L'estasi nerazzurra si materializza nella dolce notte del Meazza, dove l'Inter e il suo condottiero Cristian Chivu scrivono una pagina indelebile della storia calcistica tricolore. Pur avendo a disposizione il comodo paracadute del pareggio, la corazzata milanese non ha fatto sconti a nessuno, piegando il Parma con un perentorio 2-0 e cucendosi aritmeticamente sul petto il ventunesimo scudetto della propria gloriosa epopea con ben tre giornate d'anticipo. Un trionfo netto, meritato, che illumina a giorno le recenti ombre e polemiche sollevate dal caso arbitri, un polverone dal quale il club meneghino è uscito totalmente immacolato e mai indagato.
IL RICORDO E LO SBLOCCO - L'atmosfera elettrica dello stadio meneghino, inaugurata da un commosso e vibrante minuto di silenzio in memoria del compianto Alex Zanardi, ha inizialmente faticato a sciogliere la tensione dei ventidue in campo. I ducali, guidati dal talento di Pellegrino, si sono dimostrati un avversario sbarazzino, concedendo ampie praterie soprattutto a Denzel Dumfries, ma spaventando a più riprese la retroguardia locale. Il fato ha provato a mettersi di traverso stampando sulla traversa il tentativo di Nicolò Barella (il ventesimo legno stagionale per la squadra) e trasformando l'estremo difensore ospite Zion Suzuki in un muro invalicabile. La tenace resistenza emiliana è però crollata inesorabilmente a un passo dall'intervallo: un'illuminante verticalizzazione disegnata da Piotr Zielinski ha armato il destro di Marcus Thuram, glaciale nell'infilare in rete il piattone che ha dato il via alla grande festa.
LA PASSERELLA FINALE E L'INCROCIO OROBICO - La ripresa si è rapidamente trasformata in un puro orpello gioioso, agevolata da un avversario già sazio della propria salvezza e privo di reali stimoli di classifica. L'allenatore ha così potuto concedere la meritata passerella ai grandi protagonisti dell'annata: l'ingresso simultaneo di Lautaro Martinez e Henrikh Mkhitaryan ha confezionato il raddoppio definitivo, con l'attaccante argentino a rifinire magistralmente e l'armeno a insaccare.
CHIVU NELLA STORIA - Al fischio finale è scoppiata la gioia incontenibile per un traguardo che proietta il tecnico direttamente nell'Olimpo. Alla sua primissima vera stagione al timone da inizio campionato, il mister è diventato il quarto allenatore di sempre in Serie A a centrare il bersaglio grosso all'esordio assoluto. Non solo: l'ex difensore affianca leggende epiche come Armando Castellazzi (e il pioniere Virgilio Fossati agli albori del Novecento), diventando il secondo nella storia del club a laurearsi campione d'Italia sia con gli scarpini ai piedi che accomodato in panchina.
La seconda stella brilla finalmente sulla sponda milanese del Naviglio. Un capolavoro tattico e mentale che spazza via i dubbi e regala una notte di festa pura, destinata a restare scolpita per sempre negli almanacchi del nostro calcio.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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