Kylian Mbappé sta vivendo i giorni più complicati della sua carriera recente. Prima la delusione del Pallone d'Oro 2026, assegnato a Harry Kane nella cerimonia di Londra, poi un incidente diplomatico con la Cina che gli è costato tre ricchi contratti di sponsorizzazione e ha trascinato nella bufera anche la Liga spagnola.

LA SERATA DI LONDRA - Lunedì sera, quando Ronaldo ha annunciato con una pausa studiata il nome del vincitore, il padrone di casa Harry Kane, il volto di Kylian Mbappé si è irrigidito di colpo. Il francese è rimasto immobile sulla sua poltrona, senza alcun cenno di congratulazioni verso il rivale. Una reazione coerente con le aspettative che lui stesso aveva alimentato durante una campagna personale condotta senza troppa discrezione: «Nessun giocatore ha fatto meglio di me in questa stagione. Se non dovessi vincere sarebbe una grande delusione». Così è andata, al termine di una lunga corsa verso il Pallone d'Oro 2026 che lo vedeva tra i grandi favoriti.

GLI SPONSOR CINESI IN FUGA - Il giorno successivo è andato persino peggio. Al risveglio, l'attaccante del Real Madrid ha appreso che tre partner commerciali cinesi avevano deciso di interrompere i loro contratti milionari: due colossi come Dongpeng, attivo nel settore delle bevande, e Mengniu, gigante dell'industria lattiero-casearia, oltre al produttore di formaggi Milkground. Il motivo è un'accusa di offesa a Mao Zedong, padre della Repubblica Popolare, accostato in modo indiretto dal giocatore alla figura di un dittatore. La reazione non si è fermata qui: la televisione di Stato cinese, titolare dei diritti della Liga nel Paese, ha annunciato lo stop alle trasmissioni del campionato spagnolo, costringendo i vertici del torneo a diffondere in fretta un comunicato di scuse rivolto al popolo cinese.

IL MEME DEL DITTATORE - Tutto nasce da un'intervista concessa a The Bridge, il podcast legato all'amico e compagno di nazionale Aurélien Tchouaméni. Alla domanda sul suo meme preferito, Mbappé ha raccontato di divertirsi molto, e di condividerla spesso con gli amici, con un'immagine ritoccata in cui il suo volto compare su quello di un «dittatore cinese». Il dettaglio decisivo è che la foto originale ritrae proprio Mao. Il meme era diventato virale mesi fa, quando i tifosi madridisti avevano affibbiato al francese il soprannome di El Dictador, convinti che faccia il bello e il cattivo tempo dentro e fuori dal campo, tenendo il club in pugno. Un nomignolo che ai detrattori piace e che, a quanto pare, diverte anche il diretto interessato: durante il Mondiale un altro video aveva mostrato le sue risate quando i compagni di nazionale lo chiamavano Mobutu, come il sanguinario dittatore dell'ex Zaire. Ma l'associazione tra la parola dittatore e il fondatore della Cina moderna, a Pechino, non è stata tollerata.

LE SCUSE IN TRE LINGUE - Sommerso da una polemica tanto improvvisa quanto paradossale, il francese ha diffuso un comunicato in francese, mandarino e inglese per contenere il danno d'immagine ed economico: «Presento le mie scuse a tutti coloro che si sono sentiti feriti dalle mie parole. Non era assolutamente mia intenzione». Nel messaggio ha ribadito il proprio profondo rispetto per il popolo cinese e la sua storia, dicendosi sinceramente dispiaciuto.

SEMPRE TRA I PRIMI, MAI PRIMO - Al di là del caso diplomatico, resta il capitolo sportivo. Mbappé è presente nella classifica del Pallone d'Oro dal 2017, quando, a ridosso dei 19 anni, chiuse al settimo posto. Da allora non è mai uscito dai primi dieci – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport – collezionando un nono posto, due settimi, tre sesti, un quarto, un terzo e il secondo di lunedì. Mai, però, il gradino più alto. Nel suo palmarès c'è un Mondiale vinto, un'altra finale iridata giocata segnando tre reti, il dominio sul calcio francese e una valanga di gol, compresi i ventidue centri in altrettante presenze nella fase finale dei Mondiali.

IL PARADOSSO DELLA CHAMPIONS - Gli manca ancora la Champions League. Proprio per conquistarla, dopo tre rifiuti clamorosi, nel 2024 aveva scelto il Real Madrid, vincitore di sei delle ultime undici edizioni. Il risultato, finora, è un doppio buco nell'acqua: due stagioni senza il trofeo. E nel frattempo, beffa delle beffe, il Paris Saint-Germain di Luis Enrique, che ne aveva criticato apertamente l'individualismo in campo, ha sollevato le ultime due coppe dalle grandi orecchie.

Un trofeo sfumato, tre sponsor persi e una Champions che continua a sfuggirgli: per El Dictador il trono resta lontano.

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Sezione: Calcio Estero / Data: Mer 28 ottobre 2026 alle 09:14
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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