Il copione sembrava scritto per una tranquilla serata di gloria sportiva, ma il rettangolo verde dell'Allianz Stadium si è inaspettatamente trasformato in un teatro delle assurdità per la Juventus. Contro un Hellas Verona ormai matematicamente condannato alla discesa in Serie B, la compagine piemontese non è riuscita ad andare oltre un rocambolesco pareggio per 1-1, gettando alle ortiche l'opportunità d'oro di agganciare il Milan al terzo posto in classifica. Un punticino strappato con i denti e tra mille sofferenze che, per un crudele scherzo del destino, si rivela un colpo di grazia fatale per l'Atalanta: il risultato maturato a Torino, infatti, sancisce l'esclusione matematica della formazione orobica dalla corsa per il pass della prossima Champions League.
IL GELO DELLO STADIUM E LA BEFFA SCALIGERA - L'avvio di gara aveva ampiamente illuso il pubblico di casa, con i bianconeri subito arrembanti grazie alle brucianti accelerazioni di Francisco Conceicao e alle vivaci intuizioni di Kenan Yildiz. Tuttavia, la cronica e quasi indisponente mancanza di cinismo si è rivelata una zavorra letale per la truppa guidata da Luciano Spalletti. Dopo una clamorosa traversa colpita di testa da Gleison Bremer, è stato proprio il solido centrale brasiliano a combinare un disastro al trentaquattresimo minuto: un suo grave errore in fase di uscita ha innescato la ripartenza fulminea di Domagoj Bradaric, lucido nel pescare Bowie per il clamoroso gol del vantaggio veneto. Il muro eretto in chiusura da Edmundsson sulla botta sicura di Andrea Cambiaso ha fatto il resto, mandando le squadre negli spogliatoi tra l'incredulità generale e una tempesta di fischi.
LA SCOSSA DALLA PANCHINA E LA PERLA BALISTICA - Fiutato il pericolo di una disfatta epocale contro il fanalino di coda, il tecnico toscano ha deciso di stravolgere l'assetto a inizio ripresa, gettando immediatamente nella mischia l'artiglieria pesante formata da Dusan Vlahovic e Jonathan David. L'onda d'urto ha schiacciato gli uomini di Paolo Sammarco, scesi in campo senza nulla da perdere e decisi ad affidarsi all'ostruzionismo per spezzare il ritmo. La tenace resistenza ospite è crollata solamente al sessantaduesimo giro d'orologio, quando l'attaccante serbo ha disegnato una punizione magistrale ed eluso il tuffo dell'estremo difensore, riportando la contesa in equilibrio.
IL MIRACOLO NEL FINALE E IL VERDETTO CHE FA PIANGERE ZINGONIA - Gli ultimi venti minuti si sono trasformati in un assedio a senso unico, ma il fortino scaligero ha retto l'urto con eroismo. A vestire i panni del guastafeste assoluto è stato Lorenzo Montipò: il portiere gialloblù si è superato a più riprese sulle incornate avversarie e, in pieno recupero, ha compiuto un intervento ai limiti del paranormale deviando sul palo la deviazione ravvicinata di Edon Zhegrova.
Il triplice fischio consegna agli archivi una serata di forti rimpianti incrociati. Se a Torino ci si interroga su un approccio mentale inaccettabile, a Bergamo si deve fare i conti con la fredda matematica, che spegne le luci sulla musichetta della Champions e impone nuove riflessioni in vista del prossimo futuro.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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