Il flop delle due punte condanna la Dea: zero gol col Genoa, l'Atalanta scivola via dall'Europa. L'Atalanta si smarrisce nei meandri di una prestazione sconcertante, offrendo al pubblico amico una prova intrisa di confusione tecnica e palese inadeguatezza mentale. Lo scialbo pareggio a reti inviolate maturato contro un Genoa ormai privo di assilli di classifica non è un semplice passo falso, ma un inquietante campanello d'allarme per la truppa di Raffaele Palladino. Se la dolorosa caduta in terra sarda poteva trovare un debole alibi nelle tossine psicologiche derivanti dall'eliminazione in Coppa Italia, il copione andato in scena sul prato della New Balance Arena certifica un malessere ben più profondo, privo dell'auspicato scatto d'orgoglio e caratterizzato da un appannamento generale che rischia di compromettere il lavoro di un'intera stagione.
IL FALLIMENTO DEL DOPPIO CENTRAVANTI - A calamitare le attenzioni e le successive, aspre critiche è stata l'incomprensibile e velleitaria scelta tattica iniziale. Lo schieramento in contemporanea di Gianluca Scamacca e Nikola Krstovic si è rivelato un autentico flop di progettazione fin dalle primissime battute di gioco. Il bomber romano ha palesato una totale assenza di mordente, vagando per il campo camminando nervosamente sulle uova e senza mai trovare la giusta collocazione. Dal canto suo, l'attaccante montenegrino è stato sacrificato in un atipico ruolo decentrato sulla corsia mancina, sfinendosi in un estenuante doppio lavoro di copertura e spinta che lo ha inesorabilmente condotto a sbagliare le giocate più elementari e scolastiche. Una convivenza tatticamente mal assortita che ha sterilizzato del tutto il proverbiale potenziale offensivo dei bergamaschi.
L'EQUIVOCO TATTICO E I LAMPI ESTEMPORANEI - Inserire due prime punte di ruolo pretendendo di mantenere inalterato il consueto assetto a tre in avanti, con Charles De Ketelaere adattato sulla trequarti, si è tradotto in un gigantesco paradosso calcistico: avere due arieti in area ma giocare di fatto senza riferimenti capaci di innescarli a dovere. – come evidenzia lucidamente Pietro Serina sulle colonne del Corriere di Bergamo – un simile impianto avrebbe richiesto il passaggio a un più razionale modulo a quattro centrocampisti, o l'utilizzo di un trequartista stabile alle loro spalle. Non è un caso che la panchina nerazzurra abbia spedito a scaldarsi Giacomo Raspadori dopo appena un quarto d'ora, sconfessando virtualmente la propria intuizione iniziale. E proprio dai piedi dell'ex Sassuolo sono nati gli unici sussulti della serata, sfociati in un gol malamente divorato e in una clamorosa traversa. Lampi isolati nel deserto di un undici salvato dal naufragio solo dal grande dinamismo di Ederson in mezzo al campo.
LO SPETTRO DEL FALLIMENTO EUROPEO - I numeri non mentono e delineano una primavera agonistica da incubo per la Dea, capace di brindare al successo in misere due occasioni nelle ultime tredici uscite ufficiali. Un rallentamento disastroso che mette in serissimo pericolo la conquista del settimo posto, l'ultimo vagone teoricamente disponibile per viaggiare nel vecchio continente. Le proibitive e imminenti trasferte contro le corazzate Milan e Fiorentina rischiano di caricare di una pressione insopportabile il prossimo scontro diretto casalingo con il Bologna. Un incrocio che paradossalmente potrebbe tramutarsi in una beffa atroce qualora la Lazio dovesse trionfare in Coppa Italia, azzerando in un colpo solo il valore sportivo della settima piazza.
Il tempo delle prove e degli esperimenti azzardati è definitivamente esaurito: servirà un miracolo tecnico e caratteriale per rialzare la testa ed evitare che il sipario cali su un epilogo colmo di tremendi rimpianti.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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