Era un giovedì sera come tanti, quel 4 giugno 2010. Fuori dalla sede bergamasca si chiudeva un'operazione di mercato che non riguardava un giocatore, ma l'intera anima di un club: Antonio Percassi riprendeva in mano l'Atalanta, società che aveva già presieduto dal 1990 al 1994, stavolta per non lasciarla più. Sedici anni dopo, quella data è diventata un punto di riferimento nel calendario nerazzurro, un confine netto tra un prima e un dopo.
UN CLUB DA RIFONDARE - La Dea che Antonio Percassi si ritrovò tra le mani non era certo in splendida forma. Il club aveva appena vissuto la retrocessione in Serie B, eredità di una gestione che aveva esaurito la sua spinta. Le fondamenta c'erano, la storia pure, ma mancava la visione. Ed è esattamente quella visione che il presidente portò con sé, insieme a un progetto familiare solido, costruito attorno alla complementarità di ruoli: da un lato il padre nel governo del club e nei rapporti istituzionali, dall'altro Luca Percassi, Amministratore Delegato, che ha modellato la struttura manageriale e strategica della società con metodo e ambizione crescente.
UN PERCORSO CHE I NUMERI NON ESAURISCONO - Eppure i numeri restano il modo più immediato per misurare il peso di questi sedici anni. Il percorso costruito dal 2010 a oggi ha trasformato ambizioni in realtà: dalla promozione immediata in Serie A nella stagione 2010-11 alla conquista dell'Europa League, dal primo storico accesso alla Champions League alle ripetute partecipazioni alla fase finale della competizione più prestigiosa del mondo. Un percorso che non ha tralasciato nulla: prima squadra, settore giovanile e Under 23 hanno cresciuto insieme, con la seconda squadra diventata nel tempo un laboratorio d'eccellenza per i talenti in divenire.
MATTONI E VISIONE - Accanto ai risultati sportivi, la famiglia Percassi ha investito nelle infrastrutture con la stessa logica con cui si costruisce qualcosa di duraturo. L'acquisto dello stadio di proprietà — trasformato nel New Balance Arena con un restyling da oltre cento milioni di risorse proprie — e il continuo potenziamento del Centro Bortolotti di Zingonia, cuore pulsante della vita quotidiana delle squadre nerazzurre, sono i simboli tangibili di un progetto che guarda lontano. Non si gestisce una squadra di calcio pensando alla prossima partita soltanto: si costruisce un sistema.
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UNA RICORRENZA CHE GUARDA AL FUTURO - L'Atalanta ha appena svelato una nuova identità visiva, segno che anche sul piano simbolico il club non smette di evolvere. I sedici anni di questa seconda presidenza cadono in un momento di transizione importante per la Dea: si chiude il ciclo di un allenatore che ha ridefinito l'identità tattica della squadra e si apre un nuovo capitolo, con Bergamo che si prepara ad accogliere Maurizio Sarri. La data del 4 giugno diventa così, ancora una volta, spartiacque tra epoche. Con Sarri vicino alla firma, i Percassi non si fermano mai: sedici anni ne sono la prova.
Ci sono storie di calcio che si raccontano attraverso i trofei, altre attraverso i bilanci, altre ancora attraverso le persone che hanno creduto in qualcosa quando era difficile farlo. Quella dell'Atalanta e della famiglia Percassi appartiene a tutte e tre le categorie insieme.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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