da palcoscenico, in un lontano 24 settembre 1972, al debutto assoluto in Serie A di un immortale avversario: Gaetano Scirea.
Storie d'altri tempi che profumano di erba tagliata e scarpini di cuoio. Un bagaglio di tradizioni, sudore ed eroi romantici che accompagnerà idealmente i ragazzi in trasferta, prima di fare ritorno al calore e alle magiche notti europee sotto i riflettori della New Balance Arena.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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