Una rivoluzione silenziosa, ma profonda. Il comitato esecutivo della UEFA riunito a Istanbul ha varato un nuovo format per le qualificazioni a Europei e Mondiali e per la Nations League, destinato a entrare in vigore a partire dall'edizione 2028/29. Il modello si avvicina concettualmente a quello della nuova Champions League e delle competizioni per club — con gironi allargati, più partite con significato reale e meno gare di puro riempimento — ma due nodi cruciali restano ancora da sciogliere prima che il quadro sia definitivo. E su entrambi, la parola finale spetta in parte alla FIFA.
IL NUOVO FORMAT DELLA NATIONS LEAGUE - A partire dalla stagione 2028/29, la UEFA Nations League passerà dalle attuali quattro leghe a tre leghe composte da 18 squadre ciascuna, ognuna articolata in tre gironi da sei squadre. Le 55 nazionali UEFA saranno distribuite in questo nuovo schema — con la Lega C che, per ragioni numeriche, avrà un gruppo da sette squadre con una finestra di inizio anticipata. Il presidente UEFA Aleksander Čeferin ha presentato la riforma sottolineando come il nuovo sistema migliorerà l'equilibrio competitivo, ridurrà le partite prive di significato e garantirà opportunità di qualificazione più eque per tutte le federazioni, senza aggiungere ulteriori date al calendario internazionale già saturo.
PRIMO NODO: I CRITERI DI SEEDING CON LA FIFA - Il punto più delicato riguarda i criteri con cui verranno composti i tre gironi da 12 squadre nella fascia più alta — la Lega A — in vista delle qualificazioni mondiali. La UEFA spingerebbe per utilizzare i risultati della Nations League come metro di riferimento. Ma la FIFA, che sui Mondiali mantiene naturalmente voce in capitolo, preferisce il proprio ranking ufficiale. Un conflitto di criteri che richiede una mediazione tra Nyon e Ginevra, e che quasi certamente troverà la sua soluzione in una formula mista: un mix ponderato tra ranking FIFA e performance in Nations League, abbastanza flessibile da soddisfare entrambe le parti.
SECONDO NODO: QUANTI POSTI EUROPEI AI MONDIALI - L'altro elemento aperto è strettamente legato alle prossime decisioni della FIFA sul format del Mondiale. Il torneo del 2026 si disputerà già con 48 nazionali partecipanti — il primo nella storia a questa dimensione, con l'Europa che ha portato il suo contingente più numeroso di sempre. Ma la FIFA starebbe già valutando un ulteriore ampliamento, fino a 66 squadre partecipanti nelle edizioni future. Un'eventualità che cambierebbe automaticamente il numero di slot riservati alla UEFA, permettendo a un numero ancora maggiore di nazionali europee di accedere direttamente alla fase finale senza passare dagli spareggi. Su questo punto, la UEFA sta anche rivendicando un peso proporzionale maggiore: considerando che altre confederazioni riescono a qualificare al Mondiale una percentuale molto più alta delle proprie nazioni rispetto al Vecchio Continente, la richiesta di più posti ha una logica difficile da contestare.
LA STRATEGIA DI LUNGO PERIODO - Il quadro che emerge da Istanbul è quello di una UEFA che ragiona a lungo termine, consapevole che il calcio internazionale è in una fase di ridefinizione degli equilibri di potere. la strategia dell'organismo europeo punta a massimizzare il valore commerciale e sportivo delle proprie competizioni, ampliando la platea e garantendo contenuti di qualità superiore: la riforma delle qualificazioni si inserisce in questo disegno più ampio, che passa anche dall'apertura ai grandi player dello streaming globale per i diritti televisivi. Il 2028 è ancora lontano, ma le fondamenta del calcio europeo dei prossimi vent'anni si stanno costruendo adesso.
Istanbul ha dato il via. Ora tocca a Ginevra rispondere. Il futuro delle qualificazioni europee si gioca su un tavolo diplomatico, prima ancora che su un campo di calcio.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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