Dalle colline di Beverly Hills, tra una partita del Mondiale e l'altra, Aurelio De Laurentiis ragiona sul futuro del Napoli e del calcio. Il messaggio del presidente è netto: il club è sano, forte e competitivo, e senza la valanga di infortuni dell'ultima stagione avrebbe lottato fino in fondo per lo scudetto.

DA LOS ANGELES - Cittadino onorario della città californiana, ADL si gode la rassegna iridata in compagnia di amici e volti noti, dal regista Danny De Vito al produttore Tarak Ben Ammar. Ha assistito dal vivo a Svizzera-Bosnia, per onorare la nazione della moglie Jacqueline, e a Belgio-Iran, per salutare Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku, due dei suoi uomini. Un'America che considera la sua seconda casa e di cui ammira l'organizzazione impeccabile di questo Mondiale americano, con stadi sempre gremiti nonostante i prezzi elevati.

IL CALCIO DA RIFONDARE - Nel lungo colloquio con La Gazzetta dello Sport, De Laurentiis allarga lo sguardo al sistema. Il calcio europeo, sostiene, non riesce a coprire i propri costi e «sta collassando per i bilanci in crisi»: servirebbe una rifondazione totale, sul modello della NBA, capace di fermarsi e ripartire più forte. La ricetta passa da nuovi stadi al posto di impianti obsoleti, da un sostegno economico dello Stato e da una drastica sburocratizzazione, perché — è la sua tesi — solo una riforma profonda dei nostri campionati può salvare il movimento.

NAPOLI E LA PANCHINA - Sul nuovo allenatore — il cui nome, Max Allegri, resta un tabù nelle conversazioni ufficiali pur essendo ormai noto a tutti — il patron chiede «grande personalità, umiltà ed entusiasmo». Quanto alla squadra, la difende a spada tratta: «una rosa alla quale non manca nulla», che senza decine di infortuni avrebbe conteso lo scudetto fino all'ultimo. E su Antonio Conte, con cui si è chiuso un biennio da due trofei, parla di un legame familiare destinato a restare intatto.

L'ITALIA E LA MISSIONE - Vedere un Mondiale senza l'Italia è una pena, ammette, e la soluzione per lui è strutturale: ridurre la Serie A — fino a sedici squadre — per giocare meno e lasciare tempo alla Nazionale di prepararsi, con Giovanni Malagò indicato come l'uomo giusto per rilanciare gli azzurri. Sul fronte personale, infine, il suo orizzonte è chiaro: la conquista di uno stadio di proprietà e un nuovo centro sportivo, i due grandi cantieri dei prossimi anni.

E quando pensa al suo Napoli, De Laurentiis lo dipinge con «quel colore azzurro che congiunge mare e cielo»: la promessa di restare, come sempre, là in alto.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Lun 22 giugno 2026 alle 08:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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