Trenta candidati al Pallone d'Oro, uno della Serie A, nessun italiano. La cerimonia di ieri sera a Londra, qualunque sia stato il vincitore, ha consegnato al calcio italiano una fotografia che non ammette ritocchi: il campionato che fu il più ricco del mondo oggi esprime un solo nome nella lista dei migliori, e quel nome è argentino.

Non è una questione di una stagione. È il frutto di anni in cui i club italiani hanno smesso di comprare i migliori e hanno cominciato a venderli, in cui le nazionali giovanili producono talenti che poi faticano a trovare spazio, in cui i risultati europei, con l'eccezione della settimana raccontata ne il poker di vittorie italiane in Champions, arrivano a singhiozzo, tra notti come la notte da incubo del Milan a Bournemouth e ko come quello di Amsterdam.

Bergamo lo sa meglio di altri. L'Atalanta ha avuto un candidato al Pallone d'Oro, Lookman, ed è stata la sua vetrina; lo ha venduto, come ha venduto Koopmeiners e Retegui, e ha reinvestito. È il modello che funziona per i bilanci e che produce un calcio di passaggio: i migliori passano da qui, non restano. Un modello giusto per il club, e insieme un sintomo del sistema.

Sarri, quando dice che il calcio moderno non lo fa impazzire, parla anche di questo: di un gioco in cui l'Italia è diventata un campionato di transito. La lista di Londra lo ha certificato con un numero.

Un italiano su trenta non c'è. Il giorno in cui ce ne sarà uno, probabilmente giocherà già altrove. Il problema non è il premio: è il percorso che non porta più fino a lì.

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Sezione: Altre news / Data: Mar 27 ottobre 2026 alle 21:00 / Fonte: Carmine Roca
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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