Il dischetto del rigore può pesare come un macigno insopportabile, soprattutto quando i fantasmi di una clamorosa caduta in Serie C iniziano a bussare prepotentemente alla porta. Lo sa bene il Pescara, che esce con le ossa rotte dalla pesantissima trasferta contro il Padova e si interroga, attonito e furioso, sul mancato carisma del suo leader tecnico, Lorenzo Insigne. Il talento campano, sbarcato in Abruzzo nell'ultima finestra di mercato per rilanciare le sorti della formazione biancoceleste, si è reso protagonista di un autentico giallo sportivo, tirandosi indietro in modo incomprensibile nel momento più delicato ed emblematico dell'intera stagione.

LA PAURA DAGLI UNDICI METRI E L'EPILOGO FATALE - Scocca l'ottantesimo minuto di un match ruvido e inchiodato sullo zero a zero, quando l'arbitro concede il penalty che potrebbe garantire agli abruzzesi la speranza dei playout in seguito a una trattenuta di Villa. Sul dischetto, tra lo stupore generale, non si presenta l'ex beniamino del Napoli, che pure indossa la pesante fascia di capitano al braccio. La responsabilità finisce clamorosamente tra le mani dell'inesperto Flavio Russo. Il ventunenne attaccante di proprietà del Sassuolo, ancora a secco di reti stagionali, si lascia ipnotizzare da Alessandro Sorrentino, estremo difensore patavino con un passato proprio nel vivaio del Delfino. La beffa suprema si materializza poi nel cuore del recupero con la zampata decisiva del padovano Plastina, che sprofonda gli ospiti nell'incubo.

L'INDIGNAZIONE SOCIAL E LE GERARCHIE TRADITE - – come riferisce Virgilio.sport i social network sono stati letteralmente sommersi dalla rabbia del popolo pescarese. La piazza fatica a digerire come un leader con quella bacheca abbia potuto scaricare un simile fardello sulle spalle di un ragazzo del 2004. Le gerarchie, peraltro, erano apparse cristalline durante l'anno: il primo penalty stagionale lo aveva trasformato proprio Insigne contro il Bari, mentre il secondo era stato affidato a Di Nardo, uscito però anzitempo dal campo per fare spazio proprio a Russo. Le critiche piovono impietose, sottolineando l'assurda mancanza di personalità nel momento del bisogno.

LA STRIGLIATA DEL TECNICO E IL MODELLO OROBICO - A gettare ulteriore benzina sul fuoco del post-partita ci ha pensato Giorgio Gorgone, guida tecnica della compagine abruzzese. L'allenatore non ha mascherato la propria immensa delusione: «Qualcuno il rigore lo deve tirare. Se qualche giocatore con più esperienza lo voleva calciare, doveva andare a prendere il pallone dalle mani di Russo, ma così non è stato». 

L'abisso della terza serie è ora a un passo. Al netto di recriminazioni e rimpianti, la fuga dalle proprie responsabilità tecniche rischia di scrivere la parola fine su un'annata disgraziata, tradita a un passo dal traguardo proprio dal suo presunto salvatore.

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Sezione: Serie B / Data: Sab 02 maggio 2026 alle 00:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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