Il Pisa si sveglia bruscamente dalla sua bellissima favola e saluta con largo anticipo la massima categoria. Un sogno cullato per oltre tre decenni e svanito nello spazio di un battito di ciglia, sancendo il ritorno immediato in Serie B per la truppa toscana a tre giornate dal termine del campionato. Una caduta rovinosa e sportivamente drammatica, culminata nell'amara e decisiva sconfitta casalinga contro il Lecce che ha matematicamente spento le ultime, flebili speranze di permanenza in Serie A.
L'ILLUSIONE E LA RIPARTENZA FATALE - La sfida contro l'undici salentino non ammetteva mezze misure, richiedendo obbligatoriamente l'intera posta in palio per tenere in vita la classifica. Le premesse sembravano persino incoraggianti, con i padroni di casa pericolosi a più riprese in avvio: Vladan Stojilkovic ha spaventato la retroguardia ospite, prima sbattendo sull'esterno della rete e poi venendo arginato da un salvataggio disperato in scivolata di Tiago Gabriel a protezione del portiere Wladimiro Falcone. Ma l'illusorio castello di carte è crollato inesorabilmente in un secondo tempo da incubo, esaltando il cinismo degli ospiti abili a colpire in contropiede.
L'UNO-DUE SALENTINO E LA CONTESTAZIONE - Al cinquantaduesimo minuto è arrivata la doccia gelata: da un corner a favore dei nerazzurri, la sfera è stata recuperata da Walid Cheddira, che ha rubato il tempo a Michel Aebischer e apparecchiato l'assist perfetto per il mancino vincente di Lameck Banda alle spalle di Adrian Semper. Il disperato sussulto d'orgoglio toscano ha portato la firma di Mehdi Leris, autore del momentaneo e rabbioso pari al volo appena quattro giri di lancette dopo. Un'esultanza effimera, spenta definitivamente al sessantacinquesimo dalla zampata letale del solito Cheddira su una nuova ripartenza letale. Al triplice fischio del direttore di gara Daniele Doveri, l'Arena Garibaldi si è stretta attorno ai suoi colori con cori misti di delusione e fiero senso di appartenenza: «Meritiamo di più» e «Il Pisa siamo noi».
I NUMERI DI UN FLOP E L'INTRECCIO OROBICO - I miseri diciotto punti messi a referto stridono brutalmente con i trentadue della quart'ultima piazza. Il girone di ritorno si è trasformato in un autentico calvario tecnico: appena sei punti conquistati, frutto del successo sul Cagliari e dei pareggi rimediati con Udinese, Verona e Atalanta. L'avvento in panchina di Oscar Hiljemark non ha garantito l'auspicata sterzata salvezza: la sua gestione si archivia con un ruolino disastroso di dieci sconfitte, di cui le ultime sei consecutive, un pari e una sola effimera affermazione.
DALLA FESTA AL BARATRO IN 365 GIORNI - Un'atroce coincidenza del destino vuole che il sipario su questa avventura cali esattamente a un anno di distanza da quel glorioso e magico primo maggio. Quel giorno memorabile portò la firma di Nicolas Meister contro il Frosinone, spianando la strada alla storica promozione matematicamente sigillata tre giorni dopo dall'allora allenatore Filippo Inzaghi.
A distanza di dodici mesi, la stessa gente che aveva inondato le piazze per celebrare il ritorno nell'Olimpo dopo trentaquattro lunghissimi anni si ritrova a ingoiare il boccone più indigesto, costretta a rimboccarsi fin da ora le maniche per affrontare la faticosa e complessa risalita dalle sabbie mobili della serie cadetta.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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