Questa sera al Franchi non ci saranno verdetti da inseguire, ma non basta per trasformare Fiorentina-Atalanta in una partita qualunque. Tra Firenze e Bergamo, negli ultimi anni, si è costruita una rivalità capace di andare oltre la classifica, alimentata da sfide tese, polemiche e un peso emotivo che resta anche quando la stagione è ormai agli ultimi capitoli. La Fiorentina arriva all'appuntamento dopo il successo contro la Juventus, che ha restituito serenità a un ambiente reduce da un'annata complicatissima, mentre l'Atalanta vuole chiudere il campionato confermando la qualificazione europea conquistata in una stagione meno brillante del passato, ma comunque sufficiente per riportare i nerazzurri ancora una volta in Europa. A raccontare il momento viola e ad analizzare i temi della sfida è Giacomo Galassi di FirenzeViola.it.
Come arriva la Fiorentina alla sfida contro l'Atalanta?
«Sicuramente arriva serena. Questa è stata una stagione veramente sfiancante, sia per i tifosi che per i calciatori. C'è stato anche un momento in cui la retrocessione sembrava potesse diventare realtà, anche dopo l'arrivo di Vanoli, quando le cose non riuscivano a ingranare nemmeno con il cambio di allenatore. Il 2026, però, ha raccontato tutta un'altra Fiorentina: una squadra che è riuscita a tenere un ritmo quantomeno da prime dieci posizioni, non certo da Champions League, ma comunque più consono al valore della rosa. Nell'ultimo mese e mezzo la Fiorentina aveva offerto davvero molto poco dal punto di vista del gioco, ma dal pareggio con il Genoa si è percepito un senso di serenità maggiore, e lo si è visto anche contro la Juventus. La vittoria contro i bianconeri non riscatta la stagione, però a Firenze battere la Juventus rende sempre felici. In questi giorni, i tifosi, tra meme, commenti e risate, si stanno godendo un po' lo sfottò nei confronti degli avversari, anche per la probabile esclusione dei bianconeri dalla prossima Champions League. Ora vediamo una Fiorentina serena, un po' più con il sorriso sulle labbra rispetto a tanti altri momenti della stagione».
Anche se la classifica ormai dice poco, Fiorentina-Atalanta resta una partita molto sentita per rivalità e precedenti tra le due tifoserie: che atmosfera ti aspetti al Franchi?
«Se non fosse arrivata la vittoria contro la Juventus, ci si poteva aspettare anche una possibile contestazione da parte della tifoseria. La vittoria contro la Juventus, però, ha ridato un po' di entusiasmo e l'arrivo di Paratici ha riportato qualche speranza in più sul futuro, anche se la presidenza Commisso resta comunque sotto esame, anche perché siamo alla fine di una stagione che, per lunghi tratti, è stata una delle peggiori della sua storia. Per il momento dal tifo non arrivano segnali particolari in questo senso. Bisognerà capire quale sarà l'atteggiamento della parte più calda della Curva Fiesole, che per via dei lavori sarà spostata nella curva Ferrovia, ma credo che l'atmosfera sarà abbastanza serena, tipica di una partita di fine stagione».
L'anno scorso Palladino aveva lasciato Firenze nonostante il rinnovo appena firmato, mentre quest'anno ha preso un'Atalanta in difficoltà riportandola in Europa: ti aspettavi un impatto del genere a Bergamo?
«La sua storia con la Fiorentina è stata molto strana. Era arrivato tra qualche polemica, perché la piazza si aspettava un allenatore con un curriculum diverso. Poi, in realtà, ha regalato forse una delle migliori stagioni degli ultimi dieci anni, con otto vittorie consecutive. Quello che è successo a Bove ha interrotto un po' il ritmo di una stagione che stava procedendo alla grande e che vedeva la Fiorentina in cima alla classifica. Nella seconda parte del campionato c'era stato un calo, ma alla fine la squadra aveva comunque raggiunto il record di punti dell'era Commisso, chiudendo a quota 65. La sfortuna ha voluto che il sesto posto non significasse Europa League, ma ancora Conference. Resta il fatto che Palladino a Firenze ha fatto bene e quindi mi aspettavo che potesse ripetersi anche a Bergamo. Forse mi aspettavo anche qualcosina in più. Qualche soddisfazione se l'è tolta e vederlo comunque in bilico in vista della prossima stagione mi stupisce un po'».
Secondo te avrebbe meritato maggiore continuità sia a Firenze sia ora a Bergamo?
«Secondo me a Firenze avrebbe meritato almeno di essere messo alla prova per un altro anno, ma c'è anche da dire che è stato lui a fare un passo indietro, a causa delle divergenze con il direttore sportivo Daniele Pradè. Mi aspetterei che potesse avere continuità a Bergamo, ma voi conoscete meglio di me quali possano essere le idee della società, che forse potrebbe pensare a un profilo più affermato e con un curriculum più lungo. Però Palladino, a Monza, Firenze e Bergamo, ha sempre fatto il suo lavoro in maniera egregia».
La Conference viene spesso considerata una coppa minore, ma a Firenze negli ultimi anni ha avuto un peso importante: che tipo di competizione è davvero?
«Dopo quattro anni Firenze era veramente stanca della Conference, ed è una competizione che forse non consiglierei. Va bene soltanto se alla fine la vinci, cosa che la Fiorentina non è mai riuscita a fare, pur avendo raggiunto due finali, una semifinale e quest'anno i quarti di finale. La verità è che è una competizione che ti porta spesso molto lontano, in periferie del calcio, a giocare contro squadre che non frequentano abitualmente i grandi palcoscenici, ma che riescono a metterti in difficoltà, soprattutto se le affronti con l'atteggiamento sbagliato. Tante volte è stata vissuta più come un ostacolo che come una gioia. Ovviamente, se la vinci cambia tutto».
Il fatto che Palladino avesse già vissuto un percorso europeo in Conference con la Fiorentina potrebbe rappresentare un vantaggio per l'Atalanta in vista della prossima stagione?
«Sicuramente Palladino, con l'esperienza maturata in Conference League alla Fiorentina, si è costruito un background che potrebbe tornargli utile. Secondo me gli è stato già utile anche quest'anno nelle partite di Champions League, almeno fino a quando non ha incontrato il Bayern. Sa già bene di cosa si tratta, anche in relazione al valore e alle difficoltà della competizione».
Quest'anno Fiorentina e Atalanta hanno entrambe vissuto momenti difficili, ma poi si sono rialzate: chi, secondo te, ha fatto il percorso migliore?
«L'Atalanta, che comunque si è tolta qualche soddisfazione, anche solo pensando alla Champions League, con la rimonta contro il Borussia Dortmund, oltre a qualche vittoria importante in campionato. Per la Fiorentina, invece, è stata davvero una stagione drammatica, da lasciarsi alle spalle il prima possibile. Non ho dubbi: meglio la stagione dell'Atalanta».
Guardando la classifica finale, quale delle due squadre ti sorprende di più per la posizione raggiunta, in positivo o in negativo?
«Sicuramente non vedere più l'Atalanta tra le prime quattro o cinque è un po' una sorpresa, ma il settimo posto, almeno visto da fuori, non è da considerare un fallimento, sebbene non sia il risultato migliore per una rosa di valore come quella nerazzurra. Il quindicesimo posto della Fiorentina, invece, è uno dei risultati peggiori della propria storia: quanto successo a Firenze quest'anno è peggio rispetto a una stagione come quella dell'Atalanta, che forse non è stata del tutto positiva, ma nemmeno così negativa».
Brescianini ritrova l'Atalanta da ex, dopo essere arrivato a Firenze in una fase molto delicata della stagione viola: che contributo ha dato e la sensazione è che la Fiorentina voglia puntare su di lui anche in prospettiva?
«La risposta non è semplice. Brescianini è stato pagato una cifra piuttosto importante: 12 milioni di euro più eventuali bonus. A Firenze non ha abbagliato, però si è ritagliato un suo ruolo, anche in vista della prossima stagione. Dopo la vittoria contro la Juventus, lui stesso ha detto che quella con l'Atalanta sarà una partita un po' speciale. Alla Fiorentina ha segnato meno rispetto a quanto aveva fatto a Bergamo, realizzando un solo gol e andando vicino al bersaglio subito all'esordio contro il Milan, quando aveva colpito una traversa. È un giocatore ancora da decifrare e anche il suo ruolo nella Fiorentina che verrà è tutto da capire, ma qualcosa ha già fatto vedere».
Cosa deve temere di più la Fiorentina dell'Atalanta e, invece, dove può mettere in difficoltà i nerazzurri?
«La Fiorentina deve temere l'attacco nerazzurro. Bisognerà vedere quali saranno le scelte di Palladino, ma il reparto offensivo dell'Atalanta è davvero di tutto rispetto e, a fasi alterne, la difesa viola ha fatto un po' acqua. Ultimamente Vanoli è riuscito in parte a sistemarla, ma resta comunque un reparto piuttosto fragile e l'Atalanta potrebbe approfittarne. Ranieri e Pongracic oggi sono una coppia che dà un po' di affidabilità, ma in altre occasioni non è stato così. Il reparto forse più in difficoltà, però, resta il centrocampo. Nonostante la crescita di Fagioli e la buona stagione di Mandragora, che ha segnato anche sette gol, dal punto di vista del gioco la Fiorentina è rimasta un po' indietro perché in mezzo al campo manca un po' di forza fisica».
Che partita ti aspetti tra Fiorentina e Atalanta? Il fatto che sia l'ultima giornata, con meno pressione di classifica, può favorire una gara più aperta e spettacolare?
«Mi aspetto una partita in cui le due squadre proveranno a giocarsela. Bisognerà capire se la Fiorentina sarà in grado, ma se l'Atalanta, come mi aspetto, verrà a Firenze a giocare a viso aperto, credo possa essere una partita godibile dal punto di vista dello spettacolo. Non ci sarà la tensione delle partite che hanno ancora qualcosa da dire, ma non credo nemmeno sarà come quella che si giocò due anni fa a giugno, dopo la vittoria dell'Europa League da parte dei nerazzurri. Per me sarà una partita divertente».
Anche senza obiettivi da inseguire, Fiorentina-Atalanta resta una partita che conserva tensione, orgoglio e significati. Da una parte una Fiorentina che prova almeno a chiudere con un sorriso una stagione vissuta troppo spesso tra delusioni e contestazioni, dall'altra un'Atalanta che vuole dare continuità a un percorso comunque sufficiente per conquistare ancora l'Europa. E forse proprio il peso relativo della classifica potrebbe aiutare lo spettacolo: meno paura, meno calcoli e più voglia di giocarsela, con il Franchi pronto a ricordare che certe sfide, anche all'ultima giornata, non diventano mai soltanto una formalità.
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