L’Atalanta arriva alla sfida contro il Cagliari con il peso di una delusione ancora fresca e la necessità di ripartire subito nella corsa europea. Dopo l’eliminazione in Coppa Italia, la squadra di Raffaele Palladino è chiamata a ritrovare energie e convinzioni in una trasferta che nasconde più insidie di quanto la classifica possa raccontare. Dall’altra parte c’è un Cagliari ancora in lotta per la salvezza, aggrappato a un margine che non basta per sentirsi al sicuro e a un ambiente che spera nella spinta dell’Unipol Domus. A presentare la gara di domani sera tra la squadra rossoblù e quella nerazzurra è Giancarlo Cornacchia di TuttoCagliari.net, che in esclusiva a TuttoAtalanta.com offre la sua lettura sul momento dei sardi e sulle chiavi di una partita importante per entrambe le formazioni.
IL MOMENTO DEI ROSSOBLÙ E IL FATTORE CAMPO
Giancarlo, come arriva il Cagliari alla sfida contro l’Atalanta?
«Il Cagliari arriva alla gara di domani con un morale così così – come riferisce in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com –. È vero che le sconfitte delle dirette concorrenti, come Cremonese e Lecce, stanno quantomeno tranquillizzando l’ambiente, però 5 punti sulla zona retrocessione non rappresentano ancora un margine di sicurezza. C’è stata la vittoria contro la Cremonese, ma poi è arrivata la sconfitta contro l’Inter e davanti c’è un calendario davvero proibitivo: prima i nerazzurri, poi il Bologna. Il Cagliari sta sperando più che altro nelle disgrazie altrui».
L’Atalanta arriva da una delusione pesante dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia. Da Cagliari si percepisce una Dea più ferita o con più voglia di riscatto?
«Io non riesco a immaginarmi un’Atalanta ferita. È sempre stata una grandissima squadra, perlomeno da quando Gasperini aveva iniziato quel progetto di crescita nove anni fa. La formazione bergamasca è una di quelle squadre che, quando le fai male, reagisce con rabbia. Ha gli elementi e la personalità per farlo. La piazza si aspetta una squadra che verrà qui per fare la partita».
Quanto può pesare il fattore campo nella partita di domani sera?
«Il Cagliari, spesso e volentieri, invece di utilizzare l’Unipol Domus come fortino, ha mancato diversi appuntamenti, soprattutto contro le dirette concorrenti. Penso al Sassuolo, anche se ormai è stabile a metà classifica, ma anche a partite che avrebbe dovuto vincere, come quella contro il Lecce o contro il Genoa. Sicuramente l’Unipol Domus sarà pieno o quasi e c’è la speranza che finalmente venga sfruttato il fattore campo, anche se fin qui il Cagliari l’ha utilizzato di rado».
TATTICA, FRAGILITÀ E L'ANALISI DELLA SFIDA
Guardando alle ultime settimane, quali sono stati i punti di forza e le fragilità più evidenti del Cagliari?
«Il Cagliari è una squadra che non sa prendere l’iniziativa. Quando viene chiamata a farlo, miseramente manca l’appuntamento. Questa è probabilmente la fragilità più grande, oltre al fatto che, se va sotto di un gol, tende a sciogliersi e fatica a rientrare in partita. Questo è stato il Cagliari del girone di ritorno. Tra i punti di forza, però, c’è un gruppo che sembra ancora abbastanza solido. Lo dimostra, per esempio, l’abbraccio di Sebastiano Esposito con Pisacane dopo la rete segnata alla Cremonese, così come la forsennata esultanza di Belotti dopo il gol».
Cosa deve temere maggiormente l’Atalanta del Cagliari e, al contrario, quali sono gli aspetti della Dea che possono creare più problemi ai rossoblù?
«L’Atalanta è una squadra completa e il Cagliari deve temerne tutto, dal reparto arretrato fino a quello avanzato. Non c’è un reparto vulnerabile. Vedo pochi punti deboli nel gruppo di Palladino, se non magari quando viene puntato sulle fasce. Mi auguro che Pisacane stia studiando qualcosa per cercare di colpire gli avversari, non limitandosi soltanto a difesa e contropiede. Il Cagliari ha ottenuto gran parte dei suoi punti con questa strategia, ma non sta portando lontano. Anche se sarà difficile, spero che il mister stia preparando qualcosa per riuscire a fare male e magari sfruttare anche un’eventuale stanchezza dovuta ai 120 minuti della gara contro la Lazio. I nerazzurri, invece, devono temere l’imprevedibilità della squadra rossoblù, che potrebbe svegliarsi improvvisamente da questa sorta di torpore».
Che partita ti aspetti domani?
«L’Atalanta, pur stanca e delusa, cercherà subito di mettere le cose in chiaro. Non è una squadra che aspetta o si limita a gestire: è una formazione che va subito al sodo e che proverà immediatamente a prendere in mano le redini del centrocampo con i suoi elementi migliori. Parliamo di giocatori come Ederson e De Roon, di livello internazionale e con grande personalità. Credo metterà subito pressione, cercando rapidamente il vantaggio, consapevole del fatto che il Cagliari, una volta subito il primo gol, potrebbe andare in difficoltà e perdere certezze. Questo potrebbe essere uno dei temi tattici principali della gara».
IL FUTURO DI PALESTRA E GLI OBIETTIVI FINALI
Quanto ha inciso l’ambiente di Cagliari nella crescita di Marco Palestra e che sensazioni hai sul suo futuro?
«Cagliari è un ambiente tranquillo, dove non ci sono troppe pressioni. È una piazza che ha pazienza e ti sa aspettare. Marco Palestra è entrato subito nel cuore della tifoseria sin dall’esordio nella gara contro il Parma, quando di fatto è subentrato nel secondo tempo. Da allora non ha più lasciato la maglia da titolare. Se lo merita, perché è un ragazzo che ha avuto una crescita esponenziale. Attorno a lui c’è grande entusiasmo, anche se sappiamo benissimo che al termine della stagione tornerà a Bergamo. Io, fossi nel club nerazzurro, ci punterei. Però in rosa ci sono anche altri giovani interessanti, come Bellanova da una parte e Bernasconi dall’altra, che difficilmente gli lasceranno spazio. Diversamente, potrebbe far felici le casse della società con una cessione da parecchi milioni. Non credo tanto a un futuro in Italia, ma più all’estero, dove potrebbero essere disposti a spendere anche cifre importanti per un giovane promettente come lui. Quindi, in sostanza, o le casse o la squadra. Sono valutazioni che logicamente farà la dirigenza. Però è chiaro che, se fossi un allenatore, punterei più sul giocatore che sui soldi, considerando che tra qualche anno potrebbe valere anche molto di più rispetto a oggi».
A inizio anno ti aspettavi un’Atalanta costretta a lottare fino alle ultime giornate per conquistare l’Europa o immaginavi un percorso diverso?
«Mi aspettavo un campionato diverso. Sono anni che considero i nerazzurri una squadra papabile per poter vincere lo scudetto, per fare quel salto definitivo. Quest’anno purtroppo non è andata così. Per me questo gruppo è decisamente superiore alla Roma, alla Lazio e anche alla stessa Juventus. Vederlo settimo in classifica fa un certo effetto, perché resta una compagine meravigliosa, che apprezzo davvero tantissimo. Purtroppo paga l’inizio di campionato disastroso, ma l’augurio è che l’anno prossimo si possa intervenire con i correttivi giusti e tornare a lottare stabilmente per le primissime posizioni».
Dove pensi che troveremo Atalanta e Cagliari a fine stagione?
«L’Atalanta sarà lì a giocarsi l’Europa. Sono convinto che riuscirà a rientrarci, perché resta una squadra più forte rispetto alle altre dirette concorrenti. Sul Cagliari, invece, al momento non sono molto ottimista, soprattutto per il gioco che sta esprimendo e per il calendario che ha davanti. Sono questi gli aspetti che mi lasciano perplesso. È vero che 5 punti di vantaggio sulla Cremonese possono rappresentare un discreto margine, però, come dico sempre, non si dovrebbe mai sperare nelle disgrazie altrui».
Per Cornacchia, la formazione orobica resta una squadra capace di reagire alle difficoltà con personalità e qualità ed è ancora pienamente in corsa per l’Europa nonostante una stagione al di sotto delle aspettative. Dall’altra parte c’è un Cagliari che cerca risposte e continuità, sospeso tra la speranza di salvarsi e la consapevolezza di dover cambiare passo. Sullo sfondo anche il futuro di Marco Palestra, giovane promessa del vivaio, cresciuto ulteriormente in Sardegna, destinato a tornare a Bergamo e simbolo di un legame che continua a intrecciare il destino delle due realtà.
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