Il pallone italiano si ferma e china il capo per salutare uno dei suoi interpreti più estrosi e romantici. Nella notte appena trascorsa, le stanze della clinica Poliambulanza di Brescia hanno registrato la triste scomparsa di Evaristo Beccalossi. Un talento purissimo, un mancino capace di disegnare traiettorie impensabili, che si apprestava a celebrare il traguardo dei settant'anni il prossimo dodici maggio. La sua dipartita lascia un senso di profonda malinconia in chiunque abbia amato l'essenza più vera e spensierata di questo sport.

IL DRAMMA INVERNALE E I GIORNI SOSPESI - La strenua battaglia dell'ex fantasista aveva avuto inizio in una fredda giornata dello scorso anno. – come riporta Eurosport riprendendo le pagine del Corriere della Sera – l'incubo si materializzò il nove gennaio 2025, quando un amico fidato lo rintracciò in evidente stato confusionale. L'immediata mobilitazione della figlia Nagaja e la disperata corsa in pronto soccorso portarono a una diagnosi devastante: emorragia cerebrale. Nel giro di quarantotto ore, l'idolo del tifo interista sprofondò in un coma che lo avrebbe tenuto in ostaggio per quasi cinquanta, interminabili giorni.

LE ORE DI TERRORE E IL MESSAGGIO PRESIDENZIALE - A tratteggiare l'angoscia di quei momenti è stata la moglie Danila, rievocando la drammatica ma trasparente sincerità dello staff medico, costretto ad ammettere senza filtri: «Non sappiamo se arriva a domani». In quell'abisso di incertezza, il mondo del calcio si era stretto attorno al letto del campione. Tra i tanti attestati di vicinanza, spiccò l'emozionante nota vocale inviata dal presidente della FIFA Gianni Infantino. Quest'ultimo, da sempre suo fervente ammiratore tanto da inserirlo nel prestigioso circuito delle leggende, fece recapitare un messaggio che la famiglia fece risuonare senza sosta nella speranza di raggiungere l'inconscio del giocatore.

L'ILLUSIONE DEL RISVEGLIO E L'ADDIO DEFINITIVO - Il risveglio dopo quarantasette giorni aveva fatto gridare al miracolo, aprendo le porte a un faticoso percorso di rieducazione. Anche in quei frangenti, l'uomo aveva mantenuto intatta la sua proverbiale e ironica insofferenza per la fatica fisica, sbuffando in palestra proprio come faceva negli anni d'oro in cui incantava a San Siro, culminati con lo Scudetto e la Coppa Italia in bacheca. Tuttavia, le spietate complicazioni cliniche hanno finito per prevalere, spezzando per sempre il filo della sua esistenza terrena.

IL CORDOGLIO DI BERGAMO CHE TRASCIENDE LA RIVALITÀ - Di fronte a una perdita di simile portata, evaporano persino i più accesi campanilismi. L'intero ambiente atalantino, attualmente guidato in panchina da Raffaele Palladino, si stringe nel lutto abbracciando i familiari. Il ricordo delle sue serpentine irriverenti continuerà a vivere non solo tra Milano e Brescia, ma in tutti i templi del nostro calcio, compresa la New Balance Arena. Lì, dove la fantasia e il talento sono sempre stati venerati, il nome del genio ribelle avrà per sempre un posto d'onore.

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Sezione: Altre news / Data: Mer 06 maggio 2026 alle 08:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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