In un momento di estrema precarietà per le ambizioni stagionali del Milan, Adrien Rabiot è stato investito del ruolo di guida spirituale e tecnica da un allenatore che lo conosce meglio di chiunque altro. La recente sconfitta maturata contro il Sassuolo ha fatto suonare un campanello d'allarme impossibile da ignorare, lasciando la squadra rossonera nuda di fronte alle proprie fragilità e, soprattutto, privata della luce creativa di un perno fondamentale del centrocampo. Con la pressione delle inseguitrici che flette i muscoli, il francese è l'uomo scelto per caricarsi il peso del Diavolo sulle spalle e traghettarlo verso l'Europa dei grandi.
UNA VOLATA DA BRIVIDI - Il vantaggio accumulato nei mesi scorsi si sta assottigliando pericolosamente, con la Juventus quarta e la Roma quinta ormai a un passo. I giallorossi – come riferisce La Gazzetta dello Sport – distano appena tre lunghezze, mentre il Como sesto insegue a cinque punti dai rossoneri. In questo scenario di nervi tesi, Massimiliano Allegri sa bene di non poter fallire l'approdo nell'Europa che conta, una missione che lo stesso tecnico livornese ha definito imprescindibile per la sopravvivenza del progetto tecnico attuale e per dare un senso a un'annata che rischia di scivolare via proprio sul più bello.
IL PRETORIANO DI MAX - Con l'assenza prolungata di Luka Modric, che potrebbe rivedere il campo solo per il gran finale contro il Cagliari, il centrocampista francese deve necessariamente alzare i giri del motore. Nessuno come Rabiot incarna la filosofia di Allegri; il loro è un legame che va oltre il campo, cementato da anni di battaglie comuni. Non è un caso che, nelle rare folate positive delle ultime sette giornate, ci sia stata la sua firma d'autore: pesanti i gol contro Torino e Verona, dimostrazione di come Adrien sappia assumersi le responsabilità quando il pallone scotta di più, mettendo a disposizione della squadra quella fisicità e quella tempra da vicecampione del mondo che lo rendono un titolare inamovibile.
L'OSSESSIONE EUROPEA - C'è poi una motivazione personale quasi viscerale che spinge l'ex mediano del Psg. La musica della Champions League manca nelle sue orecchie dalla stagione 2022-23, un'anomalia statistica per un calciatore del suo pedigree. Tre anni di assenza nati da scelte di vita e di cuore: prima il rinnovo annuale con la Juventus per fedeltà verso Max dopo la penalizzazione che aveva tenuto i bianconeri fuori dalle coppe, poi la parentesi a Marsiglia e infine l'approdo a Milano la scorsa estate dopo la rottura con Rowe.
GERARCHIE E PERSONALITÀ - In questa risalita verso la stabilità, il francese spera di trovare manforte negli altri pretoriani dello spogliatoio. In prima fila c'è Mike Maignan, il capitano che ha scelto di restare a difesa della porta rossonera proprio su impulso del tecnico, affiancato da un Strahinja Pavlovic che sotto la gestione allegriana ha trovato la sua definitiva consacrazione. Rabiot sa che terminare nelle prime quattro posizioni renderebbe più semplice ripartire l'anno prossimo con Allegri ancora in sella, proteggendo il gruppo dalle voci di mercato e dalle critiche feroci arrivate dopo la debacle di Reggio Emilia. Muscoli e carisma non mancano, ma servirà una prova d'orgoglio collettiva per evitare un clamoroso fallimento sportivo.
Il destino del Milan è tutto nei piedi e nella testa dei suoi leader: tornare tra le grandi non è solo una necessità finanziaria, ma l'unico modo per garantire a questo ciclo tecnico un futuro ancora tutto da scrivere.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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