Da Vienna a Bergamo, passando per chilometri, trasferte e una passione che non conosce confini. Matthias Bataillon è uno dei volti del gruppo Atalantini Vienna, realtà che da anni segue l’Atalanta in giro per l’Italia e l’Europa. Un legame nato quasi per caso, durante un viaggio di groundhopping, e diventato nel tempo qualcosa di molto più profondo: una storia da “zuagrast”, di chi arriva da fuori, ma finisce per sentirsi parte della famiglia. In questo caso, quella nerazzurra. Tra ricordi, amicizie e partite indimenticabili, il suo racconto è quello di un amore costruito nel tempo e vissuto chilometro dopo chilometro.
Matthias, come nasce la tua passione per l’Atalanta?
«La mia passione per l’Atalanta nasce nel 2006, quando la Dea giocava ancora in Serie B. Eravamo tre amici e il nostro arrivo a Bergamo fu quasi un caso fortunato. Per il nostro solito groundhopping, eravamo in Italia per vedere Juventus-Fiorentina. La partita si giocava la domenica sera e avevamo il sabato libero. Decidemmo, quindi, di venire a vedere Atalanta-Cremonese. L’impatto fu potente: Città Alta, lo stadio, la Curva, la squadra, i tifosi. Fu amore a prima vista e così quella partita segnò l’inizio della nostra storia da “zuagrast”, da forestieri arrivati da fuori, che ora si sentono parte della famiglia nerazzurra. Una storia che continua ancora oggi».
Prima di innamorarvi dell’Atalanta avete girato l’Italia facendo groundhopping: che esperienza è stata e cosa vi ha colpito di più?
«Avevamo trascorso diversi anni a fare groundhopping in Italia. Ci ha sempre affascinato la cultura dei tifosi italiani: la passione degli ultras e il legame profondo tra le squadre e le loro città, qualcosa di radicato e onnipresente. In quel periodo abbiamo visto realtà molto diverse tra loro, dai club più blasonati a quelli più piccoli, da Udine a Milano, passando per Genova, Firenze, Livorno, Avellino, Castellammare di Stabia, Potenza e tante altre. L’8 aprile 2006, però, è cambiato tutto. Come dicevo, un po’ per caso, siamo venuti a Bergamo a vedere Atalanta-Cremonese di Serie B. Sugli spalti c’erano 8.700 tifosi. Il biglietto per la Curva Nord costava 10 euro. Lo acquistammo in tabaccheria. Ricordo tutto di quel giorno, dalla camminata dalla stazione per raggiungere lo stadio, passando per viale Papa Giovanni XXIII fino allo sguardo che si apre su Città Alta. E poi il vecchio stadio, la vecchia Curva Nord, gli ultras. Tutto aveva un’atmosfera diversa da qualsiasi cosa avessimo vissuto fino ad allora. Era tutto magico e, da quel momento, per noi esiste solo l’Atalanta. Non ci ha mai delusi. Nemmeno una volta. Certo, i successi in Serie A e in Europa sono qualcosa di speciale, ma lo sono stati anche quelli raccolti negli anni precedenti, quando la dimensione della realtà nerazzurra era ancora diversa. Abbiamo condiviso tante esperienze e lungo il percorso sono nate anche tante amicizie. Ricordo ancora benissimo la Festa della Dea e quel vagone ferroviario nerazzurro con la scritta “Voglia d’Europa”. Posso tranquillamente dire che l’Atalanta ora è il nostro folle amore».
Siete un gruppo numeroso? Come siete organizzati?
«Siamo in 12 e in 6 viaggiamo regolarmente verso Bergamo, in Italia e in Europa. Da nove anni abbiamo anche due abbonamenti in Curva Nord».
In tutti questi anni hai vissuto tante partite: quali ti sono rimaste più impresse?
«In questi quasi vent’anni ho visto tante partite e vissuto grandi vittorie. Ricordo in particolare le trasferte di Liverpool, Leverkusen e Dublino, ma anche le partite europee a Cipro e in Ucraina. Anche a Bergamo ci sono stati momenti indimenticabili, come Atalanta-Chievo Verona nel 2017, che ci regalò la qualificazione in Europa, e Atalanta-Udinese nel 2019, l’ultima partita vista nella vecchia Curva Nord. Indimenticabili pure le finali di Coppa Italia a Roma, nel 2019 e nel 2024, che restano sconfitte amare».
La più emozionante di tutte?
«Sicuramente il quarto di finale di Europa League a Liverpool. Quando sei bambino sogni di poter sostenere, un giorno, la tua squadra all’Anfield Stadium. Se poi vinci anche, e per di più per 3-0, diventa qualcosa di semplicemente incredibile».
A Bergamo avete creato legami importanti?
«Sì, a Bergamo abbiamo trovato amici che ci sono sempre stati vicini. Dopo poco tempo abbiamo conosciuto Teo, Flavio e Ilario e, da allora, siamo rimasti molto legati. Quando torniamo, ci ritroviamo in Curva Nord accanto ai nostri amici del gruppo Saadek. Permettetemi di mandare un abbraccio anche a Giulio e a tutti gli altri».
In Austria come viene vista l’Atalanta?
«In Austria l’Atalanta è molto conosciuta, anche per la storia e la cultura della sua tifoseria. L’anno scorso abbiamo organizzato una serata cinematografica dedicata al film “A guardia di una fede” di Andrea Zambelli e dedicato a Claudio Galimberti (il Bocia, ndr). Sono venute circa 100 persone a vederlo. È stata una serata indimenticabile per il nostro piccolo gruppo».
Quando tornerai a Bergamo per vedere l’Atalanta?
«Tornerò tra due settimane per Atalanta-Bologna».
E come hai vissuto questa stagione dell’Atalanta?
«Per tutti noi del nostro gruppo, l’Atalanta di oggi rappresenta sicuramente una realtà importante, sia in Italia che in Europa, ma il nostro legame va oltre i risultati. Il nostro amore per l’Atalanta non dipende dalla categoria o dai traguardi raggiunti. Saremo sempre grati ai giocatori e a Gasperini per aver regalato anni straordinari a tutta la tifoseria nerazzurra. Lo stesso vale per la squadra di quest’anno, per i ragazzi e per mister Palladino. Abbiamo seguito l’Atalanta in giro per l’Europa, ma allo stesso tempo ci è sempre piaciuto esserci anche nelle trasferte meno note, come a Trieste, Benevento o Lecce. Per noi non fa differenza se siamo in Serie A, Serie B, Champions, Europa League o Conference. Vogliamo solo vedere undici uomini che lottano sempre per la nostra maglia».
Un percorso, quello di Matthias, fatto di stadi, trasferte e legami che vanno oltre il campo, ma che lì trovano sempre il loro punto di partenza. Perché al di là delle categorie, dei risultati e dei palcoscenici europei, ciò che conta davvero per lui e i compagni del gruppo Atalantini Vienna resta lo stesso da quel primo giorno a Bergamo: vedere l’Atalanta scendere in campo e lottare. Sempre.
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