Ha vent'anni, un sorriso dolce che potrebbe trarre in inganno e un carattere decisamente più tosto di quanto possa sembrare. Carlotta Pasinetti il calcio lo respira praticamente da quando è nata. Del resto, con un nonno come Sandro Salvioni, ex calciatore e allenatore con una vita trascorsa tra campo e panchina, sarebbe stato difficile il contrario. È cresciuta a pane e pallone, con l'AlbinoLeffe soprattutto nel cuore e un legame particolare anche con i colori nerazzurri dell'Atalanta. Oggi studia Scienze della Comunicazione a Bergamo e sogna di trasformare quella passione in un mestiere: le piacerebbe diventare giornalista e intervistatrice sportiva. TuttoAtalanta.com ha incontrato Carlotta in esclusiva per conoscerla un po' più da vicino.
Carlotta, partiamo dall'Atalanta: che posto occupa nella tua vita e da dove nasce il tuo tifo nerazzurro?
«Sono tifosa dell'Atalanta, ma ancora di più dell'AlbinoLeffe. Mio nonno è sempre stato molto legato all'AlbinoLeffe, ha collaborato e collabora con loro e per me la domenica c'è sempre stato l'appuntamento fisso allo stadio, dalla Primavera alla prima squadra, anche in trasferta. L'Atalanta la seguo soprattutto quando non c'è l'AlbinoLeffe: guardo le partite in televisione e qualche volta vado anche allo stadio con mio nonno».
Quanto ha influito nonno sulla tua passione per il calcio?
«Tantissimo. Da piccola volevo addirittura giocare a calcio, poi mia mamma mi ha fatto desistere: in famiglia, con mio nonno, ne avevano già abbastanza. Io ho trascorso gran parte della mia infanzia con i nonni perché i miei genitori lavoravano. Lui era a casa oppure andava ad allenare e il calcio era continuamente presente nelle nostre vite. Guardavamo le partite, ne parlavamo e credo che la mia passione sia nata proprio così».
Con tuo nonno parli ancora di calcio?
«Sempre. Lui sa che ne capisco, che lo seguo e quindi commentiamo le partite insieme. Anche perché mio nonno non ha altri argomenti oltre al calcio. A pranzo o a cena, alla fine, si finisce sempre lì».
Sandro Salvioni ha allenato anche il Nizza. Lo seguivi già allora?
«Ero molto piccola quando allenava a Nizza. Successivamente, quando non allenava più lì, capitava comunque di tornarci e lui mi portava con sé sui campi. In generale l'ho sempre accompagnato molto nel mondo del calcio».
E per una bambina trovarsi continuamente in mezzo ad allenatori, dirigenti e campi da calcio com'era?
«Ormai mi conoscono tutti. Per allenatori e dirigenti sono "la nipote di Salvioni". Sanno che dove c'è lui ci sono io e viceversa: se vedono me, sanno che, molto probabilmente, c'è anche lui».
Quindi il calcio è diventato anche un modo per trascorrere del tempo insieme?
«Assolutamente sì. È sempre stata un'occasione per stare insieme e credo faccia piacere anche a lui. Adesso poi posso accompagnarlo, dargli una mano negli spostamenti e, quando i tragitti sono lunghi, ci dividiamo anche la strada».
C'è qualcosa di tuo nonno che senti di aver ereditato?
«Il carattere sicuramente. Lui è molto energico. Ha un bel caratterino e io sono uguale. Siamo due testoni e infatti spesso ci scontriamo».
E sull'Atalanta vi siete già scontrati?
«L'anno scorso ne abbiamo parlato parecchio, ma quest'anno non ancora. Sul discorso allenatore abbiamo due idee diverse. Io non dico che vada sostituito, ma che la situazione vada valutata e attenzionata. È vero che non ci sarà più un Gasperini, però in questo momento secondo me le cose non stanno andando bene. La rosa è forte, ci sono anche tanti nazionali, quindi non credo sia un problema di qualità. Se hai una squadra forte e non riesci a sfruttarla, per me qualche problema c'è. Mio nonno, essendo stato allenatore, tende invece a essere più prudente prima di mettere un tecnico sul banco degli imputati».
Qual è il ricordo più bello che ti lega all'Atalanta?
«Sicuramente la vittoria dell'Europa League. L'avevo vista in televisione ed è un ricordo bellissimo».
La tua generazione ha conosciuto soprattutto un'Atalanta ai vertici. Questo porta ad avere aspettative diverse rispetto a chi ricorda anche anni molto più difficili?
«Secondo me, assolutamente sì. Mio nonno racconta spesso tanti aneddoti del passato e mi ricorda da dove è partita l'Atalanta. Anche recentemente mi è capitato di sentire dire che abbiamo fatto passi avanti enormi, ma che non dobbiamo dimenticarci da dove siamo arrivati. Noi più giovani, però, abbiamo visto un'Atalanta stabilmente nelle zone alte della classifica e quindi abbiamo aspettative diverse. Con Gasperini c'è stato un percorso molto lineare e continuo, con grandi risultati. Prima non era così: l'Atalanta ha vissuto tante stagioni in bilico tra Serie A e Serie B. È normale che con un cambio di allenatore possa esserci un momento di difficoltà e che serva tempo, però per la nostra generazione è più difficile accettarlo. Ho tanti amici atalantini che si lamentano perché non vedono più i risultati ai quali si erano abituati, ma bisogna comunque capire che è iniziato un percorso nuovo».
Lasciamo per un momento il calcio: come ti descriveresti a chi non ti conosce?
«Una ragazza dinamica, energica, tosta e con un bel caratterino, anche se magari non sembra. Non mi faccio mettere i piedi in testa».
Oggi studi Scienze della Comunicazione a Bergamo. Cosa vorresti fare in futuro?
«Mi piacerebbe diventare giornalista e intervistatrice sportiva. Qualcosa ho già iniziato a fare».
E tuo nonno cosa pensa di questa tua scelta?
«È un po' spaventato, perché sa che è un ambiente nel quale è difficile arrivare ad alti livelli e che per una donna scattano ancora determinate dinamiche. È preoccupato, anche perché spesso la donna viene ancora giudicata più per l'aspetto fisico che per le proprie capacità. Però conosce il mio carattere, i miei valori e il modo in cui lavoro, quindi da questo punto di vista è tranquillo».
Ti dà anche dei consigli quando ti vede in televisione?
«Sì. Mi dice quello che sbaglio e quello che dovrei fare. Dopo una diretta mi spiega dove, secondo lui, ho commesso errori e come avrei potuto fare diversamente. Mi corregge molto».
Hai una figura femminile del giornalismo o della televisione sportiva alla quale guardi come riferimento?
«Diletta Leotta, ma non per il modo in cui è arrivata, più per il fisico che per le qualità, anche se ora penso sia davvero brava e capace. A me, però, piacerebbe arrivare ad alti livelli per bravura e per meriti. Comunque lei ha una buona dialettica, una grande presenza e soprattutto ha il carattere giusto per riuscire a tenere testa a un parterre prevalentemente maschile. Non è semplice, soprattutto per una donna con un'estetica così forte, riuscire a evitare che tutto venga ricondotto soltanto a quello. Io vorrei riuscire a trovare il giusto mix: curare anche l'immagine, certo, ma meritarmi quello che eventualmente riuscirò a ottenere soprattutto per le mie competenze».
Quindi secondo te nel mondo della televisione e del giornalismo sportivo esistono ancora stereotipi legati all'aspetto fisico delle donne?
«Assolutamente sì. Secondo me oggi, se non sei bella, fai molta più fatica ad andare lontano. Ci sono donne brave e belle, ma ce ne sono altre delle quali viene valorizzata soprattutto la bellezza, spesso artefatta. È una linea che personalmente non condivido».
Torniamo all'Atalanta. Il tuo giocatore preferito?
«Carnesecchi. Il mio fidanzato è un calciatore professionista e gioca in porta, quindi da quando sono con lui ho iniziato a osservare molto di più il ruolo del portiere. Secondo me è un ruolo che non viene valorizzato abbastanza, nonostante sia fondamentale. Carnesecchi lo trovo molto bravo: è partito dal basso ed è diventato uno dei portieri più forti d'Italia. Anche l'anno scorso ha fatto molto bene e contro la Juventus ha compiuto parate determinanti che, secondo me, non sono state evidenziate abbastanza proprio perché il lavoro dei portieri viene spesso sottovalutato. Io lo vedrei anche come possibile capitano dell'Atalanta, sia per il modo in cui si relaziona con la squadra, perché parla tantissimo con i compagni, sia perché è molto bravo. È a Bergamo già da qualche anno e ha acquisito esperienza».
Immagino la felicità in famiglia quando, dopo una vita trascorsa con un nonno allenatore, sei tornata a casa con un fidanzato calciatore...
«Mia mamma mi diceva: "Tutti, ma non un calciatore!". Anche mia nonna ne aveva abbastanza. E invece io sono arrivata a casa proprio con un portiere professionista».
Ti dà fastidio essere associata al classico binomio showgirl-calciatore?
«Chi mi conosce sa benissimo che seguivo il calcio molto prima di conoscere il mio fidanzato. Lui è arrivato dopo. Le persone che mi conoscono sanno che la mia passione è indipendente da lui. Magari chi non mi conosce può pensarlo, ma chi sa qualcosa di me sa che seguo il calcio da una vita. E poi la vita con un calciatore non è così semplice. È spesso via e anche le vacanze sono sempre molto limitate».
Secondo te, la sosta prolungata può fare bene a quest'Atalanta?
«Non saprei. È un'incognita. Una pausa può portare benefici, ma può anche complicare ulteriormente le cose. Se ci fossero problemi di spogliatoio sarebbe un discorso, ma personalmente non credo ci siano. Forse l'allenatore non ha ancora capito completamente la squadra che ha in mano o non è ancora riuscito a prenderla nel modo giusto. Per questo non sono particolarmente positiva sugli effetti della pausa».
Che Atalanta ti aspetti di vedere alla ripresa?
«Non mi aspetto improvvisamente un'Atalanta completamente diversa. O s'intraprende un percorso di ristrutturazione, rivedendo anche alcune idee di gioco, oppure secondo me sarà difficile. Se l'allenatore riuscirà a capire che alcune sue idee non sono applicabili a questa rosa e troverà il modo di adattarle, credo invece che le cose potrebbero migliorare».
Che cosa non ha funzionato finora, secondo te?
«Per me finora non ha funzionato il rapporto tra l'idea dell'allenatore e le caratteristiche della squadra. E lo dico pur ritenendolo un allenatore molto valido. Personalmente Sarri mi piace. Ha un suo metodo e delle belle idee, ma forse in questo momento non si sposano con quest'Atalanta. Credo sia più semplice che un allenatore si adegui alle caratteristiche dei giocatori piuttosto che stravolgere un'intera squadra. Se riuscirà a farlo, secondo me l'Atalanta potrà fare grandi cose».
E dove può arrivare la squadra nerazzurra?
«Se devo giudicare da quello che ho visto finora, la vedo fuori da tutto».
Anche dalla Conference League, che sulla carta potrebbe sembrare un obiettivo più alla portata?
«In questo momento non sono ottimista nemmeno per quella».
Il cognome, nel calcio, è di quelli importanti, ma Carlotta sembra avere già ben chiaro che il suo spazio vuole provare a costruirselo da sola, con la stessa determinazione e quel "bel caratterino" che, parola sua, ha ereditato proprio dal nonno.
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