Il destino del calcio italiano si sta scrivendo in queste ore frenetiche lungo i corridoi del potere romano, dove Giovanni Malagò sembra ormai aver tracciato la rotta definitiva verso la presidenza della Figc. Nonostante manchino ancora i crismi dell'ufficialità, la corsa verso l'appuntamento elettorale del 22 giugno ha assunto una fisionomia chiarissima, trasformandosi in una partita a scacchi tra diplomazia e aritmetica dei consensi che coinvolge i vertici più alti del nostro sport.
I RAPPORTI DI FORZA - L'ex numero uno del Coni ha saputo tessere una tela di alleanze che, al momento, appare quasi inattaccabile dal punto di vista numerico. Attualmente, Giovanni Malagò può contare sul solido appoggio della Serie A, che garantisce il 17,1% dei voti (al netto della posizione isolata di Lotito), a cui si sommano i blocchi granitici dell'AssoCalciatori (20%) e dell'AssoAllenatori (10%). Se a questo tesoretto si aggiunge il placet di diversi comitati regionali della Lega Dilettanti, a partire da quello lombardo che porta in dote il 3,7%, il quadro della vittoria appare già blindato. È un consenso trasversale che punta a dare stabilità al sistema, permettendo a realtà d'eccellenza come l'Atalanta di Raffaele Palladino di continuare a investire in strutture all'avanguardia come la New Balance Arena senza l'incubo di riforme improvvise o vuoti di potere.
LA STRATEGIA DEL DIALOGO - Dall'altra parte della barricata non c'è però un nemico arroccato, bensì un dirigente navigato come Giancarlo Abete, che sta utilizzando la propria candidatura come uno strumento di pressione politica per non far cadere nel dimenticatoio le riforme necessarie. – come riferisce La Gazzetta dello Sport – l'attuale presidente della Lega Dilettanti ha incontrato i club di Serie B chiarendo che la sua presenza serve a incentivare il confronto: «Io vado tranquillamente avanti, perché la presentazione di una candidatura facilita il percorso di aggiornamento e approfondimento delle tematiche del calcio italiano fino alle elezioni. Qui il problema non è la qualità della persona, ma la capacità di trovare una sintesi ai problemi esistenti». Parole che sanno di diplomazia spinta e che lasciano presagire un possibile passo indietro di Giancarlo Abete a ridosso del voto, in cambio di una piattaforma programmatica condivisa che eviti spaccature nel mondo del pallone.
L'APPELLO ALLA COMPATTEZZA - Anche la Lega Serie B, per bocca del suo presidente Paolo Bedin, ha manifestato l'urgenza di una via d'uscita rapida e unitaria dalla crisi attuale. Dopo aver ascoltato entrambi i contendenti, Paolo Bedin ha sottolineato come la componente cadetta, che detiene il 6% dei voti, scioglierà le riserve a breve con l'auspicio di arrivare al 22 giugno con una posizione corale: «Spero che il mondo del calcio riesca a trovare una posizione unitaria non tanto sulle persone, quanto sui temi e sui contenuti: sarebbe un viatico straordinario». L'obiettivo è un calcio che remi finalmente in un'unica direzione, una necessità condivisa da tutti i club che puntano alla crescita strutturale e alla valorizzazione dei talenti nazionali.
VERSO IL TRAGUARDO UNITARIO - Il mosaico elettorale si completerà definitivamente domani, quando si chiuderà il giro di consultazioni con la Lega Pro presieduta da Matteo Marani. Sebbene la sfida formale sia ancora a due, l'ottimo rapporto personale tra i contendenti e la necessità di una ripartenza forte suggeriscono che il traguardo potrebbe rivelare un solo vincitore acclamato per evitare l'immobilismo. Il calcio italiano ha bisogno di certezze e la convergenza su Giovanni Malagò sembra essere il ponte naturale verso una Figc più moderna e coesa.
La partita politica è alle battute finali e la sensazione è che il tempo delle divisioni stia per lasciare il posto a un governo di larghe intese per il bene del sistema.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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