Una vicenda lontana dal rettangolo di gioco rischia di incrinare l'immagine di Granit Xhaka. Il centrocampista del Sunderland, capitano della Svizzera, ha ammesso pubblicamente di aver acquistato un falso certificato di vaccinazione contro il Covid-19 durante la pandemia, e ha scelto di non rispondere alla convocazione per il prossimo impegno della sua Nazionale.

IL LEADER DELLA SVIZZERA - Il peso della notizia si misura sulla statura del personaggio. Il classe 1992 non è soltanto un titolare: è il centrocampista che guida da anni la nazionale rossocrociata, il volto di una generazione capace di raggiungere i vertici del calcio internazionale. Carisma, senso di responsabilità, attitudine a metterci la faccia nei momenti complicati: proprio le qualità su cui ha fondato un'immagine di leader che il campo aveva consolidato stagione dopo stagione ora vengono messe alla prova.

LA SCELTA CONDIVISA CON LA FEDERAZIONE - La rinuncia alla chiamata non è stata una decisione unilaterale. Il giocatore ha chiarito la questione con i vertici federali e, di comune accordo, si è deciso che restasse fuori dal gruppo, così da consentire alla squadra di preparare gli appuntamenti in calendario senza distrazioni esterne.

L'AMMISSIONE DI XHAKA - Il centrocampista ha scelto di non nascondersi, ricostruendo il proprio stato d'animo di allora. Alla base della scelta, racconta, c'era una diffidenza radicata: «Provavo una profonda sfiducia nei confronti del vaccino ed ero condizionato da paure e incertezze». Da lì la decisione sbagliata: «In questo stato emotivo agitato ho acquistato un certificato di vaccinazione, invece di chiarire i miei dubbi attraverso i canali previsti». Parole che precedono una conclusione senza giri di parole: «È stato un errore. Mi dispiace».

L'INDAGINE DI LUCERNA - La confessione, però, non basta a chiudere il caso. Dopo l'autodenuncia del giocatore, la procura di Lucerna ha avviato un procedimento e nelle prossime settimane il capitano elvetico potrebbe essere convocato dagli inquirenti. Le conseguenze potenziali sono pesanti: in caso di condanna, la pena prevista può arrivare fino a cinque anni di reclusione.

La trasparenza è stata la sua prima risposta. Ora sarà la giustizia a stabilire il prezzo di quell'errore.

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Sezione: Calcio Estero / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 10:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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